Ci sono storie di provincia che mostrano in maniera esemplare quanto drammatico sia lo slittamento che inquina l’esercizio della giurisdizione. Quella che qui raccontiamo ha per sede il Cilento, e riguarda l’omicidio, irrisolto, del sindaco di Acciaroli, Angelo Vassallo.
Il caso Cagnazzo
C’è un colonnello dei carabinieri, Fabio Cagnazzo, indagato per tre volte in tempi diversi e altrettante scagionato, ma da ultimo arrestato per cinque mesi e liberato poi dalla Cassazione con una sentenza che demolisce le accuse rimasticate dei pentiti, ancorché riproposte in salsa diversa, prima che il gup lo dichiarasse prosciolto.
Sembrava una vicenda chiusa, al netto dell’indebita carcerazione patita, e invece una nuova fase processuale si annuncia in maniera del tutto singolare con un comunicato congiunto del neo-procuratore capo di Salerno, Raffaele Cantone e del procuratore generale della Corte d’appello, Elia Taddeo. L’appello contro il proscioglimento di Cagnazzo viene annunciato alla stampa in «accordo e condivisione» tra i due magistrati, uno dei quali, il procuratore generale, superiore gerarchicamente all’altro.
TUTTI GLI EDITORIALI di Alessandro Barbano
L’anomalia del comunicato congiunto
La circostanza è del tutto irrituale, poiché anomala: il codice di procedura penale si preoccupa di garantire che ciascuna parte agisca in assoluta autonomia nel corso del giudizio davanti al giudice. Ciò serve ad escludere che il pubblico ministero arrivi a processo con un mandato condizionante.
La sua autonomia è tanto più decisiva quanto più l’azione penale è ancorata alla ricerca della verità processuale, che potrebbe indurre il pm, di fronte all’evidenza dibattimentale dell’innocenza dell’imputato, a chiederne l’assoluzione. L’accordo preventivo tra procuratore capo e procuratore generale vincola invece quest’ultimo a una strategia accusatoria che, a questo punto, non potrà modificare in giudizio senza cadere in contraddizione.
Il processo mediatico
Questo singolare esercizio collettivo dell’impugnazione, comunicato alla stampa, appare essenzialmente diretto a rendere manifesta, sul piano mediatico, la forza di un accordo preventivo tra due soggetti che il codice vorrebbe reciprocamente autonomi. La sua funzione appare quella di comunicare alla piazza, dove si svolge il processo mediatico, che due procure, alleate tra loro, hanno la massa critica per ribaltare il proscioglimento del gup e lo scetticismo della Cassazione sulla colpevolezza dell’imputato, già espresso nella sentenza con cui la Corte Suprema ha annullato la custodia cautelare.
La presunzione di innocenza
Ma in quanto prova di forza, il comunicato di Raffaele Cantone ed Elia Taddeo calpesta la presunzione di innocenza, alla quale le due toghe non possono, per statuto magistratuale, ritenersi sottratte. E mostra in controluce lo snaturamento di una giustizia che obbedisce a codici, logiche e obiettivi più in consonanza con il potere che con la verità e con le garanzie di un processo penale liberale e democratico.


















