4 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

3 Gen, 2026

La moneta come scelta di campo

L’adesione di Sofia all’eurozona rafforza stabilità, integrazione e credibilità dell’Ue sul fianco orientale


Dal 1º gennaio la Bulgaria è entrata a pieno titolo nell’area euro, dopo decenni di convergenza. Il suo ingresso non è una questione tecnica riservata a economisti e banchieri centrali: è una scelta profondamente politica, che riguarda il futuro dell’integrazione europea, la stabilità del continente e l’equilibrio geopolitico nel suo quadrante orientale.

In un momento in cui l’Unione Europea è chiamata a decidere se vuole essere soltanto un grande mercato o una vera “comunità di destino” liberaldemocratica e federale, l’allargamento dell’eurozona alla Bulgaria rafforza la credibilità della seconda opzione.

L’Euro come scudo di stabilità

Per la Bulgaria, come per ogni altro Stato che ha scelto la moneta comune, l’euro è innanzitutto uno scudo di stabilità: elimina definitivamente il rischio di cambio, riduce il costo del credito per imprese e famiglie, rafforza la fiducia degli investitori internazionali. L’integrazione del sistema bancario nella vigilanza della Banca Centrale Europea innalza gli standard di trasparenza e rafforza la disciplina di bilancio.

Ma l’euro è anche un acceleratore istituzionale: l’ingresso nell’eurozona tende storicamente a rafforzare lo Stato di diritto e la qualità delle istituzioni pubbliche, non per automatismo, ma per le interconnessioni e le responsabilità che comporta. Non a caso Paesi che hanno imboccato una traiettoria di progressivo svuotamento dello Stato di diritto, come l’Ungheria, restano fuori dall’eurozona.

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Dal punto di vista europeo, l’adesione della Bulgaria consolida la presenza dell’Unione in una regione cruciale: i Balcani e il fianco orientale. In un’epoca di competizione tra modelli politici, l’euro è anche uno strumento di ancoraggio strategico: lega Paesi, economie e società allo spazio democratico europeo, evitando che nelle zone grigie monetarie e politiche si aprano spazi a influenze alternative, russe o cinesi.

Per l’Europa la risposta più efficace è l’inclusione

L’ingresso della Bulgaria nell’eurozona non è un punto di arrivo, ma un promemoria. Ricorda che l’Europa funziona quando decide, e si indebolisce quando rinvia. L’euro non è soltanto una valuta: è una scelta di campo. Tanto più preziosa oggi, in un continente attraversato da tensioni, revisionismi e guerre ibride. A queste sfide la risposta più efficace resta l’inclusione, non il rinvio delle decisioni.

Questo vale naturalmente per Paesi come l’Ucraina e la Moldova, per i quali l’adesione all’Unione Europea è letteralmente questione di vita o di morte. Ma vale anche per la salute, se non per la sopravvivenza, dello Stato di diritto nel resto d’Europa. Come la propaganda russa ci ricorda ogni giorno, anche in Italia, attraverso quotidiani che ne amplificano la voce, talk show serali o canali social sotterranei, l’indebolimento dell’Europa passa sempre dalla sua esitazione.

In un continente attraversato da guerre, revisionismi e pressioni autoritarie, l’integrazione non è un lusso tecnocratico: è una necessità politica.

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