8 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

9 Set, 2025

Nepal, le proteste della Gen Z: si dimettono alcuni ministri. Problemi al traffico aereo


Il Nepal vive ore convulse, segnate da violente proteste giovanili che hanno paralizzato il trasporto aereo e costretto alle dimissioni diversi membri del governo. Mentre i disordini si diffondono in tutto il Paese, la Civil Aviation Authority of Nepal (CAAN) ha confermato che i voli domestici sono praticamente fermi, mentre anche alcuni collegamenti internazionali subiscono cancellazioni e ritardi.

«Poiché gli aeroporti al di fuori della capitale non sono in grado di garantire la sicurezza, i voli domestici dall’aeroporto internazionale di Tribhuvan si sono quasi del tutto fermati», ha dichiarato alla BBC Nepali il portavoce di CAAN, Gyanendra Bhul. Cinque voli internazionali risultano sospesi, a causa della scarsa visibilità provocata dal fumo lungo la rotta meridionale di accesso allo scalo di Kathmandu (Koteshwor-Kandagari-Balkot). «Non esiste un piano di chiusura dell’aeroporto per motivi amministrativi o di sicurezza – ha aggiunto Bhul – ma i voli sono stati comunque colpiti».

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Nel frattempo, la tensione si sposta nelle istituzioni. Nel primo pomeriggio alcuni manifestanti hanno fatto irruzione a Singha Durbar, sede del governo, e nel complesso parlamentare. Sui social network – il cui blocco è stato revocato dopo giorni di restrizioni – circolano video che documentano incendi e vandalismi contro abitazioni di figure politiche di primo piano. Tra le più colpite, quella dell’ex primo ministro KP Sharma Oli, a Balakot (Bhaktapur), dimissionario, data alle fiamme da gruppi di giovani.

La furia della piazza ha raggiunto anche il presidente del Nepali Congress, l’ex premier Sher Bahadur Deuba: la sua residenza di Budhanilkantha è stata danneggiata, così come quella di Dhangadhi. «Sono a conoscenza degli atti vandalici – ha confermato NP Saud, ex ministro e stretto collaboratore di Deuba – e stiamo tentando di riportare la situazione sotto controllo».

Non risparmiato nemmeno il leader maoista Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda. Secondo il portavoce del suo partito, Agni Prasad Sapkota, la sua abitazione a Khumaltar è stata bersaglio di lanci di bombe molotov per ore. Altri episodi simili hanno interessato le residenze del ministro delle Comunicazioni Prithvi Subba Gurung, del ministro dell’Interno Ramesh Lekhak e del ministro dell’Energia Deepak Khadka.

La pressione della protesta ha innescato un terremoto politico. Dopo le dimissioni del ministro dell’Interno Lekhak, altri due membri dell’esecutivo hanno lasciato l’incarico: il ministro dell’Agricoltura e Allevamento Ram Nath Adhikari e quello delle Risorse idriche Pradeep Yadav. «Sono scioccato dal constatare che in democrazia il diritto a porre domande e protestare pacificamente venga represso con violenza e sangue – ha detto Adhikari alla BBC Nepali – non potevo restare in carica senza cercare risposte a questo».

Yadav, nel suo messaggio di addio, ha espresso apertamente sostegno alla generazione Z: «Cari giovani fratelli e sorelle, siete i miei primi compagni e la mia energia. Vi invito a restare calmi, ma il vostro impegno contro la repressione è giusto e necessario». Con la sua uscita, salgono a tre i ministri che hanno abbandonato il governo in meno di 48 ore.

La revoca del blocco ai social media, imposto nei giorni scorsi per tentare di arginare la diffusione delle proteste, ha permesso alla mobilitazione di amplificarsi ulteriormente. Facebook, X e TikTok sono tornati accessibili, diventando megafono della rabbia giovanile e al tempo stesso strumento di documentazione in tempo reale delle violenze.

Il Paese si ritrova così sospeso tra crisi istituzionale e mobilitazione popolare, con il traffico aereo quasi paralizzato, il governo in frantumi e i giovani sempre più protagonisti di una contestazione che appare ben lontana dall’esaurirsi.

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