A Castel Volturno (Caserta) una lite a scuola tra ragazzi sfiora la tragedia: un 14enne accoltella un coetaneo: Vittima in ospedale, aggressore in un centro di prima accoglienza
Non c’è un contesto unico a fare da cornice alla violenza giovanile, è un fenomeno subdolo e trasversale. Lo dimostrano i fatti degli ultimi giorni: dal quattordicenne accoltellato in classe a Castel Volturno da un coetaneo, proveniente da un contesto di disagio economico, al caso della minicar, che vede coinvolti due minorenni di famiglie apparentemente normali, uno dei quali figlio di un carabiniere, fino all’aggressione di Marcianise, dove due uomini, legati ai clan, sono accusati di aver accoltellato un tredicenne dopo una lite, nata per una scarpa, con un coetaneo loro parente. Il movente, in tutti questi casi, è quasi un dettaglio. Ma va scandagliato perché i fatti sovvertono una narrazione ormai omologata.
La realtà filtrata dai social
Minori e violenza, ma soprattutto minori e realtà capovolte, filtrate dai social, che sembrano aver spazzato via ogni riferimento alla realtà, anche il più concreto.
L’ennesimo episodio di cronaca che ha per protagonisti due giovanissimi e come teatro una scuola arriva da Castel Volturno, comune litoraneo che fa da cerniera tra Napoli e Caserta, in un’area dove convivono criticità sociali, ambientali, economiche e criminali mai risolte. Accanto a queste, però, ci sono le problematiche tipiche dell’età: fragilità, conflitti, incapacità di gestire la rabbia. Dinamiche che possono sfociare nella violenza e che non riguardano soltanto i contesti a rischio, le famiglie disagiate o gli istituti di periferia, ma attraversano, purtroppo, un’intera generazione. A Castel Volturno, durante il cambio dell’ora, una lite tra due studenti è degenerata: un quattordicenne ha estratto un coltello a serramanico e colpito un coetaneo all’addome e a una mano. La vittima è ricoverata in ospedale; l’aggressore, identificato dalla polizia, aveva con sé non solo il coltello ma anche un cacciavite. Attualmente è al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Il ragazzo è imputabile da pochi mesi, mentre la vittima è di poco più grande.
La spedizione punitiva di Marcianise
Il tutto pochi giorni dopo i fatti di Marcianise, con i due maggiorenni fermati dai carabinieri accusati di avere messo in atto una spedizione punitiva contro un 13enne colpevole di avere sfilato per scherzo una scarpa a un loro parente. Il ragazzo, operato d’urgenza per una ferita al polmone, resta ricoverato con prognosi riservata. I due sarebbero intervenuti dopo una lite tra la vittima e un coetaneo. Ecco perché fermarsi al movente non basta. Una scarpa, una parola di troppo, una discussione: pretesti minimi diventano l’innesco di conseguenze enormi.
La domanda non è soltanto che cosa sia accaduto, ma perché la violenza appaia sempre più spesso una risposta possibile, persino normale. È su questo terreno che famiglie, scuola, istituzioni e comunità devono interrogarsi, senza ridurre tutto a una questione di periferie, povertà o criminalità. Perché la violenza giovanile non ha un solo indirizzo, e ignorarne la trasversalità significa rinunciare a comprenderla.
LEGGI Bimbo di 6 anni trovato a scuola con coltello di 13 centimetri nello zaino
































