Trentasei sfide, sedici vittorie per Messi, undici per Ronaldo e una rivalità destinata alla storia: il duello fra i due fuoriclasse è arrivato all’ultimo capitolo, mentre già si affacciano i possibili eredi
i vergognerebbero al confronto Pierre Dupont de l’Etang e François Fournier-Sarlovèze, due ufficiali napoleonici di quelli che fin da soldati avevano “nella giberna il bastone da maresciallo di Francia” secondo Bonaparte che così sosteneva pubblicamente la meritocrazia (oggi avrebbe fatto un tiktok per dircelo) salvo poi praticare l’amichettismo e il familismo più sfrenati mettendo sui troni d’Europa fratelli, cognati (le sorelle erano d’accompagnamento a quei tempi più patriarcali dei nostri), figliastri e sodali come usa ancora fra potenti.
I due duellarono 25 volte in trent’anni. Più modesti i personaggi che ispirarono al racconto di Joseph Conrad, che li chiamò Armand d’Hubert e Gabriel Féraud e che si fermarono a 16 anni di scontri: non se ne conosce il numero preciso, neanche l’Intelligenza artificiale lo sa. Ridley Scott, che mezzo secolo fa ne trasse il film “I duellanti”, ne mostra sette, i migliori.
Loro, Leo Messi e Cristiano Ronaldo, si sono affrontati e confrontati in presenza 36 volte (dicono le statistiche più credibili) con 16 vittorie dell’argentino, 11 del portoghese e nove pareggi. Non per questione d’onore come i napoleonici, ma per questione di pallone, seppure d’oro (all’apparenza, perché si sa che non è tutto oro quel che riluce).
L’ultimo confronto tra Messi e Ronaldo
Ora non lo faranno più, almeno non con la maglia biancoceleste dell’Argentina il primo e con quella rossoverde del Portogallo il secondo. Perché Leo ha messo quel 10 in naftalina, CR7 ha minacciato di farlo con quel 7 e dunque è consegnata alla storia la disputa su chi sia stato il migliore, che poi c’è qualche irriverente che addirittura li vorrebbe inserire nella “vexata quaestio” se “Maradona è meglio ‘e Pelé”: andateci piano, ragazzi. Che poi, oltre tutto, state dimenticando Crujff…
I due campioni erano diversi quant’altri mai: Leo, per l’altezza al provino (era 1,48) venne chiamato “la pulce” e l’etichetta gli è rimasta per sempre; Cristiano, chiamato Ronaldo non per via del Fenomeno ma perché i genitori erano reaganiani spinti (gli è andata abbastanza bene: poteva chiamarsi Cristiano Donaldo fosse nato quarant’anni dopo), ha poi messo soltanto le iniziali, come fanno gli snob sulla camicia, ed ha aggiunto il suo numero, CR7.
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Se “la pulce” è rimasto un soprannome, CR7 è diventato un brand commerciale: anche questa è una differenza fra i due. Messi collezionava trofei e gol, Cristiano aggiungeva belle donne: le ragazze dei tempi “pre Onlyfans” gli mandavano foto nude, lui, generoso, le condivideva con la sua mailing list. Distrattamente, una volta, non tolse dall’elenco dei destinatari Irina Shayk quando la splendida modella russa era la sua compagna. Non deve aver passato una serata tranquilla, impegnato nel dribbling più di quanto gli succedesse in campo.
L’addio di Messi all’Argentina
Leo ha appena lasciato, dopo vent’anni, la “sua” (e di Lele Adani…) Argentina. Lo ha fatto in una partita ufficiale, ottantamila spettatori al “Monumental” di Buenos Aires, due assist e uno dei tre gol (a zero) della sua squadra contro lo sparring partner Benin. Il suo gol su rigore, che se c’era o no non ha importanza: doveva esserci.
Cristiano ha lasciato con un “vaffa”. S’è irritato con il cittì che lo ha lasciato in panchina per tutta la partita di Nations League. Il giorno dopo ha preso l’aereo (privato, off course) ed ha lasciato con un plateale addio. Addio, beh insomma… A mente fredda sarebbe partita una mail di scuse. CR7 insegue il proprio gol numero 1000 e non è lontano, ma a 41 anni “ogni lasciata è persa” e dunque vanno sfruttate tutte le occasioni: e quando gioca l’occasione se la crea. I campioni, poi, si sa, come le rockstar, hanno l’addio strascicato…
Ma non disperatevi troppo: il figlio più grande di CR7, che anziché 7 è Junior, si è già fatto notare pallone al piede; quelli di Messi studiano calcio all’Academy di papà a Miami. Anche figli di Pelé e Maradona tentarono di seguire le orme: il primo, però, mettendosi in porta per evitare confronti. E poi Jordi Cruyjff, il figlio di Johan, era meglio di loro…
































