Applausi nella redazione di Report per la scelta di Claudia Di Pasquale al fianco di Daniele Piervincenzi. Ma mentre in Rai volano gli insulti, la partita più delicata si sposta in Procura: sotto la lente l’intervista di Ranucci allo Standard dello Zimbabwe e la mail inviata a Lavitola
Alla fine la fumata bianca è arrivata: saranno Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale, storica inviata della trasmissione, a condurre Report. Manca ancora l’annuncio ufficiale, ma nella redazione la notizia è stata accolta da applausi scroscianti, il segnale che almeno una partita si sia chiusa. Di Pasquale affiancherà Piervincenzi dopo il gran ballo dei nomi e delle rinunce.
Di Pasquale-Piervincenzi, finisce il gran ballo
Prima era toccato a Giulia Presutti sfilarsi dalla conduzione, mentre sul nome di Piervincenzi il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini aveva tirato dritto: «I conduttori li sceglie il direttore, mi pagano per questo».
La soluzione Di Pasquale chiude la ricerca, non la guerra. I consiglieri Rai Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro parlano di «danno gravissimo alla legittimazione del servizio pubblico», di «disastrosa gestione della vicenda Report», di effetti «devastanti sull’immagine della Rai» e chiedono un Cda straordinario.
Condannano però anche gli insulti a Salvo Sottile, ricordando che Sottile aveva alimentato sui social le polemiche contro Ranucci.
Per capire il clima basta spostarsi nel cortile di via Teulada. Qui Sottile, arrivato per presentare la nuova stagione di Ore 14, ha incontrato Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni, della redazione di Report.
Al saluto sarebbero partiti gli insulti: «venduto» e «pezzo di merda». Sottile ha confermato, parlando di «battute e battutacce» e concedendo che «probabilmente c’è del nervosismo». Iovene ha minimizzato: «Un saluto tra vecchi amici». La Rai farà verifiche.
Hulk Hogan e Mario Brega a via Teulada
Gli spiriti di Hulk Hogan e Mario Brega sembrano sovrintendere allo scontro in corso in Rai. Anche perché Ranucci non ha gettato acqua sul fuoco. «La mia squadra è sempre la mia squadra. Spalle d’acciaio e schiena dritta», ha scritto sui social, accusando «l’arroganza e le miserie di chi si sente protetto dal potere». Sottile respinge invece l’accusa di avere condotto una campagna contro l’ex conduttore di Report: sostiene di avere soltanto rilanciato articoli di colleghi.
Poi la storia si sposta in Procura
Ma mentre in Rai ci si azzuffa, il capitolo più delicato della giornata si apre in Procura. Gli inquirenti ritengono «interessanti» l’intervista rilasciata da Ranucci il 29 giugno a un giornalista dello Zimbabwe sul locale The Standard e la mail con cui ne avrebbe anticipato i contenuti a Valter Lavitola.
Al centro ci sono gli affari africani del faccendiere nel settore dei carbon credit. La Procura ha già acquisito il servizio del Tg1 e gli articoli che hanno raccontato la vicenda, mentre mail e intervista potrebbero confluire in una nuova tranche d’inchiesta con nuove fattispecie penali.
La mail a Lavitola
È la cronologia a rendere la storia significativa. Il 29 giugno Ranucci anticipa a Lavitola il contenuto di un’intervista su una vicenda già seguita da Report, che tocca interessi africani dello stesso Lavitola; nella mail gli chiede anche informazioni su un presunto «millantatore».
Nell’intervista riferirebbe inoltre di aver parlato con un funzionario dell’ambasciata italiana in Zimbabwe. Il 4 luglio Lavitola viene perquisito nell’indagine sulla bomba davanti alla casa di Ranucci e di lì a poco emergerà come presunto mandante. Il 5 luglio The Standard pubblica l’intervista, poi rimossa dal sito due giorni fa, appena resa nota in Italia.
Nessuna accusa, su questo fronte, è contestata a Ranucci. Il suo legale Roberto De Vita ricorda che Report si era già occupato dei carbon credit e che l’interesse rientrava nella normale attività giornalistica. Ma per gli investigatori quella sequenza può contribuire a ricostruire la natura dei rapporti tra la vittima dell’attentato e l’uomo indicato come suo mandante. E mentre in Rai volano gli insulti, è probabilmente qui che comincia la parte più seria della storia.































