La Procura di Roma punta al rinvio a giudizio per l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex magistrato della Dna Antonio Laudati nell’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati di politici, imprenditori, sportivi e personaggi pubblici
L’inchiesta sulla raccolta illecita di dati ai danni di politici, vip e imprenditori culmina con la richiesta, da parte della Procura di Roma, di rinviare a giudizio il finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dna Antonio Laudati. L’inchiesta coinvolge un’altra ventina di indagati.
Oltre mille accessi abusivi e più di 33.500 i file scaricati in quattro anni. Numeri «davvero inquietanti e mostruosi», come lì definì il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, che per primo si era occupato dell’inchiesta sulla presunta diffusione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione Nazionale Antimafia. Il magistrato disse senza mezzi termini che era stato scoperchiato un «verminaio».
Il passaggio da Perugia a Roma
Dopo due anni di indagini il fascicolo, avviato a seguito di una denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto, era traslocato da Perugia a Roma – febbraio 2025 – sotto la guida del procuratore Francesco Lo Voi.
Un passaggio avvenuto dopo le decisioni del gip e del Tribunale del Riesame del capoluogo umbro, alla luce di una decisione della Corte di Cassazione sulla competenza dei reati commessi e/o in danno di magistrati della Procura Nazionale antimafia. I reati contestati a vario titolo ai 23 indagati vanno dall’accesso abusivo a sistema informatico, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio e falso.
I giornalisti coinvolti
Nel procedimento sono coinvolti alcuni giornalisti, e per uno di loro, Nello Trocchia del quotidiano Il Domani, i magistrati di piazzale Clodio chiederanno l’archiviazione. La posizione del cronista, finito recentemente sotto scorta per le minacce della criminalità organizzata, è stata stralciata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco.
I politici finiti nelle ricerche abusive
Nelle 270 pagine di avviso di conclusione delle indagini notificato agli indagati a novembre scorso, c’è traccia delle ricerche abusive in banche dati compiute ai danni di diversi personaggi politici di primissimo livello.
Tra gli altri, il partito Fratelli d’Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’ex premier Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. La presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, la deputata di Forza Italia Marta Fascina, Giulio Centemero e Antonio Angelucci.
E ancora: il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’ex presidente della Liguria Giovanni Toti.
Gli accessi su vip, sportivi e clan
Non solo politica. Tra gli accessi riscontrati figurano anche quelli ai danni di personaggi dello sport, come Gabriele Gravina e Massimiliano Allegri. Per finire poi con la criminalità: compaiono infatti anche i nomi dei Casamonica e dei Gambacurta di Montespaccato.
L’obiettivo, secondo quanto si legge nelle carte, era fornire materiale per articoli di stampa. Infatti, a Striano si contesta di aver commesso accessi abusivi alle banche dati, il 3 maggio 2022, «ricercando il nominativo “Crosetto Guido”», per fornire informazioni a un quotidiano.
Gli accessi su Crosetto
Sul nome di Guido Crosetto, il 28 luglio 2022 viene effettuato un accesso abusivo alla banca dati Serpico per consultare le informazioni contenute nelle sezioni «dati anagrafici» e «redditi percepiti» per le annualità 2019-2020-2021-2022. E un altro il 10 ottobre 2022 sul portale analisti per individuare la presenza di segnalazione di operazioni sospette nei confronti del ministro.
Tra le persone offese individuate dalla procura di Roma figurano come titolari delle banche dati i ministeri dell’Interno. Dell’Economia e della Giustizia. Il Corpo della Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.


















