15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mag, 2026

Giachetti difende Alemanno: «Negargli il Salone del Libro è surreale»

Roberto Giachetti

Il deputato di Italia Viva difende il suo «avversario politico». Giachetti è da 11 giorni in sciopero della fame contro il «totale stallo» della Commissione di Vigilanza Rai


«A Gianni Alemanno è stato negato il permesso di presentare la sua pubblicazione sulle carceri al Salone del libro? Ormai non mi meraviglio di niente. Se in questo Paese è stato vietato ad un detenuto al 41bis di comprare, e quindi leggere, il libro dell’allora presidente della Corte Costituzionale Cartabia sul carcere, ti rendi conto che tutto ciò è semplicemente surreale».

Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti difende chi è sempre stato un suo «avversario politico».

Giachetti è al suo 11esimo giorno di sciopero della fame. Contro lo «stallo totale» della Commissione di Vigilanza Rai, ferma da oltre 20 mesi. Un organo di garanzia bloccato dal «muro di gomma» della maggioranza. Ritiene «surreale» che all’ex sindaco di Roma, a pochi giorni dalla scarcerazione, il Tribunale di Sorveglianza abbia negato la partecipazione alla kermesse di Torino. Il libro in questione, “L’emergenza negata: il collasso delle carceri” (2025), vede come autori Alemanno e il compagno di cella Fabio Falbo.

Onorevole Giachetti, quello della maggioranza – contro cui ha reagito con lo sciopero della fame – è lo stesso “muro di gomma” che lei denuncia da sempre nel mondo delle carceri. Cosa ne pensa del ddl sui domiciliari ai tossicodipendenti e alcoldipendenti?

«Temo che ci troviamo di fronte alla solita minestra riscaldata. Vedremo quando lo presenteranno. Ma questa storia torna ciclicamente ogni anno. Lo hanno fatto nel primo decreto quando bocciarono la mia proposta sulla liberazione anticipata e poi lo scorso anno con il disegno di legge che diceva sostanzialmente la stessa cosa. E adesso lo ripropongono, ma non si rendono conto che stiamo parlando di migliaia e migliaia di detenuti in questa situazione. E non dimentichiamoci che le comunità terapeutiche che dovrebbero ospitarli quando vennero interpellate dissero di non essere in grado di accoglierli. Tutto questo ad un passo dall’estate, con un’emergenza sovraffollamento – siamo oltre i 64mila detenuti – che nei mesi di caldo diventa insostenibile. Sono numeri che già abbiamo visto e che ci riportano alla condanna da parte della CEDU con la sentenza Torregiani. Adesso tirano fuori di nuovo questa proposta di fronte ad una situazione ingestibile, mentre continuano a fare decreti sicurezza che invece di togliere la gente dalla galera portano ad una crescita quotidiana di detenuti. Insomma, a mio avviso mettono già le mani avanti».

Tornando ad Alemanno, proprio in questi giorni ha denunciato la sistematica violazione dell’art. 35ter dell’ordinamento penitenziario che taglia del 10% la durata della pena quando si verifichino condizioni inumane e degradanti.

«Questa cosa è ancora più ignobile. Dimostra l’ipocrisia del governo che non accetta di venire incontro alla proposta che abbiamo fatto sulla liberazione anticipata, tra l’altro è una premialità condizionata al comportamento in carcere e non in assoluto lo svuota-carceri di cui parlano. Di fatto sanno perfettamente che ormai una parte consistente di questo lavoro lo fanno i Tribunali di Sorveglianza. E ormai, a differenza di quanto accadeva con la Torreggiani, non si può più direttamente adire alla Corte Europea per chiedere il risarcimento. Perché adesso è previsto che il ricorso debba essere fatto prima ai Tribunali di Sorveglianza, ingolfati e alle prese con migliaia di decisioni. Così, non potendo risarcire economicamente i detenuti – lo Stato andrebbe in bancarotta se così fosse – li risarciscono con lo sconto di pena. E quello che è peggio è che in questo caos amministrativo i reclusi che ne avrebbero il diritto non ottengono neppure il taglio del 10% sulla pena. Per questo Alemanno fa benissimo a condurre questa battaglia».

Adesso, a pochi giorni dalla libertà, gli è stato negato il permesso di presentare il suo libro a Torino.

«Alemanno è stato un mio “avversario” politico da sempre. Ma non posso che stare dalla parte di una persona che da dentro il carcere rivede il suo approccio rispetto ai diritti dei detenuti, riconoscendo il valore dell’articolo 27 della Costituzione. Il fatto che da qualche parte si abbia paura che venga resa pubblica una testimonianza di questo tipo, la trovo una cosa fuori dalla grazia di Dio».

Cosa dobbiamo aspettarci, in quest’ultimo scorcio di legislatura, in materia di riforme sul carcere?

«Il governo parla ma non fa nulla. Con la criminale responsabilità che già in assoluto quando la politica illude i cittadini è grave, ma quando crei aspettative sulla possibilità di attenuare la condizione degradante e inumana che stanno vivendo persone ristrette senza agire, la ritengo una strategia per creare tensione all’interno delle carceri. Per poi agire come hanno fatto in maniera repressiva. Non dimentichiamoci che l’unica cosa che hanno fatto in tema carcerario sono i reparti speciali della polizia penitenziaria. Quelli adibiti a sedare le rivolte».

La stessa strategia contenuta nella bozza di decreto sul riassetto delle direzioni generali del Dap?

«Quella è “l’eredità Delmastro” che devono ancora approvare. Adesso la polizia penitenziaria dipende dal direttore del carcere, mentre la bozza di decreto mira a creare una specialità della polizia penitenziaria che non risponda a nessuno. Ma già prima, un anno e mezzo fa, venne fatto un provvedimento in cui all’interno della polizia penitenziaria venivano costituiti i gruppi speciali anti-rivolta. Dopo aver costituito i gruppi, nel decreto sicurezza dell’anno scorso hanno introdotto norme per inasprire le pene, punendo anche atti non violenti dei reclusi all’interno dei penitenziari. Credo, in realtà, che poiché non vogliono intervenire come dovrebbero, cercano di fare in modo che si crei tensione all’interno degli istituti carcerari, per avere l’alibi e la giustificazione per un approccio securitario e repressivo. E il decreto sul riassetto delle direzioni generali del Dap prosegue proprio su quel filone».

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