12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Mag, 2026

Giuli un’ora a Palazzo Chigi. Meloni: «C’è sintonia nel governo»

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli

Il ministro della Cultura resta per un’ora a Palazzo Chigi dopo le polemiche sui cambi nello staff del Mic. Fonti del governo parlano di «rapporto cordiale e proficuo» con la premier


Il ministro della Cultura Alessandro Giuli è stato per circa un’ora a Palazzo Chigi per un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Giuli, a quanto si apprende, è arrivato nella sede del governo intorno alle 15,15, pochi minuti prima della premier.

L’incontro arriva dopo le tensioni emerse nelle ultime ore per la decisione del ministro di cambiare i vertici del proprio staff al ministero della Cultura.

Le revoche nello staff del ministero

Domenica 11 maggio la notizia dei decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro, ha alimentato nuove polemiche interne alla maggioranza e le critiche delle opposizioni.

Palazzo Chigi: «Rapporto cordiale e proficuo»

Dopo il faccia a faccia tra Meloni e Giuli, fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che l’incontro era stato «chiesto e ottenuto» dal ministro «al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo». Secondo le stesse fonti, durante il colloquio sono stati «approfonditi i principali dossier» relativi a «un ministero strategico e centrale per l’Italia».

Da parte della presidente del Consiglio, viene riferito, «è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione del ministero».

Palazzo Chigi parla inoltre della «solidità di un rapporto cordiale e proficuo» tra Meloni e Giuli, definendo le tensioni emerse nelle ultime settimane come parte della «normale dialettica politica» in una fase resa più complessa «dall’attuale scenario internazionale».

Arianna Meloni: «Un caso sul nulla»

Sulla vicenda è intervenuta anche Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia e sorella della premier, parlando con i giornalisti ad Andria durante un appuntamento elettorale. «State creando un caso sul niente», ha detto rispondendo alle domande sulle tensioni attorno al ministro della Cultura. Secondo Arianna Meloni, «è una dinamica naturale che un ministro possa scegliere o meno il proprio collaboratore».

«Sinceramente non vedo la notizia. Come al solito c’è chi parla di risultati e di risposte e chi invece fa gossip e basso chiacchiericcio».

Bignami: «Normali avvicendamenti»

Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha ridimensionato il caso. «Non mi sembra una cosa così enorme», ha dichiarato riferendosi alla sostituzione dei collaboratori del ministro. Bignami ha ricordato di avere cambiato il proprio capo segreteria quando era viceministro e ha parlato di «numerosi casi di avvicendamenti» avvenuti in tutti i governi. «Se sono questi gli argomenti su cui la sinistra deve fare polemica, vuol dire che il resto va abbastanza bene», ha detto.

Opposizioni all’attacco del ministro

Dall’opposizione, però, le critiche continuano. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha definito Giuli «il ministro dell’arroganza incapace» e ha parlato di «fine ingloriosa» per il ministero della Cultura. Secondo Renzi, «la cultura potrebbe essere la vera marcia in più del Paese», ma con una gestione come quella di Giuli «dove vuoi andare?».

Anche il capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini ha parlato di «ennesima faida interna di un governo che non governa più nulla». Pirondini accusa la maggioranza di essere impegnata soltanto in «regolamenti di conti, guerre di potere ed epurazioni», mentre famiglie e imprese affrontano rincari e difficoltà economiche.

Ronzulli: «Il governo è stabile»

A difendere la tenuta della maggioranza è intervenuta anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. «Il governo è stabile, forte, credibile, con visione», ha dichiarato. Secondo Ronzulli, la questione riguarda «un problema interno al ministero della Cultura» e non incide sull’azione dell’esecutivo. «Questa narrativa di un governo spaccato non la vedo», ha aggiunto, sostenendo che la maggioranza «discute ma poi trova sempre una sintesi».

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