11 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Mag, 2026

Iran, nasce ‘Internet Pro’, la rete per privilegiati. Il resto è offline

Iran, blackout di Internet

In Iran nasce “Internet Pro”, sistema lanciato a febbraio dalla Mobile Communications Company, società legata ai Pasdaran per élite. Per ottenere l’accesso bisogna superare verifiche specifiche. Il Paese si divide in nuove classi digitali


Da oltre due mesi milioni di iraniani vivono quasi senza internet. È il blackout digitale più lungo mai registrato nella Repubblica islamica. Ma mentre la popolazione resta tagliata fuori dal web globale, una parte del Paese continua ad avere accesso quasi libero alla rete grazie a un sistema chiamato “Internet Pro”. Una rete privilegiata.

Secondo molti iraniani, il governo starebbe trasformando l’accesso a internet in un privilegio politico ed economico riservato a élite selezionate, mentre il resto della popolazione è costretto a VPN illegali, connessioni instabili e costi sempre più alti.

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Il blackout più lungo della storia iraniana

L’attuale blackout è iniziato l’8 gennaio durante le proteste antigovernative. Le restrizioni erano state leggermente allentate a febbraio, ma sono tornate durissime dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio.

Da allora gran parte della popolazione riesce ad accedere solo a servizi locali controllati dal governo, mentre piattaforme internazionali e social network restano bloccati o quasi inutilizzabili.

Per milioni di persone il danno economico è enorme. Secondo Human Rights Activists in Iran, il blackout sarebbe costato circa 1,8 miliardi di dollari in due mesi, una cifra simile a quella stimata dalla Camera di Commercio iraniana.

Nasce “Internet Pro”, la rete per pochi

Nel pieno della crisi è nato “Internet Pro”, un sistema lanciato a febbraio dalla Mobile Communications Company of Iran, società legata ai Pasdaran. Il servizio offre connessioni più stabili e meno filtrate verso i siti internazionali. In pratica, permette ad alcuni utenti selezionati di usare un internet quasi normale mentre il resto del Paese resta sotto censura.

Per ottenere l’accesso bisogna superare verifiche specifiche e avere ruoli professionali considerati strategici: imprenditori, accademici, ricercatori, giornalisti o programmatori. Secondo diversi media iraniani, il sistema funzionerebbe tramite “white SIM”, schede telefoniche autorizzate che bypassano parte dei filtri imposti dal governo.

«Una società divisa in due classi digitali»

La misura sta provocando una fortissima reazione pubblica. Il sito indipendente Khabar Online ha scritto che il sistema «ha diviso la società iraniana in due classi distinte»: da una parte «un’élite digitale» con accesso veloce e quasi libero alla rete globale, dall’altra cittadini confinati in un internet lento, filtrato e dipendente dal mercato nero delle VPN.

«Il problema non è più soltanto il filtraggio o il blackout», ha detto l’avvocato Mohammad-Hamid Shahrivar. «Ora si sta ridefinendo il diritto stesso di accesso a internet».

VPN carissime e rabbia sociale

Per aggirare i blocchi molti iraniani comprano VPN sul mercato nero, ma i prezzi sono esplosi. Faraz, 38 anni, residente a Teheran, racconta a CNN che molte persone spendono gran parte del proprio stipendio solo per riuscire a leggere notizie o usare X e Telegram. «Con disoccupazione e inflazione folli riesci magari a mettere insieme mezzo milione di toman solo per comprare pochi gigabyte di VPN», racconta. «E poi vedi persone con accesso illimitato comportarsi come se tutto fosse normale. È un pugno nello stomaco».

In Iran il salario medio mensile varia tra i 20 e i 35 milioni di toman, circa 240-420 dollari.

Starlink clandestino e rischio arresto

Esiste anche un’altra via per aggirare la censura: i terminali Starlink introdotti clandestinamente nel Paese. I dispositivi satellitari di SpaceX permettono di collegarsi direttamente ai satelliti evitando i controlli iraniani. Ma possederli è illegale e può portare ad arresti o accuse legate alla sicurezza nazionale.

Le divisioni dentro il regime

La crisi di Internet Pro sta mostrando anche le tensioni interne al potere iraniano. Il sistema sarebbe stato approvato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ma il governo del presidente Masoud Pezeshkian ha preso pubblicamente le distanze.

L’ufficio del presidente ha definito «ingiuste» le restrizioni sull’accesso globale alla rete. Anche il ministro delle Comunicazioni Sattar Hashemi ha dichiarato che «internet di qualità è un diritto di ogni iraniano». Ma le figure più conservatrici del regime continuano a sostenere il sistema, considerato uno strumento utile per controllare la società durante la guerra e le proteste.

La protesta si allarga a medici, infermieri e avvocati

Sempre più categorie professionali stanno rifiutando l’uso di Internet Pro per solidarietà verso chi resta escluso. Tra questi ci sono il sindacato degli infermieri iraniani, associazioni di avvocati e perfino l’Associazione Psichiatrica Iraniana, che ha avvertito del rischio di «stress psicologico, senso di esclusione e perdita di fiducia pubblica». Anche la magistratura iraniana ha denunciato il proliferare di SIM privilegiate finite sul mercato nero.

La guerra passa anche dalla rete

Per la Repubblica islamica internet è diventato ormai un terreno di controllo strategico quanto le piazze o i confini.

Il governo sostiene che le restrizioni servano a prevenire cyberattacchi contro infrastrutture critiche durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. Ma mentre Teheran prova a mostrare unità nazionale contro il nemico esterno, il blackout e la rete per privilegiati stanno producendo l’effetto opposto: una nuova rabbia interna, visibile proprio online, nel poco internet che ancora resta.

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