Il vertice di Pechino tra Trump e Xi arriva in uno dei momenti più instabili degli ultimi anni. Sul tavolo Iran, Taiwan, chip, dazi e intelligenza artificiale
Donald Trump e Xi Jinping tornano faccia a faccia in uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. Il presidente americano e il leader cinese si incontreranno mercoledì a Pechino per un summit ad altissima tensione che potrebbe decidere il futuro dei rapporti tra le due superpotenze mondiali.
Sul tavolo ci saranno la guerra in Iran, Taiwan, i dazi, i microchip, l’intelligenza artificiale e la sicurezza energetica globale. Ma dietro la diplomazia resta una diffidenza sempre più profonda tra Washington e Pechino.
Il programma del vertice cinese
Il presidente americano arriverà a Pechino mercoledì sera, ha detto alla stampa Anna Kelly, vice portavoce dell’esecutivo americano. Una cerimonia di benvenuto e un incontro bilaterale con Xi Jinping si terranno giovedì mattina, seguiti da una visita al Tempio del Cielo giovedì pomeriggio e da un banchetto di Stato la sera. I due presidenti prenderanno il tè insieme, poi faranno un pranzo di lavoro venerdì, prima che Trump torni a Washington.
Le posizioni di partenza
Trump arriva a Pechino con una guerra aperta in Medio Oriente, una crisi energetica globale e il rischio di una nuova escalation commerciale con la Cina. Xi Jinping, invece, affronta il rallentamento dell’economia cinese e teme che il conflitto con l’Iran possa destabilizzare mercati e approvvigionamenti energetici. Il summit servirà soprattutto a capire se la fragile tregua tra Stati Uniti e Cina reggerà oppure se il confronto tornerà a irrigidirsi nei prossimi mesi.
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Iran e Hormuz al centro del vertice
Uno dei temi principali sarà la guerra in Iran. Trump vuole convincere Xi a spingere Teheran verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, bloccato parzialmente dagli iraniani dopo l’inizio dei bombardamenti americani e israeliani.
Per la Cina il tema è strategico: l’Iran è il principale partner di Pechino in Medio Oriente e la crisi energetica provocata dal conflitto sta colpendo duramente l’economia globale. Nelle ultime settimane la diplomazia cinese ha invitato Teheran a trattare con Washington, ma senza rompere realmente con gli iraniani. Il ministro degli Esteri Wang Yi, incontrando il collega iraniano Abbas Araghchi a Pechino, ha difeso il «diritto legittimo» dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare.
Taiwan resta la linea rossa di Pechino
Xi Jinping dovrebbe chiedere a Trump di ridurre il sostegno americano a Taiwan, che la Cina considera parte integrante del proprio territorio. Il leader cinese aveva già avvertito Trump nei mesi scorsi: «La Cina non permetterà mai che Taiwan venga separata».
La guerra in Iran ha inoltre alimentato dubbi, tra alcuni analisti cinesi, sulla capacità americana di sostenere contemporaneamente anche un eventuale conflitto nell’Indo-Pacifico. Il lungo impegno militare in Medio Oriente sta infatti consumando risorse e munizioni americane, mentre Pechino osserva con attenzione gli effetti sul dossier Taiwan.
Dazi, chip e nuove guerre economiche
Sul fronte economico, Washington e Pechino proveranno a consolidare la fragile tregua commerciale raggiunta dopo il vertice dello scorso ottobre in Corea del Sud. Gli Stati Uniti puntano sui cosiddetti «Five B’s»: Boeing, beef, soybeans e due nuovi organismi economici dedicati a investimenti e commercio tra i due Paesi, Board of investment (un organismo sugli investimenti) e Board of trade (un organismo sul commercio).
La Cina invece insiste sui «Three T’s»: tariffe, tecnologia e Taiwan.
Pechino vuole soprattutto l’allentamento delle restrizioni americane sui semiconduttori avanzati, fondamentali per lo sviluppo industriale e tecnologico cinese. Ma lo scontro economico continua anche sul petrolio iraniano. Dopo le sanzioni americane contro una raffineria cinese accusata di acquistare greggio iraniano, Pechino ha ordinato alle proprie aziende di non rispettare le misure Usa.
Intelligenza artificiale e sicurezza globale
Nel summit si parlerà anche di intelligenza artificiale e dei rischi legati alle nuove tecnologie. Washington e Pechino stanno cercando forme minime di cooperazione per evitare escalation incontrollate su cyberwarfare, IA militare e sicurezza digitale, pur restando rivali strategici.
Trump dovrebbe inoltre sollevare il caso di Jimmy Lai, l’attivista pro-democrazia di Hong Kong condannato a vent’anni di carcere per collusione e sedizione. Sul tavolo ci saranno anche il Mar Cinese Meridionale, il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti e il rapido rafforzamento dell’arsenale nucleare cinese.
Poche illusioni su un vero accordo
Nonostante i toni pubblici spesso cordiali tra i due leader, le aspettative restano basse. Trump continua a definire Xi «un amico» e punta ad annunciare nuovi investimenti cinesi negli Stati Uniti. Ma analisti e diplomatici ritengono improbabile un grande accordo capace di risolvere le profonde divergenze tra Washington e Pechino. L’obiettivo più realistico sembra essere quello di guadagnare tempo ed evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti.
Come sintetizza al New York Times Zhao Minghao, esperto della Fudan University di Shanghai: «Probabilmente non dobbiamo aspettarci svolte davvero sostanziali».

















