11 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Mag, 2026

Iran né guerra né pace, Trump respinge la proposta di Teheran

Guardie iraniane

Gli Usa bocciano la risposta iraniana sul piano di pace. Restano aperti il nodo nucleare, Hormuz e il rischio di una nuova escalation, in attesa del vertice con Xi Jinping


La guerra non riparte ma non finisce. Il presidente Usa Donald Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana per fermare il conflitto nel Golfo, definendola «totally unacceptable», totalmente inaccettabile.

La risposta di Teheran a quella americana era arrivata attraverso la mediazione del Pakistan e avrebbe dovuto riaprire il negoziato sul cessate il fuoco e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma il no del presidente americano prolunga uno stallo sempre più instabile in Medio Oriente.

Intanto il petrolio guadagna oltre il 3% dopo il fallimento del negoziato. Le autorità iraniane hanno inoltre rilasciato su cauzione Narges Mohammadi: la premio Nobel per la pace è stata trasferita a Teheran per cure mediche. Oggi a Bruxelles è prevista la riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, mentre domani Parigi e Londra presiederanno un vertice dei ministri della Difesa dedicato alla crisi di Hormuz.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Trump boccia la proposta iraniana

Il presidente americano ha annunciato il rifiuto dell’offerta iraniana con un messaggio pubblicato sul suo social network ‘Verità’, Truth.

«Ho appena letto la risposta dei cosiddetti “rappresentanti” iraniani. Non mi piace», ha scritto Trump, definendo la proposta «TOTALMENTE INACCETTABILE».

La Casa Bianca non ha spiegato quali siano i punti contestati. Nemmeno Teheran ha reso pubblici i dettagli della controproposta inviata tramite i mediatori pakistani. Il rifiuto di Trump allunga però il limbo diplomatico e rafforza l’idea che il cessate il fuoco stia diventando una situazione di «né guerra né pace», come ormai la definiscono diversi analisti internazionali.

Trump pensa alla sua Sala da Ballo bunker e danza il balletto delle proposte con l’Iran. Invia richieste rifiuta le risposte, in mezzo minaccia. Stessa coreografia a ritmo di borse che salgono e scendono in base a passi e passetti falsi. Oltre un regime mai caduto e una vittoria mai ottenuta, la grande scusa americana è impedire all’Iran di arrivare all’arma nucleare. Trump non sembra più così impaziente di riaprire un conflitto totale.

Petrolio in rialzo dopo il fallimento del negoziato

Il mancato accordo tra Washington e Teheran ha avuto effetti immediati sui mercati energetici.

Il petrolio ha guadagnato oltre il 3% dopo la rottura diplomatica, mentre cresce nuovamente la paura per possibili tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico mondiale di greggio.

La proposta dell’Iran

Il cuore dello scontro ha arterie bloccate, circa un quinto del petrolio mondiale, non scorre più. Secondo funzionari iraniani, il negoziato la controproposta iraniana all’ennesima contro proposta Usa, prevedeva la riapertura di Hormuz, 30 giorni, e un ennesimo tentativo di arrivare a un accordo più ampio sul nucleare. Secondo la televisione statale Press Tv l’Iran avrebbe chiesto che gli Stati Uniti paghino riparazioni di guerra e riconoscano la sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. La fine delle sanzioni e il rilascio dei beni sequestrati all’Iran.

Nelle ultime ore gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato nuovi attacchi con droni iraniani, mentre la Marina americana ha confermato raid contro installazioni militari lungo la costa iraniana dopo attacchi contro navi Usa.

Le petroliere attraversano Hormuz

Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, una petroliera VLCC che trasportava greggio iracheno è riuscita ad attraversare Hormuz utilizzando una rotta indicata dalle forze armate iraniane. Si tratta della Agios Fanourios, diretta in Vietnam dopo aver lasciato il Golfo Persico. La nave e un’altra petroliera, la Kiara M, avrebbero spento i sistemi di tracciamento per ridurre il rischio di attacchi.

Secondo Sky News, le due petroliere trasportano complessivamente circa quattro milioni di barili di petrolio provenienti dall’Iraq.

Trump: «Sconfitto continuamente»

Una fonte iraniana citata dall’agenzia Tasnim ha liquidato le critiche di Trump sostenendo che «non ha importanza» che il presidente americano non gradisca la proposta di Teheran.

«Nessuno in Iran scrive piani per compiacere Trump», ha dichiarato la fonte, aggiungendo che il presidente americano «non ama la realtà» e per questo «viene costantemente sconfitto dall’Iran».

Il nodo nucleare resta irrisolto

Trump sostiene che l’Iran dovrebbe consegnare agli Stati Uniti il proprio uranio arricchito, che il presidente continua a definire «nuclear dust», polvere nucleare, anche se il materiale viene conservato in contenitori speciali sotto forma di gas. In un’intervista andata in onda domenica, Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno sorvegliando le scorte residue di uranio iraniano e ha minacciato nuovi attacchi. «Se qualcuno si avvicinerà a quei siti lo sapremo e li faremo saltare in aria», ha dichiarato.

Confusione Trump

Il presidente americano poche settimane fa aveva sostenuto di non preoccuparsi troppo dell’uranio iraniano perché nascosto «molto in profondità sotto terra». Per quanto riguarda la fiducia verso Teheran, lui non ne ha. «Quando accettano qualcosa non significa molto, perché il giorno dopo se ne dimenticano», ha detto Trump. Per quanto riguarda l’operazione militare americana, «Epic Fury», è conclusa secondo Rubio. Ma parzialmente, secondo Trump. «L’Iran è stato sconfitto, ma questo non significa che abbia finito», ha detto nell’intervista a Full Measure.

Netanyahu: «La guerra non è finita»

E poi c’è Netanyahu. In un’intervista a CBS, il premier d’Israele che pace non cerca certo, ha dichiarato che la guerra con l’Iran «non è finita». Anche lui usa la grande scusa. Teheran non ha ancora rinunciato definitivamente al materiale che potrebbe essere trasformato in arma nucleare. Tutti quelli che ne parlano, sono armati di armai nucleari.

Intanto si riaccende anche il fronte libanese. Secondo l’agenzia Nna, un raid israeliano sulla città di Abba, nel sud del Libano, ha provocato due morti e cinque feriti. Al Jazeera riferisce inoltre di nuovi bombardamenti israeliani sulla città di Kfar Remman, colpita due volte in meno di un’ora.

A “60 Minutes”, Netanyahu ha rifiutato di discutere i piani militari di Israele o le tempistiche in Iran, ma ha affrontato le possibili conseguenze di un cambiamento della leadership iraniana.

«Se questo regime venisse davvero indebolito o possibilmente rovesciato, penso che sarebbe la fine di Hezbollah, la fine di Hamas, probabilmente la fine degli Houthi, perché crollerebbe tutta l’impalcatura della rete di proxy terroristici costruita dall’Iran», ha detto Netanyahu.

Alla domanda se fosse possibile rovesciare il regime iraniano, Netanyahu ha risposto: «È possibile? Sì. È garantito? No».

Mohammadi trasferita a Teheran

Le autorità iraniane hanno rilasciato su cauzione Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace e tra le principali figure dell’opposizione iraniana. Mohammadi è stata trasferita a Teheran per ricevere cure mediche.

L’Europa prova a coordinare la risposta

Oggi a Bruxelles si riuniscono i ministri degli Esteri dell’Unione europea per discutere della crisi mediorientale e delle tensioni nello Stretto di Hormuz. Domani invece Francia e Regno Unito guideranno una riunione dei ministri della Difesa dedicata alla sicurezza marittima nel Golfo e alla libertà di navigazione nell’area.

La pressione cinese e l’incontro con Xi

Trump sperava di arrivare a una soluzione prima del viaggio in Cina previsto nei prossimi giorni per incontrare Xi Jinping. Ora la speranza è che arrivi durante. La Cina è il principale partner strategico dell’Iran in Medio Oriente e il conflitto ha già provocato conseguenze pesanti sull’economia globale, sui prezzi dell’energia e sugli equilibri militari americani in Asia.

Secondo diversi analisti cinesi, la lunga campagna contro l’Iran sta consumando munizioni e risorse statunitensi, alimentando dubbi sulla capacità americana di sostenere contemporaneamente anche un eventuale confronto con Pechino su Taiwan.

Per ora, però, la guerra resta nel limbo. Violenta da impedire la pace ma non ancora abbastanza da far saltare il cessate il fuoco.

Il programma del vertice cinese

Il presidente americano arriverà a Pechino mercoledì sera, ha detto alla stampa Anna Kelly, vice portavoce dell’esecutivo americano. Una cerimonia di benvenuto e un incontro bilaterale con Xi Jinping si terranno giovedì mattina, seguiti da una visita al Tempio del Cielo giovedì pomeriggio e da un banchetto di Stato la sera. I due presidenti prenderanno il tè insieme, poi faranno un pranzo di lavoro venerdì, prima che Trump torni a Washington.

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