Agli Internazionali di Tennis di Roma gli azzurri restano in sei: Arnaldi firma l’impresa, Musetti vince tra lacrime e tensione, Sinner avanza.
Le lacrime di tensione di Lorenzo Musetti. I dubbi, sempre, necessari, di Jannik Sinner. Il libro dei segreti di Elisabetta Cocciaretto. Perchè poi noi li vediamo così in campo, piccoli grandi gladiatori che lottano per ore, spingono il proprio corpo oltre i limiti, fanno con la racchetta cose che sfidano la fisica, a volte perdono, quando vincono ci fanno felici, vista da fuori ci sembra facile comunque non così complicato.
Il tennis è un mistero con due facce, quella radiosa legata alla dimensione del gioco, della sfida e della vittoria; quella oscura, che dà e leva, abbatte e resuscita, è un gioco – per noi e anche per loro – ma può diventare facilmente un’ossessione. Serve cautela e molti anticorpi per non finire nel gorgo. Mardy Fish, ex n.7 del mondo, che agli Us Open 2012 mentre era nel tunnel che lo portava sull’Arthur Ashe stadium, uno dei luoghi più iconici di questo sport, per incontrare Federer nei quarti di finale, tornò indietro, si ritirò e in pratica smise di giocare a tennis.
Eppure era il n.7 del mondo, non una schiappa. Lo ha spiegato anni dopo in un meraviglioso documentario, “Untold” dando voce a qualcosa che era sempre rimasto sommerso e negato. È frequente soffrire di attacchi di panico quando si compete a livello agonistico nel tennis. Lo ha spiegato bene Fish. Hanno imparato a parlarne i giocatori e le giocatrici che sempre di più inseriscono nei loro team lo psicologo e il mentale coach. Lunga storia, questa che affiora ogni volta, in ogni torneo, quando scriviamo che un giocatore, una giocatrice, sono in crisi.
Musetti agli ottavi
Ma torniamo al Foro Italico e agli Internazionali Bnl d’Italia dove si sta giocando il terzo turno di entrambi i tabelloni. Lorenzo Musetti (n.9 del mondo) approda ai sedicesimi battendo in due set (7-6/6-4) l’argentino Francisco Cerundolo, avversario ostico perché un lottatore da terra rossa che non regala mai nulla e capace di improvvisi cambi di ritmo che spezzerebbero le gambe a chiunque. Musetti è superiore in tutto, tecnica, estro e fantasia eppure ieri ha giocato male: corto, poco incisivo, con i piedi molto lontani dal riga di fondo. Difensivo e prudente, lucido quanto basta per mettere a segno i suoi colpi migliori quando è stato necessario. Quando ha preso i break nel primo e nel secondo set subito recuperati. Nel tie break e sul quattro pari del secondo quando è riuscito a breakkare di nuovo. Per poi chiudere. E a quel punto è scoppiato in lacrime.
Quando ha preso i break nel primo e nel secondo set subito recuperati. Nel tie break e sul quattro pari del secondo quando è riuscito a breakkare di nuovo. Per poi chiudere. E a quel punto è scoppiato in lacrime. «Scusate, è la tensione, ho vinto questa partita perché c’eravate voi (il pubblico, ndr), l’ho fatto per voi visto che stamani quando mi sono alzato non mi tenevo in piedi ed ero indeciso se scendere in campo».
Nel punto stampa con i giornalisti poi si è spiegato meglio: «Tranquilli, nulla a che vedere con l’infortunio (che lo ha tenuto lontano dai tornei da fine gennaio, quando era ad un passo dalla semifinale degli Australian Open, perse con Djokovic che poi battè Sinner, ndr). È stata credo una forte tensione emotiva, ci tengo molto a fare bene qui, per fortuna non sono arrivati i crampi ed abbiamo finito il match in tempo».
E insomma, piccoli attacchi di panico. Musetti non è estraneo a questi up and down. Un giocatore “nostalgico”, il contrario di quelli che hanno un innato istinto da killer. Come Sinner insomma.

Anche lui, come ha rivelato l’altra sera, «coltiva sempre i dubbi, che sono collegati alla pressione, perché se non lo fai vuol dire che non tieni a quello che stai facendo». Dubbi come momento di forza e non di insicurezza come quelli di Musetti. Per non trovarsi spiazzato se le cose non dovessero andare come devono. Dubbi per preparare il Piano B immaginando ciò che potrebbe andare storto in un match prima che sia troppo tardi.
Poi anche il numero 1 del mondo avrà il suo momento no, lo ha già avuto dopo Melbourne e Doha e disse: «So qual è il problema, so come risolverlo». Non ha svelato né il problema né la soluzione. Però è tornato e ha vinto cinque tornei Mille di fila. Oggi, lunedì, Jannik scenderà in campo (non prima delle 15) contro il canadese Popiryn che ha eliminato Berrettini e anche Jacub Mensik, il giovane ceco che a Doha umiliò Sinner. Dopo quella volta l’azzurro non ha più perso.
Non è chiaro se è stato panico o cosa. Fatto sta che Elisabetta Cocciaretto non ha visto palla nel match (6-1/6-0)contro la n.4 del mondo Iga Swiatek: lei non lo ha definito panico ma certo gli assomiglia. La Coccia ha una cura molto particolare: legge e scrive. Lo fa in campo dove si porta sempre dietro un bloc notes pieno di appunti personalissimi per “ripassare” quello che serve quando serve. Ieri non lo ha mai consultato visto che non è mai entrata in partita. Inutile chiedere di avere acceso al quaderno: impossibile.

Legge anche fuori dal campo, o meglio studia (Giurisprudenza, mancano 8 esami): «Sono una tennista, studiare mi rilassa». Ieri la partita è andata via talmente veloce che non ne avrebbero neppur avuto il tempo. Con la sua sconfitta, il tabellone femminile resta senza giocatrici azzurre per via dell’eliminazione inattesa di Jasmine Paolini, un’altra che l’altro giorno nel post match ha descritto esattamente i sintomi di un quasi attacco di panico, la non padronanza dei gesti e degli automatismi che l’hanno issata al numero 4 del mondo. Dalla prossima settimana uscirà dalla top ten. dopo quasi due anni. Anche nel team di Paolini è entrata una mental coach. Speriamo.
Gli azzurri ancora in sei. Impresa Arnaldi, Dardelli nuovo gladiatore
Anche Matteo Arnaldi ha dovuto lottare contro dubbi e paure e anche un infortunio al piede e un cambio di coach che non è mai un passaggio semplice. Era n°30 nel 2024. Stabilmente nei primi cinquanta fino ad un anno fa. Lentamente è sprofondato oltre i cento, tra i 120 e i 130. Quasi l’abisso.
È risorto qui a Roma dove ha giocato grazie ad una wild card messa a disposizione del torneo. Un’apertura di credito ad un atleta di appena 25 anni che ha dato molto e merita di poter dare ancora. Al Foro Italico ha regalato alcune tra le partite più appassionate: ha battuto Munar in tre set; il numero 8 del mondo De Minaur di nuovo in tre set; ieri sera ha ceduto al terzo contro il fenomeno spagnolo Rafael Jodar, 19 anni. I dodicimila del Centrale del Foro Italico hanno scoperto e riscoperto il ragazzo di Sanremo che è tornato a sorridere e a vincere.

Chi invece sembra non avere tempo per dubbi e paure è quel gran lavoratore della terra rossa che si chiama Luciano Darderi. L’italo-argentino naturalizzato italiano ieri ha battuto in tre set Tommy Paul in uno stadio, la Bnp Paribas arena, che sembrava il Colosseo e Darderi il nuovo gladiatore. Per la prima volta in carriera raggiunge gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia. Gli azzurri sono partiti in dieci. All’inizio della seconda settimana di torneo sono rimasti in sei. Lunedì in campo Sinner contro Popiryn, Cobolli contro Tirante (per Flavio esordio sul Centrale), Andrea pellegrino contro Fils.


















