10 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Mag, 2026

Putin apre ai negoziati: Mosca cambia tono sulla guerra in Ucraina

Putin apre di nuovo a possibili negoziati con l’Occidente per porre fine alla guerra in Ucraina, ormai bloccata in una spirale senza fine


Archiviato senza incidenti il Giorno della Vittoria, la festa nazionale russa in commemorazione della vittoria sulla Germania nazista celebratasi il 9 maggio, il Cremlino sembra aver mutato registro nella sua comunicazione pubblica. Mentre il cessate il fuoco annunciato da Donald Trump entra nel suo ultimo giorno, ieri il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha annunciato al canale televisivo Rossiya-1 che gli inviati del presidente americano Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi «presto» in quel di Mosca, per «continuare il dialogo» volto a porre fine al conflitto ucraino. Una dichiarazione che arriva all’indomani di quelle del Presidente russo Vladimir Putin, che nella serata di sabato aveva annunciato per la prima volta in assoluto di pensare «che [la guerra, ndr] stia volgendo al termine». Sullo sfondo restano i delicati negoziati tra Russia e Ucraina.

Putin apre a un accordo finale

Certo, durante la conferenza stampa di sabato non erano mancate le ormai consuete stilettate verbali ai Paesi dell’Unione Europea. Rei agli occhi del Presidente russo di aver «passato mesi ad aspettare che la Russia subisse una sconfitta schiacciante, che il suo Stato crollasse. Non è andata così, e poi sono rimasti bloccati in quel circolo vizioso da cui ora non riescono a uscire». Una ricostruzione dei fatti che tuttavia vale anche per Mosca nei confronti di Kiev. Il marcato cambiamento nei toni è stato confermato dalla disponibilità mostrata nell’incontrare il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky anche in un Paese terzo.

A condizione però che un tale incontro si svolga per suggellare il definitivo accordo di pace tra Russia e Ucraina. «Questo [incontro, ndr] dovrebbe essere il punto finale, non i negoziati stessi», ha affermato lo Zar. Un’apertura è stata mostrata anche nei confronti dell’Europa. Tanto che alla domanda se fosse disposto a partecipare a colloqui con un rappresentante dei Paesi Ue, Putin ha risposto affermativamente. Specificando però di volere una persona a lui non sgradita: «Per me personalmente, l’ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, il signor Schröder, è preferibile».

A tal proposito, ieri fonti governative tedesche hanno riferito ad Afp di aver «preso atto di queste dichiarazioni» del leader russo. Dichiarazioni che tuttavia «si inseriscono in una serie di false offerte» che rifletterebbero «la ben nota strategia ibrida della Russia». Senza tuttavia specificare in cosa consisterebbe questa “strategia ibrida”. L’opzione negoziale, ad ogni modo, «non è credibile» per Berlino, giacché Mosca non avrebbe modificato le proprie condizioni per porre fine alla guerra. Secondo il governo tedesco infatti, «un primo banco di prova per la credibilità sarebbe che la Russia prorogasse la tregua».

Il ruolo dell’Europa nei colloqui

L’apertura del Cremlino arriva peraltro non molto tempo dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Il quale la scorsa settimana aveva dichiarato di ritenere che vi sia del «potenziale» affinché l’Ue negozi con la Russia e discuta del futuro dell’architettura di sicurezza europea. Sul tavolo dei negoziati tra Russia e Ucraina resta quindi anche il tema del ruolo europeo nella futura stabilità del continente, mentre gli Stati Uniti continuano a mantenere aperti i canali diplomatici con Mosca.

Riguardo la tregua di tre giorni, che salvo proroghe al momento non previste terminerà alla mezzanotte di oggi, ieri il Presidente Zelensky ha «positivamente constatato che non ci siano stati attacchi massicci, né raid missilistici né aerei». Tuttavia, il leader ucraino ha voluto comunque smorzare gli entusiasmi riguardo ad una possibile cessazione del conflitto: «Non c’è pace nelle zone del fronte e nelle comunità limitrofe. I russi continuano le loro attività di assalto nelle aree per loro strategiche». Accuse speculari, d’altra parte, sono state fatte da Mosca nei confronti di Kiev.

Sempre ieri, commentando le dichiarazioni del Presidente, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha fatto sapere che «questa è la nostra guerra, e la vinceremo». Dichiarazioni che apparentemente sembrano in diretto contrasto con l’apertura diplomatica di Putin e Ushakov, ma che in realtà possono essere facilmente lette come un bizantinismo nell’interpretazione della realtà sul campo. Controllando Mosca quattro nuove regioni, annesse alla Federazione, avendo resistito per cinque anni al peso di una pressione economica che non ha mai avuto eguali nella storia, Mosca può certamente cercare di vendere all’opinione pubblica interna come una “vittoria” il sostanziale stallo ucraino.

Una guerra senza vincitori

Una vittoria che però non andrebbe oltre al livello tattico avendo Mosca fallito nel suo obiettivo di rovesciare il governo filo-occidentale ucraino. Senza dimenticare la cooperazione rafforzata ormai oleata e in vigore tra Kiev e l’Alleanza Atlantica. A livello strategico, dunque la guerra è stata persa. Nemmeno l’Ucraina, però, può cantare vittoria. Qualora il nuovo guizzo diplomatico dovesse portare definitivamente fine alla guerra, Kiev dovrà infine fare i conti con la reale situazione del Paese, che in questi anni di guerra ha visto il numero di abitanti passare da 41 milioni ai circa 30 attuali.

LEGGI Mosca, la parata della Vittoria che mostra le fragilità del Cremlino

L’ecatombe demografica è aggravata dal fatto che circa il 40% delle donne in età fertile è emigrata all’estero, mentre l’economia del Paese avrà bisogno di aiuti multimiliardari per la ricostruzione post-bellica. La guerra in Ucraina non vede insomma né vinti né vincitori. I negoziati tra Russia e Ucraina potrebbero ora aprire una nuova fase, ma le conseguenze del conflitto continueranno a pesare sull’intera regione ancora per molti anni.

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