Non si fermano le indagini a Pietracatella: sequestrati cinque cellulari e un computer durante il sopralluogo nella casa delle vittime morte avvelenate dalla ricina
Un sopralluogo durato poco più di tre ore, dalle 10 alle 13, quello nella casa della famiglia Di Vita, a Pietracatella. Gli esperti delle forze dell’ordine, come disposto dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, hanno prelevato dall’appartamento tutti i dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet, chiavette usb), tra cui 5 cellulari e un computer, appartenuti a Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne uccise con la ricina tra il 27 e il 28 dicembre scorso.
Presenti al sopralluogo, oltre agli agenti della polizia, anche i consulenti delle parti, indagati e parti offese. I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita, saranno consegnati al laboratorio digitale della procura di Campobasso per le successive attività di acquisizione forense, che la procura delegherà successivamente con un atto a parte.
Sopralluogo anche a casa della nonna
Il sopralluogo ha riguardato sia l’appartamento dove vivevano le due vittime che quello della madre di Di Vita, la nonna e suocera delle donne morte. Sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti.
Secondo quanto dichiarato dal consulente della famiglia Di Vita, il dottor Giovanni Alfonso, le operazioni di analisi potrebbero richiedere diversi giorni, se non settimane. Va ricordato che nei giorni scorsi la Procura aveva già disposto l’acquisizione del telefono cellulare di Alice, figlia di Gianni Di Vita.
La pm: “Attesa, ma anche progressivo avanzamento”
“Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie”, ha detto la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, a proposito del caso. Parlando del sopralluogo della scientifica nell’appartamento della famiglia, la procuratrice ha spiegato che si tratta di “attività previste già che, allo stato, non erano state fatte perché avevamo bisogno di conferme da parte dell’Istituto di tossicologia della Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell’attività autoptica”.
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