Orlandi-Gregori, votata all’unanimità la prima relazione della Commissione bicamerale: “Mai esistita tratta delle bianche”
La “tratta delle bianche”, il fenomeno delle presunte 177 giovani ragazze scomparse a Roma nei primi anni ’80, pista cui varie ipotesi negli anni hanno voluto ricondurre anche i casi di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi, non è in realtà mai esistita. Tutte le ragazze infatti sono state “identificate” e nessuna di queste è stata rapita o uccisa ma si è trattato, in sostanza, per loro di “allontanamenti volontari”.
È quanto ha stabilito la prima relazione della Commissione bicamerale sui casi di Gregori e di Orlandi votata oggi all’unanimità.
Nessuna regia comune per la scomparsa di Emanuela e Mirella
I risultati della relazione sono stati illustrati dal presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo e dal vice presidente, il deputato Roberto Morassut.
“La Commissione parlamentare di inchiesta – si legge nella relazione – ha proceduto alla verifica dell’ipotesi dell’esistenza di un fenomeno più ampio di scomparse di ragazze a Roma nel periodo 1982-1983.
Tale attività istruttoria si è sviluppata attraverso l’analisi degli atti processuali e amministrativi disponibili, lo svolgimento di audizioni di magistrati, avvocati, giornalisti ed esperti. Nonché mediante specifici accertamenti istruttori demandati agli organi di polizia per verificare la fondatezza di letture unitarie o seriali delle scomparse verificatesi in quel periodo”.
“La pista delle ragazze scomparse – si legge nelle conclusioni – deve ritenersi definitivamente ridimensionata come chiave interpretativa dei casi Orlandi e Gregori non emergendo elementi oggettivi idonei a sostenere l’esistenza di una regia comune o di un contesto criminoso unitario”.
LEGGI Casa del Jazz, i segreti sotto terra: la scala romana ferma ancora gli scavi
La pista di Londra
“La Commissione proseguirà il lavoro su tutte le altre piste, molte delle quali sono già state oggetto di approfondimenti”, ha detto De Priamo. La relazione è motivata dal fatto che “c’è un lavoro oggettivo e un riscontro chiaro e ineluttabile. Quindi siamo nella condizione di poter dire una parola finale su questa pista”.
“In alcuni casi come ad esempio la ‘pista di Londra’ siamo in grado di poter dire che Emanuela non è mai stata tenuta a Londra in un luogo religioso. E che quelle mail a Pietro Orlandi probabilmente erano frutto di un inganno”, ha continuato De Priamo. Spiegando che la Commissione non ha elaborato una relazione tematica sulla pista di Londra “perché c’è ancora da approfondire” la questione dei cinque fogli.
Fratello Pietro: “Bene scartare piste”
“Questa pista ci avrebbe portato indietro di 42 anni perché quella della tratta delle bianche è stata la prima presa in considerazione”, dichiara Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Che alla pista delle ‘ragazze scomparse’ non ha mai creduto. “No, non posso credere che Emanuela sia finita in un giro di prostituzione, portata all’estero e basta. E tutto il resto? L’atteggiamento del Vaticano? Non ha senso”.
“Io non escludo che ci siano scomparse legate al giro di prostituzione internazionale. Ma cio’ non riguarda questa vicenda – sottolinea. Io ho sempre ritenuto che quello di Emanuela sia stato un rapimento preparato nel tempo con un ricattatore e un ricattato. Sono convinto sia stata presa per uno scopo: per ricattare qualcuno ma il movente e i motivi del ricatto ovviamente ancora non si sanno”. “Iniziare a scartare alcune piste è positivo come atteggiamento della Commissione – conclude. Io mi auguro che la prossima pista che possa scartare è quella parentale: spero venga esclusa il prima possibile perché e’ stata indagata a fondo 42 anni fa. E non lo dico per difendere un parente, ma per difendere la verità e per non perdere tempo”.


















