Visita delicatissima tra guerra in Iran, sicurezza dopo gli spari e tensioni diplomatiche. Il momento chiave il discorso del re davanti al Congresso trasmesso in diretta
Re Carlo e la regina Camilla negli Usa da Donald Trump. Il momento storico mai è stato tanto delicato, i rapporti tra Londra e Washington raramente così tesi.
I reali atterrano sul suolo americano a un giorno dalla sparatoria. Con le celebrazioni dei 250 anni dall’indipendenza. Durante la guerra in Iran e nell’aria il rifiuto del premier britannico Keir Starmer a voler partecipare. Arrivano perfino a meno di una settimana dalla polemica di Trump contro Harry. Tutto appeso a un file. Epstein.
Quella del 27-30 aprile è una visita difficile, senza precedenti recenti. Secondo lo storico Anthony Seldon il problema principale è l’imprevedibilità di Donald Trump. Come riportato dal Guardian, dalla crisi di Suez agli scontri tra Nixon e Heath, oggi a pesare è il fattore personale, l’ego di un presidente che è meglio incontrare a porte chiuse.
Carlo però ha vantaggio, è un re. Trump, solo presidente, sembra trattarlo con particolare cautela. Il sovrano mantiene su di lui una presa e uno spazio diplomatico che altri non hanno.

Il precedente storico: la crisi di Suez
Nel 1957 la regina Elisabetta II volò a Washington dopo la crisi di Suez. L’anno precedente il Regno Unito, insieme a Francia e Israele, aveva tentato di riprendere il controllo del Canale, scatenando una crisi internazionale e segnando un passaggio decisivo nel declino della sua potenza globale. Oggi, spiegano gli analisti, la situazione è ribaltata: è Washington a guidare la controversa guerra contro l’Iran mentre Londra ha scelto di non partecipare, irritando Trump.
Il governo britannico di Starmer ha preso le distanze dall’intervento militare. Trump lo ha criticato apertamente, definendolo “debole”, un pupazzo, arrivando a mettere in discussione anche il ruolo militare del Regno Unito. Re Carlo deve mantenere l’equilibrio, la sua visita, ufficialmente, non è legata al conflitto. Che è come far finta di non guardare l’elefante coprendolo col dito.
Il programma della visita
Oggi Donald Trump e la first lady Melania accolgono re Carlo III e la regina Camilla alla Casa Bianca per un garden party con tè. Martedì è previsto il momento culminante della visita: il discorso davanti alle camere riunite del Congresso, seguito in serata da un banchetto di gala alla Casa Bianca, durante il quale prenderà la parola anche Trump, come da tradizione nelle visite di Stato. Mercoledì e giovedì il sovrano parteciperà a una serie di eventi tra Virginia e New York, prima del rientro a Londra.
L’obiettivo: salvare la ‘relazione speciale’
Il mandato di Carlo è chiaro, come portarlo a termine meno. Il re deve “riaffermare e rinnovare” la relazione speciale che lega i due Paesi. Dietro le quinte, spiegano fonti citate dal New York Times, c’è la speranza che il peso simbolico della monarchia, con le sue cerimonie, gli incontri pubblici, l’immagine istituzionale, contribuisca ad abbassare la tensione. Lo stesso Trump, dopo mesi di attacchi, ha definito la visita “fantastica”, great, rispondendo “assolutamente sì” alla giornalista della BBC che chiedeva se aiuterà i rapporti tra i due Paesi.
Sicurezza rafforzata dopo gli spari
Per il viaggio del Re, la sicurezza è stata rafforzata al massimo dopo gli spari che hanno interrotto la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, con l’evacuazione del presidente. Il governo britannico parla di “misure adeguate al rischio”, mentre Buckingham Palace conferma contatti continui con le autorità americane per valutare eventuali modifiche al programma.
Momento chiave: il discorso al Congresso
Il passaggio più atteso e delicato resta il discorso davanti al Congresso, che sarà trasmesso in tutto il mondo. Carlo si muovo su una linea sottilissima. Deve evitare allusioni politiche dirette e nello stesso tempo richiamare valori condivisi come democrazia, libertà e stato di diritto. Non deve mai apparire in contrasto diretto con Trump. Gli analisti prevedono un intervento ‘obliquo’. Il re potrebbe perfino tenere un discorso sorvolando tutti e rivolgendosi direttamente ai cittadini americani più che al loro presidente. Qualcosa di aulico e regale a ricordare le radici comuni e la lunga storia di cooperazione tra i due Paesi.
Quando la regina Elisabetta si rivolse al Congresso nel 1991, disse che il potere che nasce “dalla canna di un fucile” non cresce mai bene “né a lungo”, e parlò dell’importanza della Nato; di come l’Europa potesse diventare più aperta, liberale e allineata agli Stati Uniti; e del valore e dell’importanza “della ricca diversità etnica e culturale” di entrambi i Paesi.
L’incontro con Trump
Il faccia a faccia nello Studio Ovale è considerato il momento a più alto rischio politico. L’incontro sarà privato, con solo una breve apparizione pubblica, per evitare situazioni imprevedibili davanti alle telecamere. Resta il timore che Trump possa usare l’occasione per attaccare il governo britannico o provare a trascinare il sovrano su temi politici. O limitarsi a commentare il grande giorno sul suo social. Magari vestito da re. Sul tavolo ci sono anche dossier sensibili come le Falkland, dopo segnali dagli Stati Uniti su un possibile ridimensionamento del sostegno a Londra.
Epstein e Sussex, le ombre
A fare da sfondo ci sono poi le questioni interne alla famiglia reale. Il caso Jeffrey Epstein resta una ferita aperta. Dopo l’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor, sospettato di cattiva condotta in carica pubblica per i suoi legami con Jeffrey Epstein, il deputato americano Ro Khanna e Sky Roberts, fratello della vittima, ora morta, Virginia Giuffre, hanno esortato Carlo e in particolare Camilla a incontrare le vittime degli abusi. L’ipotesi è stata esclusa per non interferire con i procedimenti legali. E poi c’è il capitolo Sussex: Prince Harry e Meghan Markle vivono negli Stati Uniti, ma non è previsto alcun incontro.
L’attacco di Trump a Harry
Pochi giorni fa, a scatenare Trump è stato l’intervento di Harry sull’Ucraina. Il duca di Sussex ha invitato la leadership americana “a onorare i suoi obblighi nei confronti della guerra”. La reazione del presidente Usa è stata immediata: “Io so una cosa per certo: Harry non parla per conto del Regno Unito”, ha detto ai giornalisti. Ha aggiunto: “Io parlo per il Regno Unito più di Harry”. Infine è arrivato a Meghan Markle: “Come sta? Come sta tua moglie? Salutatemela”.
Nei giorni scorsi Harry si è recato a sorpresa a Kiev, dove ha partecipato al Kiev Security Forum ribadendo il sostegno all’Ucraina. Durante l’intervento ha rivolto un appello diretto al presidente russo Vladimir Putin: “Nessuna nazione trae beneficio dalla continua perdita di vite umane. C’è ancora tempo per fermare questa guerra e scegliere una strada diversa”.
Tra diplomazia e simbolo
Accanto alla politica, resta la dimensione simbolica: dalla deposizione di una corona al memoriale dell’11 settembre a New York agli incontri con giovani, comunità locali e iniziative ambientali. Buckingham Palace punta a mostrare una monarchia capace di parlare oltre la politica, come già accadde nel 1957 con Elisabetta. Lei allora contribuì a ricucire uno strappo profondo. Oggi, con uno scenario internazionale molto più instabile, l’obiettivo è lo stesso. Re e presidenti, no.


















