Trump assicura che la guerra finirà presto, ma nel Golfo si moltiplicano gli attacchi. Intanto l’Italia blocca gli Usa a Sigonella e il caso diventa politico
Annuncio shock di Donald Trump, nel suo caso abbastanza normale vista la quantità. Dopo settimane di tensioni con gli alleati, il presidente americano, in un’intervista al Telegraph, ha detto di stare “seriamente considerando” il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato. Che ha definito “una tigre di carta”. Poi è tornato ad attaccare i Paesi europei per la loro riluttanza a intervenire nel conflitto con l’Iran: “L’Ucraina non era un nostro problema eppure noi ci siamo stati per loro, ma loro non ci sono stati per noi”.
Trump e Rubio attaccano gli alleati
Il segretario di Stato Marco Rubio ha criticato i Paesi che negano l’uso delle basi, mentre Trump ha alzato i toni: “Imparate a difendervi da soli e andatevelo a prendere voi il petrolio a Hormuz”.

Le reazioni non si sono fatte attendere: il premier britannico Keir Starmer e l’Unione europea hanno ribadito il sostegno all’Alleanza, mentre fonti Nato invitano alla cautela parlando di “provocazioni” non nuove da parte del presidente americano. Intanto Londra ha annunciato un vertice con circa 30 Paesi dedicato alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Trump: guerra sì, guerra no, poi vi dico
Il presidente Usa ha anche detto che la guerra finirà in fretta. “Finiremo il lavoro in due o tre settimane”. Questo forse per tranquillizzare i mercati e le persone in coda ai distributori di benzina. Ha quindi promesso un calo dei prezzi del carburante una volta conclusa l’operazione. Intanto però gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari: bombardieri B-52 hanno iniziato a colpire obiettivi in Iran. Sono oltre 11 mila i target già stati attaccati dall’inizio del conflitto. E mentre Washington parla di tempi brevi, sostendendo di aver già raggiunto l’obiettivo principale, impedire all’Iran di sviluppare l’arma nucleare, anche se non ci sono prove che le scorte di materiale fissile siano state distrutte, Trump si è scatenato e ha scritto su Truth:
“Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e molto più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un CESSATE IL FUOCO! Lo considereremo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, stiamo bombardando l’Iran fino all’oblio o, come dicono loro, fino a riportarlo all’età della pietra!!!”. Per stanotte poi, in Italia, ha annunciato un discorso. Servirà per fare il punto. “Dirò qualcosa di importante. Probabilmente un altro shock.
Supremazia aerea Usa, B-52 sopra l’Iran
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti controllano ormai i cieli iraniani. I bombardieri B-52 hanno già colpito un deposito di munizioni a Isfahan. Nonostante questo, Washington riconosce che Teheran mantiene la capacità di colpire con missili e droni gli alleati americani nella regione.
Nessun negoziato, Teheran smentisce Trump
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato qualsiasi negoziato in corso con gli Stati Uniti e ha definito “irragionevole” la proposta americana in 15 punti. Ha anche denunciato un attacco contro una grande azienda farmaceutica a Teheran, accusando Israele di voler colpire il sistema sanitario. Israele sostiene invece che l’impianto fosse collegato a programmi militari.
Khamenei: “Sostegno totale a Hezbollah”
Dal fronte iraniano arriva un messaggio chiaro: pieno sostegno alle forze della “resistenza”. Mojtaba Khamenei ha assicurato appoggio totale a Hezbollah contro Stati Uniti e Israele. Continua a non farsi vedere. Secondo fonti citate dai media, il presidente iraniano Pezeshkian sarebbe sempre più marginalizzato. Le Guardie Rivoluzionarie controllano di fatto le leve del potere, bloccando nomine e decisioni.
Raid su Teheran, colpite strutture governative
Israele ha colpito Teheran nelle prime ore di mercoledì. I residenti hanno riferito di esplosioni e colonne di fumo sopra la città. Secondo la tv di Stato iraniana, sono stati centrati almeno tre obiettivi, tra cui un’area con edifici militari e residenziali nel nord-est della capitale. L’esercito israeliano ha parlato di una nuova ondata di attacchi contro infrastrutture governative.
Sigonella off limits, l’Italia dice no agli Usa
Il caso del giorno è Sigonella. Venerdì la Difesa italiana ha negato l’atterraggio a velivoli americani diretti verso il Medio Oriente. Dopo le verifiche, è emerso che non si trattava di missioni logistiche ma operative legate alla guerra in Iran, quindi non coperte dagli accordi. “Ho fatto solo rispettare i trattati”, ha detto Guido Crosetto. Palazzo Chigi ribadisce: i rapporti con Washington restano “solidi”.
Attacchi in tutto il Golfo: Bahrain, Kuwait e Qatar colpiti
La guerra si estende a tutta la regione. In Bahrain è scoppiato un incendio dopo un attacco iraniano. Droni hanno colpito hanno colpito serbatoi di carburante vicino all’aeroporto internazionale del Kuwait. Tre missili sono stati lanciati contro il Qatar: due intercettati, il terzo ha centrato una petroliera.
Houthi in campo con Iran ed Hezbollah
Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele, dichiarando di aver agito insieme a Iran ed Hezbollah. È il terzo attacco coordinato dall’inizio del loro coinvolgimento diretto nella guerra. Tel Aviv ha confermato il rilevamento di un lancio verso il proprio territorio. Il gruppo è entrato ufficialmente in guerra negli ultimi giorni.
Rapita la giornalista Usa a Baghdad
In Iraq cresce la tensione: la giornalista americana Shelly Kittleson è stata rapita a Baghdad. Le forze di sicurezza hanno arrestato un sospetto e sequestrato un veicolo. Secondo fonti locali, l’uomo sarebbe legato alla milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah.
Escalation in Libano, Israele prepara il controllo del sud
In Libano i raid israeliani continuano. A Beirut almeno sette morti e decine di feriti. L’esercito israeliano punta a occupare e controllare una vasta area del sud, mentre le forze libanesi denunciano di essere state isolate e costrette a ridislocarsi.
Bilancio sempre più pesante
Il numero delle vittime cresce su tutti i fronti. In Iran oltre 1.500 civili uccisi, tra cui centinaia di bambini. In Libano più di 1.200 morti. Nei Paesi del Golfo almeno 50 vittime. In Israele 17 morti, mentre gli Stati Uniti contano 13 militari uccisi e centinaia di feriti.
Hormuz, gli Emirati pronti a intervenire
Gli Emirati Arabi Uniti valutano di entrare direttamente nel conflitto per riaprire lo Stretto di Hormuz. Pressioni in corso all’Onu per autorizzare una coalizione militare che garantisca il traffico energetico.
























