Una sentenza storica condanna Youtube e Instagram e apre la strada a una valanga di cause contro i social, accusati di causare dipendenze
Vostra figlia, a 14 anni, non si stacca mai dal telefono? Pensateci bene, prima di sequestrarglielo: la sua dipendenza digitale potrebbe valere tre milioni di dollari. La sentenza è storica, e viene dalla California, dove un tribunale di Los Angeles ha condannato le aziende e risarcito gli utenti.
Alphabet, il colosso digitale che controlla Youtube, e Meta, che controlla Instagram, dovranno dare tre milioni di dollari a una ragazza che aveva cominciato a usare le due piattaforme da piccola. E, sempre secondo la sentenza, aveva sviluppato una dipendenza che ha danneggiato la sua salute. E tre milioni sono solo il valore di risarcimento dei danni morali: la cifra potrebbe lievitare, e di molto.
Il caso di Kalley G.M.
Kalley G.M. oggi ha vent’anni: quando ne aveva sei anni cominciò a usare Youtube, a nove Instagram. Lei e la madre hanno citato in giudizio le due piattaforme: la ragazza ha sviluppato con gli anni disturbi ansiosi e depressivi, secondo l’accusa collegati proprio alla sua dipendenza digitale.

Tre milioni per Zuckerberg (nella foto) e i suoi colleghi non sono tanti: in proporzione costa molto di più, a un impiegato o un operaio, un cappuccino al bar. Ma ora i giurati sono chiamati a decidere l’ammontare del danno punitivo, e la cifra potrebbe crescere a dismisura. Va anche considerato che in questi casi una singola sentenza è destinata a provocare una reazione a catena. A chi non fanno gola tre milioni e più? E quante sono le persone che passano ore e ore della loro giornata incollate al telefonino, a scrollare video di neonati che abbracciano un cucciolo o di Chiara Ferragni che va dal parrucchiere?
Il precedente del tabacco
Bene, ora c’è un precedente, perlomeno in California. E la storica decisione potrebbe terremotare il mondo delle imprese digitali proprio come avvenne qualche anno fa con sigarette e tabacco, per cui ora sul pacchetto c’è la foto di un malato terminale o di un braccio amputato. Eh sì, perché oltre ad aver progettato dei prodotti che inducono a trattenerci davanti a uno schermo, sempre secondo i giudici, c’è stata anche negligenza da parte dei colossi digitali: sarebbe servito avvisare l’utente dei rischi.
Il provvedimento non riguarda solo Youtube e Instagram: Tiktok e Snapchat, che a loro volta erano state chiamate in causa nello stesso ricorso, hanno preferito accordarsi con l’accusa prima della sentenza. Laconico il commento di Meta, il cui portavoce dichiara: «Non condividiamo il verdetto». Alphabet invece si difende sostenendo che «questo caso non coglie la vera natura di YouTube, che è una piattaforma di streaming costruita in modo responsabile», non un social network. Ma non solo dalla California vengono i grattacapi per i colossi del digitale. Poche ore prima, in New Mexico, sempre Meta era stata condannata a un risarcimento di 375 milioni di dollari.
Sicurezza dei minori sotto accusa
In quel caso è stata l’amministrazione dello Stato a citare in giudizio l’azienda di Zuckerberg: secondo la sentenza, la società che controlla Instagram, Facebook e WhatsApp avrebbe anteposto il profitto alla sicurezza dei minorenni. Anche in questo caso la decisione rappresenta un precedente significativo: quante sono le persone, nel mondo, preoccupate perché i loro figli frequentano i social? Quasi tutti quelli che hanno figli.
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Ai tempi del tabacco, verso la fine degli anni Novanta, il prezzo complessivo pagato dall’industria della nicotina superò i 300 miliardi di dollari. I colossi del tabacco non sono andati in rovina, ma il mondo è in parte cambiato. E anche in Usa, come da noi, a cambiare le carte in tavola sono spesso i tribunali, che per l’ennesima volta si sostituiscono alla politica nello stabilire come devono andare le cose. Ah, per finire, sia ben chiaro: le immagini di soddisfazione dei risarciti, dopo i processi, sono state diffuse su Instagram e Youtube. Diventeranno virali.


















