26 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Mar, 2026

Giustizia e referendum, l’appello di Amoroso per ricucire le fratture

Dopo una campagna per il referendum sulla giustizia segnata da tensioni e divisioni, istituzioni e magistratura cercano un nuovo equilibrio: dal presidente della Consulta Amoroso la spinta al dialogo e al confronto


Il clima di tensioni e veleni che ha contraddistinto la campagna referendaria e che porta con sé strascichi pesanti sia sul piano politico che istituzionale, impone un reset per ricucire gli strappi. «Bisogna riannodare il filo di qualcosa che si è spezzato durante la campagna referendaria – vivace e contraddistinta da toni a volte eccedenti rispetto al suo contenuto – e mettersi a lavoro, perché i problemi nella giustizia ci sono e richiedono delle risposte», è il monito lanciato dal presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, nel corso dell’incontro con la stampa dopo la riunione straordinaria della Consulta, in occasione della relazione annuale.

Ma oltre le contrapposizioni tra le diverse sensibilità in campo per il Sì ed il No, «l’affluenza, che è stata maggiore del previsto», sta a significare che quando viene in gioco quello che è il patto fondativo dell’ordinamento c’è una sensibilità diffusa. Per Amoroso c’è stata una «divaricazione quasi naturale» come accadde al referendum istituzionale del 1946, ma dopo quella «spaccatura che creò quasi una situazione di crisi ci fu un compattamento, un comune sentire e cominciò l’attività di edificazione». È sulle orme di quel cammino che per il presidente della Consulta bisogna ripartire, improntando il confronto al dialogo.

Il ruolo di Mattarella

Le sue parole hanno come spettatore autorevole il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che più volte si è adoperato per ricucire quegli strappi evidenziati da Amoroso: l’ultimo in ordine di tempo a febbraio, quando dal plenum del Csm disse a chiare lettere come «nell’interesse della Repubblica» le istituzioni non possono salire sul ring né accettarne la logica. Proprio a Mattarella, la massima carica della Corte, a pochi giorni dal traguardo storico dei 70 anni dalla prima udienza pubblica nel 1956, rivolge un ringraziamento per la sua «opera costante come guida sicura e garanzia di tenuta della coesione sociale».

Un punto di riferimento per la Consulta che è stata fino ad oggi «fedele custode» dei valori della Carta, che, ha sottolineato Amoroso, «non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali». Ma il messaggio conclusivo è netto: i problemi della giustizia esistono e richiedono risposte concrete, ma queste devono nascere dal confronto e non dalla contrapposizione. Un invito che si inserisce in un contesto più ampio, dove la crisi del multilateralismo globale trova un riflesso anche nelle dinamiche interne agli Stati.

Il riassetto al Ministero

In via Arenula si pensa al riassetto organizzativo dopo le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. A prendere il posto di quest’ultima è Antonio Mura, già capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia e alla guida della Commissione di magistrati, avvocati e accademici che hanno consegnato al ministro Carlo Nordio un testo per allineare il processo penale ai dettami del rito accusatorio.

Intanto il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto dice di essersi fatto «personalmente promotore, il giorno dopo il referendum, di un’apertura all’Anm», per un incontro insieme all’Avvocatura e al Cnf, per provare a scrivere insieme alcune regole. Per Sisto ora è «necessario evitare ulteriori conflittualità con la magistratura». Aprirsi ad un dialogo, insieme con l’avvocatura e cercare sinergie virtuose, dimenticando per sempre champagne e “Bella Ciao”, plotoni di esecuzione, massoni ed indagati per opinione, imprecazioni contro politici e colleghi.

Le reazioni della magistratura

Il viceministro avrebbe già riscontrato apertura sia da parte di Rocco Maruotti, segretario dell’Anm, sia da parte del presidente Greco del Consiglio nazionale forense, per avviare un confronto in cui ciascuno metta sul tavolo le proprie proposte, cercando di procedere su ciò che è condiviso. Di certo le prove di dialogo politica-magistratura hanno un pregresso turbolento difficile da cancellare con un colpo di spugna, ma dalla magistratura arriva anche una certa autocritica.

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Il presidente dell’Anm di Catania, Ottavio Grasso, ospite de “L’Intervista” su Rei Tv, ha fatto notare come i «festeggiamenti di alcuni magistrati a Napoli» dopo l’esito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia sono stati un errore grave, «un fallo di reazione a caldo» che tutti hanno subito criticato. L’Associazione Nazionale Magistrati ora è chiamata ad un compito molto importante: scegliere il successore del presidente dimissionario Cesare Parodi, una figura chiave in questa nuova stagione di confronto.

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