Il voto al referendum per la giustizia potrebbe aprire una nuova stagione politica: quella della Terza Repubblica
Un amico che frequenta ambienti del PD mi ha confessato il suoturbamento per il fatto che nessuno degli esponenti di quel partito riservatamente motivasse il suo No alla riforma della giustizia con ragioni di merito. Tutti, mi ha det-to, lo considerano un mezzo per indebolire o disarcionare il governo. E questo atteggiamento che ha impresso alla campagna elettorale una drammatica politicizzazione.
Ma ci sono ragioni politiche uguali e contrarie per votare SÌ. Il Paese è diviso in due: da una parte la sinistra, dall’altra la destra con la sinistra riformista. Se passa la riforma, non solo il citta-dino avrà la garanzia di un giudice terzo e imparziale, ma archivierà definitivamente quel che resta della Seconda Repubblica e dei suoi virus: e cioè anzitutto il principio togliattiano del fine che giustifica ogni mez-zo, perché viene sconfitta T’idea di usare la riforma per far cadere Giorgia Meloni; ma anche il disconoscimento dell’avversario, perché la destra e una parte della sinistra stanno per la prima volta dalla stessa parte, privilegiando il merito della riforma alla lotta per il potere.
Perciò il Sì sarebbe una rivo-luzione: il primo passo verso una giustizia giusta ci porterebbe anche nella Terza Repubblica.
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