16 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Mar, 2026

Israele torna nel sud del Libano: perché si riaccende il fronte con Hezbollah

Dopo giorni di bombardamenti, Israele torna in Libano con un’operazione di terra per portare la guerra in casa di Hezbollah


Israele torna a mettere piede con le sue forze combattenti nel sud del Libano, a poco più di un anno dal cessate il fuoco che mise fine all’ultima guerra con Hezbollah. Dopo giorni di scambi di colpi d’artiglieria, lanci di missili e raid aerei, l’Idf è tornata a colpire via terra nel Paese dei Cedri, mirando, come già successo una mezza dozzina di volte in passato, a far arretrare la linea dei miliziani del “Partito di Dio” il più lontano possibile dal confine.

«Nei giorni scorsi, le truppe dell’IDF della 91ª divisione hanno avviato operazioni di terra limitate contro le principali roccaforti di Hezbollah nel Libano meridionale. Con l’obiettivo di rafforzare l’area di difesa avanzata», hanno fatto sapere ieri i militari di Tel Aviv. Sottolineando che «questa operazione fa parte dello sforzo per stabilire la difesa avanzata, che include la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi».

Hezbollah indebolito

Per il ministro della Difesa israeliano Israel Katz l’obiettivo è semplice: «eliminare le minacce e proteggere gli abitanti della Galilea e del Nord». Fino a che questo obiettivo non sarà raggiunto, fa sapere Katz, «le centinaia di migliaia di residenti sciiti del Libano meridionale che sono stati e vengono evacuati dalle loro case non faranno ritorno alle loro abitazioni a sud del fiume Litani».

Il fronte nord, dunque, si riaccende in tutta la sua forza. Spingendo tanto Israele quanto Hezbollah verso un’escalation non dissimile da quella a cui si era già assistito nel recente conflitto in Libano. Questa volta, però, l’Idf ha attaccato il sud del Paese senza prima aver organizzato vaste e imponenti operazioni preparatorie e dopo soli pochi giorni di attacchi aerei. Del resto, sembrano pensare dalle parti di Tel Aviv, Hezbollah è uscito talmente indebolito dall’ultima guerra da non rappresentare una minaccia importante per le ben più potenti forze combattenti israeliane. E al momento, stando al poco che è stato reso noto, sembra che la lettura d’intelligence strategica israeliana sia corretta.

L’avanzata delle forze israeliane

Le forze dell’Idf, infatti, nella giornata di ieri hanno preso di mira tutti i più importanti snodi del sud. Aprendo apparentemente la via verso quello che è l’entroterra strategico di Hezbollah. Incontrando, stando i media locali, solo poche ed inefficaci sacche di resistenza.

Il fulcro dello scontro, almeno nelle prime ore dell’invasione, è stata la cittadina strategica di Al Khayam, poco lontano dal confine. Questa cittadina ricopre un ruolo operativo fondamentale, dominando dalle alture il Libano meridionale e sud-orientale, oltre ai territori israeliani oltreconfine. Da qui, poi, si dipanano importanti arterie stradali il cui controllo permette tanto gli spostamenti nel sud quanto possibili puntate offensive vero la Valle della Bekaa, altra storica roccaforte di Hezbollah.

Per questo, l’intera area è frequentemente oggetto di scontri molto violenti. E questa nuova invasione del Libano non sembra essere diversa, con piccole schermaglie registrate in tutta la zona. Bersagliata per di più ieri da continui raid aerei e da pesanti bombardamenti d’artiglieria.

L’incognita della risposta di Hezbollah

Al momento è ancora troppo presto per trarre un bilancio della situazione nel sud del Libano. Specialmente visto il fatto che Hezbollah tradizionalmente permette alle forze avversarie di muoversi molto verso l’interno prima di reagire ponendo in essere imboscate e agguati.

Tuttavia, è già piuttosto chiaro l’impatto umanitario di questa nuova fase bellica, che ha già provocato lo sfollamento di più di 800.000 persone e la morte, nei giorni scorsi, di quasi un migliaio di libanesi.

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Il rischio, ora, è dunque che il sud del Libano torni a trasformarsi in uno dei principali punti di frizione del Medio Oriente. Per Israele si tratta di allontanare definitivamente la minaccia di Hezbollah dal proprio confine settentrionale; per il “Partito di Dio”, invece, la sfida è dimostrare di essere ancora in grado di resistere e colpire. E in mezzo a tutto questo, e senza nessuna voce in capitolo sullo svolgersi degli eventi, restano il fragile Stato libanese e centinaia di migliaia di civili costretti ancora una volta a pagare il prezzo più alto di un conflitto che, da decenni, continua a riaccendersi ciclicamente lungo la Linea Blu.

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