16 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mar, 2026

Drone iraniano contro base italiana. Tajani: «Non ci faremo intimidire»

Il presidente Usa deciso a portare avanti il conflitto: «Non ci sono le condizioni per un accordo». L’appello di Papa Leone: «Dialogare senza tregua per la pace»


La guerra in Medio Oriente continua. Stati Uniti, Israele e Iran hanno tutti lasciato intendere la loro volontà di proseguire le ostilità. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato, per il momento, a un accordo. Affermazioni, quelle di Trump, rispecchiate dalle azioni americane sul campo di battaglia, tra cui l’invio della Trentunesima unità di spedizione dei Marines nel teatro mediorientale. Parallelamente, le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno chiarito che le operazioni militari non cesseranno nelle prossime settimane.

Si allungano i tempi del conflitto

La campagna dovrebbe continuare almeno fino alla festa della Pasqua ebraica, che inizierà il prossimo primo aprile. Inoltre, qualora fosse necessario, gli attacchi israeliani saranno prolungati per ulteriori tre settimane. Certamente, le forze armate di Tel Aviv hanno tutto l’interesse a far credere al nemico iraniano di avere le capacità di poter sostenere l’attrito derivante dal prolungarsi delle ostilità.

In ogni caso, gli israeliani segnalano di voler continuare il conflitto finché non verranno colpiti i bersagli stabiliti all’inizio dell’operazione, al fine di imporre maggiori costi alla Repubblica Islamica. Quest’ultima, dal canto suo, non è disposta a cedere. Anzi, Teheran prosegue la propria campagna asimmetrica, tramite cui punta a compensare la sua inferiorità militare colpendo l’economia globale con la chiusura dello Stretto di Hormuz. A ciò si aggiungono gli attacchi missilistici e di droni contro i Paesi del Golfo e le basi americane nella regione, finalizzati ad aumentare la pressione sugli Stati Uniti per portare a termine la guerra in condizioni favorevoli per Teheran.

L’attacco alla base italiana

In questa situazione, caratterizzata dalla prosecuzione del conflitto e dagli attacchi iraniani contro obiettivi militari in tutta la regione, gli europei sono coinvolti in misura sempre più crescente. Non solo per i danni economici provocati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma anche sul piano militare, in quanto i soldati dei Paesi europei dispiegati nel teatro mediorientale sono ormai diventati un bersaglio degli attacchi della Repubblica Islamica.

Circostanze che mettono l’Italia in difficoltà. Nella giornata di ieri, un drone iraniano ha colpito la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove sono presenti militari italiani. Lo Stato Maggiore della Difesa ha riferito che non ci sono state vittime. Tuttavia, è stato distrutto un veicolo a pilotaggio remoto in dotazione ai soldati italiani. La stessa base era già stata colpita più volte nei giorni scorsi. Inoltre, gli attacchi iraniani non hanno risparmiato neanche le basi in Iraq dove l’Italia ha dispiegato propri uomini nell’ambito della coalizione anti-Isis. In una di questi, è rimasto ucciso un soldato francese. Roma ha quindi provveduto a spostare i propri uomini in altre basi della regione.

Molto dura la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani verso l’ultimo attacco ad Ali Al Salem. «Non ci faremo intimidire», ha affermato aggiungendo che la missione italiana continuerà. Allo stesso, però, ha specificato che il numero di militari italiani nella regione sta venendo ridotto, pur tenendo fede agli impegni già assunti da Roma.
Di fatto, le affermazioni di Tajani si configurano come una contraddittoria presa di posizione che sottolinea le difficoltà che sta incontrando il governo Meloni nella crisi mediorientale. Roma afferma di non essere parte del conflitto contro l’Iran. Allo stesso tempo, vuole mantenere il supporto verso i partner del Golfo, ma dando priorità alla sicurezza dei militari italiani. Ciò, però, implicherebbe il ritiro dal Medio Oriente.

Le difficoltà di Roma

Dunque, il venir meno dei nostri impegni. In effetti, l’Italia dispone di diversi assetti nella regione. Tra questi spiccano quattro caccia Eurofighter Typhoon che sarebbero stati utili nella difesa dello spazio aereo del Kuwait. Ma non sono stati impiegati. Le difficoltà del governo italiano derivano soprattutto dall’aver ereditato dai predecessori un criterio nel dispiegamento delle truppe all’estero – viste come uno strumento soprattutto per rinsaldare la cooperazione con gli alleati, senza curarsi delle poste in gioco – reso obsoleto dalle circostanze geopolitiche attuali. Una situazione aggravata dalla scarsa volontà politica di difendere i rilevanti interessi nazionali italiani messi in discussione dal conflitto in corso.

La strategia di Israele

Comunque, nessuna iniziativa presa in ambito europeo sarebbe in grado di garantire la sicurezza della navigazione nel Golfo finché non ci sarà un cessate il fuoco.
Nel frattempo, anche la Santa Sede si esprime sulle ostilità. Durante l’omelia della messa nella parrocchia di Ponte Mammolo, Leone XIV ha lanciato un monito contro l’arruolamento di Dio nella giustificazione della guerra. Il che è, infatti, una caratteristica della retorica usata nell’attuale conflitto non solo dall’Iran, ma anche da Israele e Stati Uniti (verosimilmente i destinatari dell’avvertimento del Pontefice).

Nel frattempo, il conflitto va avanti. Stati Uniti e Israele puntano a massimizzare i danni contro la Repubblica Islamica, così da amplificarne la vulnerabilità materiale. Al contrario, Teheran punta a imporre costi così alti da poter creare una nuova situazione geopolitica per prevenire attacchi futuri.

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