26 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Feb, 2026

Si fa male in smart working, il Tribunale riconosce l’infortunio sul lavoro

Smart working, foto generica

Caduta in casa mentre lavorava da remoto, una dipendente dell’Università di Padova ottiene dal Tribunale il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro: risarcimento spese e invalidità al 9% dopo la retromarcia dell’Inail


Cade in casa mentre lavora in smart working e ottiene il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro. È la vicenda di una dipendente sessantenne dell’Università di Padova che, dopo un lungo contenzioso con l’Inail, ha visto il Tribunale del lavoro darle ragione.

La sentenza è stata emessa l’8 maggio scorso dal Tribunale di Padova ed è stata resa nota in questi giorni dal sindacato Fgu Gilda Unams, come riportano i quotidiani locali.

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L’incidente durante il lavoro da remoto

L’8 aprile 2022 la donna, impiegata presso il dipartimento giuridico dell’Ateneo, è caduta nella propria abitazione mentre svolgeva attività lavorativa da remoto. Nell’incidente ha riportato una frattura della caviglia in due punti, con conseguente ricovero ospedaliero e intervento chirurgico. Il referto medico indicava 137 giorni di inabilità al lavoro.

La marcia indietro dell’Inail

In un primo momento l’Inail aveva riconosciuto l’infortunio come indennizzabile. Poche settimane dopo, però, l’Istituto ha cambiato posizione, qualificando l’episodio come “infortunio domestico” e non come infortunio sul lavoro.

La lavoratrice ha quindi sostenuto personalmente le spese mediche, comprese medicazioni e noleggio di una sedia a rotelle. Con il supporto del sindacato ha presentato una nuova istanza all’Inail, respinta nuovamente, fino al ricorso davanti al Giudice del lavoro di Padova.

Il rimborso e il riconoscimento dell’invalidità

Nel corso del procedimento l’Inail ha riconosciuto la natura lavorativa dell’incidente, ma ha continuato a negare il rimborso delle spese mediche sostenute privatamente.

È stato il giudice a imporre il risarcimento, sottolineando la particolarità del caso e la mancata tempestività dell’Istituto. La donna ha così ottenuto 1.300 euro di rimborso e il riconoscimento di un’invalidità permanente pari al 9%, in accordo con l’Inail.

Il sindacato: “Le norme ci sono, ma sintetiche”

“Sentenze di questo tipo sono ancora pochissime nel nostro Paese – commenta Andrea Berto, segretario Fgu Gilda Unams all’Università di Padova – ma è fondamentale ribadire che anche se l’attività si svolge in casa restano valide le tutele sulla sicurezza e sull’indennizzo in caso di infortunio”.

Secondo il sindacato, la normativa sullo smart working è essenziale ma poco dettagliata e spesso l’Inail tende ad assimilare questi episodi a infortuni domestici. “Invitiamo chi si trova in situazioni analoghe a far valere i propri diritti”.

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