Un appello alla politica per salvare radio radicale, essenza autentica della democrazia e patrimonio da proteggere ogni giorno
È unica e infungibile. E se l’infungibilità è funzione diretta della necessità, dovrebbe convenirsi che Radio Radicale è indipensabile. Eppure rischia di chiudere. Non solo perché il governo non le ha assicurato le risorse sufficienti a sostenersi. Ma perché in una comunicazione in cui vanno sempre più perdendosi le differenze, l’indispensabilità di Radio Radicale rischia di ridursi a uno slogan vuoto. Molti lo gridano, ma nessuno fa niente di concreto per salvarla.
Nessun altro organo di informazione in Italia associa un notiziario di prima qualità alla trasmissione delle sedute del Parlamento, delle attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Csm, dei più importanti processi giudiziari e delle più varie attività culturali e sociali del Paese. E, come se non bastasse, rubriche, interviste e dibattiti di rilevanza internazionale o su temi ignorati da altri e in grado di dare diritto di tribuna a minoranze che non hanno voce.
Radio Radicale è l’essenza più autentica della democrazia. E della democrazia rischia di subirne la sorte: quella di darsi per scontata. Di non doversi concimare, coltivare, proteggere e innovare ogni giorno. Così tutti la ascoltiamo e tutti la ignoriamo. Per primi i politici che pure ricevono da Radio Radicale una tribuna senza pregiudizi, in cui anche le posizioni meno consonanti con lo spirito liberale della Radio non vengono censurate.
Ricordarsi dell’indispensabilità di Radio Radicale, e attivarsi per salvarla, vuol dire dimostrare di amare una società plurale.


















