4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Feb, 2026

America Latina, dalla marea rosa all’ondata conservatrice

Laura Fernandez

Con la fine di molti dei famosi governi di sinistra, l’America Latina vive un’ondata conservatrice che porta molti Paesi più vicini a Trump e criminalità


Negli ultimi vent’anni l’America Latina ha vissuto un ciclo politico che ha catturato l’attenzione globale. La cosiddetta marea rosa, incarnata da figure come Hugo Chávez in Venezuela, Lula in Brasile, Evo Morales in Bolivia e Michelle Bachelet in Cile, sembrava promettere un modello alternativo: redistribuzione economica, orgoglio nazionale e indipendenza dall’Occidente.

L’entusiasmo ideologico della marea rosa, che spesso privilegiava la teoria rispetto ai risultati concreti, ha lasciato il posto a una domanda più pragmatica: sicurezza, ordine e risposte tangibili ai problemi quotidiani. La polarizzazione del passato ha così ceduto spazio a un’agenda fondata sulla sicurezza.

L’Argentina di Milei e la fine del peronismo

In Argentina, Javier Milei, leader del partito libertario di destra, ha consolidato la sua maggioranza parlamentare nelle elezioni di metà mandato, sancendo la fine di decenni di peronismo egemone. La sua agenda di liberalizzazione economica radicale, repressione della criminalità organizzata e ridefinizione dei legami internazionali ha spinto Buenos Aires verso un rapporto più stretto con Washington, segnando una netta discontinuità rispetto alle politiche anti-americane del passato e risuonando con le paure diffuse nella popolazione.

Ecuador, sicurezza e cooperazione con Washington

In Ecuador, sotto la guida di Daniel Noboa, si osserva una traiettoria analoga. Noboa ha costruito la sua agenda politica su un orientamento pragmatico alla cooperazione con gli Stati Uniti nei fronti della sicurezza e della lotta al traffico di droga. Definendo chiaramente il contrasto con le élite di sinistra e cercando alleanze strategiche per affrontare reti criminali transnazionali. In un gesto che testimonia la tensione regionale, Quito ha imposto tariffe doganali su prodotti colombiani come risposta alle accuse di complicità nel traffico di droga. Evidenziando dunque un approccio più duro verso governi percepiti come deboli o allineati con sinistre tradizionali.

Costa Rica, la svolta conservatrice

I recenti risultati elettorali mostrano che la tendenza va ben oltre Argentina ed Ecuador. Il 12 febbraio 2026, la Costa Rica ha eletto la sua presidente più conservatrice di sempre, Laura Fernández, che ha vinto al primo turno con circa 48,3 49,6% dei voti, superando facilmente la soglia del 40% necessaria per evitare il ballottaggio in un campo di oltre venti candidati. Il suo principale avversario, l’economista Álvaro Ramos, si è fermato intorno al 33-34% dei consensi. Fernández ha basato la sua campagna sulla sicurezza interna, la lotta al narcotraffico e il rafforzamento delle forze dell’ordine, incarnando una richiesta di ordine pubblico che rispecchia l’ansia diffusa nelle società centroamericane dopo anni di violenze crescenti. La sua vittoria è talmente significativa da essere descritta dagli analisti come il consolidamento del giro a destra nell’intera regione.

Honduras, sicurezza e riallineamento geopolitico

Pochi giorni prima, il 27 gennaio 2026, Nasry Asfura è stato insediato presidente dell’Honduras, ottenendo circa 40,3 % dei voti nella elezione presidenziale molto combattuta, davanti al rivale Salvador Nasralla. Asfura, imprenditore e politico appoggiato dal presidente statunitense Donald Trump, ha promesso di affrontare povertà, corruzione e violenza delle bande. Ha inoltre restaurato legami diplomatici con Taiwan, segnando una rottura con la linea filo cinese della precedente amministrazione. Anche qui, sicurezza e cooperazione internazionale restano al centro del programma governativo.

Il Cile di Kast e la richiesta di ordine

Nel vicino Cile, le elezioni del 14 dicembre 2025 hanno segnato un’altra svolta. José Antonio Kast, candidato conservatore, ha vinto il ballottaggio presidenziale con circa 58,2% dei voti, distanziando la candidata di sinistra Jeannette Jara al 41,8%. Il suo messaggio forte su criminalità, migrazione e ordine pubblico ha fatto breccia in un paese che, nonostante la tradizione democratica, sente crescere l’insicurezza e la sfiducia nelle élite tradizionali. Kast sarà il presidente più di destra del Cile dagli anni della dittatura e ha promesso misure dure contro il crimine e l’immigrazione irregolare.

Bolivia, la fine del ciclo socialista

Anche in Bolivia, le elezioni generali del 19 ottobre 2025 hanno segnato la fine di quasi vent’anni di dominio del partito socialista MAS. Il centrista Rodrigo Paz ha vinto il ballottaggio con circa 54,5 % dei voti, battendo il conservatore Jorge “Tuto” Quiroga e ponendo termine a un’era di governo progressista. Paz ha promesso riforme economiche, reintroduzione di politiche orientate al mercato e riapertura dei legami con gli Stati Uniti, segnando un cambio netto rispetto al passato socialista.

Una conservative wave regionale

Questa serie di eventi non è casuale o episodica: è l’espressione di un’onda conservatrice regionale che ha visto l’elezione di almeno cinque leader di destra o conservatori in un periodo di pochi mesi. Il fenomeno è stato definito come una conservative wave. Un’ondata politica che riflette preoccupazioni condivise su criminalità, stagnazione economica e insicurezza pubblica, ma che al contempo ridefinisce le priorità geopolitiche di tutta l’America Latina.

Il nuovo equilibrio geopolitico

La trasformazione ha profondi risvolti geopolitici. Per anni, l’America Latina è stata vista come terreno fertile per l’espansione cinese attraverso investimenti infrastrutturali e accordi commerciali. Oggi, molti governi riconoscono che questa relazione, pur economicamente utile, manca di una dimensione strategica di sicurezza. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno intensificato la loro presenza diplomatica e operativa, orientando la cooperazione regionale su intelligence, lotta alle mafie e gestione dei flussi migratori. Questi ultimi non sono più letti soltanto come un fenomeno umanitario ma come una sfida di sovranità nazionale e stabilità interna.

Dal socialismo al pragmatismo

In questo nuovo ordine, l’America Latina non è più ideologica nel senso classico, ma pragmatica e strategica. I governi di destra connettono la loro legittimità interna alla capacità di rispondere alle paure concrete dei cittadini. E, allo stesso tempo, di posizionarsi come partner affidabili per Washington. Il pragmatismo ha sostituito l’utopia.

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La narrazione storica dalla marea rosa alla destra consolidata non è solo un dato statistico: riflette società che chiedono sicurezza, prima di tutto, e che guardano alle coste meridionali degli Stati Uniti non più solo come meta migratoria, ma come parte di un’architettura di cooperazione e contenimento delle crisi.

Un nuovo corso storico

Le urne non raccontano solo numeri: raccontano un mondo nuovo in cui l’America Latina ridisegna la sua identità politica e la sua collocazione internazionale. Il vento è cambiato. Dalla marea rosa all’asse conservatore, dal socialismo al pragmatismo geopolitico, l’America Latina che emerge oggi soffia da Quito a Buenos Aires, passando per Tegucigalpa, San José e Santiago. Non è una raffica passeggera: è un nuovo corso storico destinato a definire per anni l’identità politica dell’intero emisfero.

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