16 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Feb, 2026

L’ex sindaco Antropoli: «Io, innocente in carcere. I pm paghino»

Il chirurgo Carmine Antropoli, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere

L’ex sindaco e chirurgo Antropoli racconta l’ingiusta detenzione e chiede sanzioni per i pm che sbagliano. «Sono finito in carcere da innocente»


La conferma dell’assoluzione dell’ex sindaco di Capua Carmine Antropoli è stata il punto di arrivo di una stagione giudiziaria che ha segnato la politica casertana e la vita di molti suoi protagonisti. Antropoli, chirurgo di fama nazionale, autore di brevetti farmacologici oggi utilizzati in tutta Italia, travolto da una delle più drammatiche ondate di inchieste della Dda di Napoli che, in quegli stessi anni, indagò anche altri sindaci di Forza Italia in provincia di Caserta con accuse gravissime, che sono poi stati, nella quasi totalità dei casi, assolti in via definitiva.

Prima di lui erano stati arrestati e poi assolti anche Pio Del Gaudio, già primo cittadino di Caserta, e Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere. Antropoli, fino a tre anni prima sindaco di Capua, fu accusato di corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e riciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso e il concorso esterno nel clan dei Casalesi. La tesi dei pm si fondò in larga parte sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Zagaria che attribuì al chirurgo un ruolo di raccordo tra politica e ambienti camorristici, anche in relazione a un episodio di violenza privata avvenuto nel 2016 per favorire una candidatura politica.

Dopo tre anni di indagini e altri sei di processo, nel 2022 la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere assolse Antropoli con la formula “il fatto non sussiste” ed escluse qualsiasi legame con i Casalesi. Per i giudici il collaboratore di giustizia non era credibile. La Dda impugnò la sentenza e, parallelamente, un diverso filone del procedimento con rito abbreviato si chiuse con la caduta dell’aggravante mafiosa e la prescrizione dei reati. Anche quel verdetto fu appellato dai pm. Il sipario calò definitivamente davanti alla Corte di Appello di Napoli che confermò l’assoluzione del medico e respinse la richiesta di condanna a otto anni avanzata dal pg.
Per Antropoli, la fine un incubo.

Dottor Antropoli, lei si sente vittima di un errore giudiziario o un perseguitato?

«Se vado oggi in giro a raccontare la mia storia è perché ho avuto mezzi e forza per sostenere la mia difesa, con avvocati capaci di ristabilire la verità storica. Ma molti non hanno questa possibilità. E passano anni in carcere, mentre i processi vanno avanti, nonostante pronuncesfavorevoli di altri giudici, o strane e con comitanti decisioni di magistrati che nel corso della loro carriera passano dalla inquirente alla giudicante. Ne perde la terzietà che dovrebbe essere propria di chi decide».

Vuole fare della sua storia un manifesto per la campagna referendaria per la separazione delle carriere?

«Non è questo lo scopo, ma la mia vicenda prova, qualora ve ne fosse bisogno, che la separazione delle carriere è necessaria per evitare che ci siano influenze esterne alle risultanze investigative. Mi spiego.
Nel collegio del Riesame che confermò il mio arresto (misura che successivamente la Cassazione bocciò, ndr) c’era un magistrato che, precedentemente, era stato pm a Santa Maria Capua Vetere, lo stesso ufficio nel quale avevano lavorato anche i magistrati Maurizio Giordano e Sandro d’Alessio, titolari, poi in Dda, dell’indagine a mio carico. Il nodo della separazione delle carriere è tutto qua».

Lei fu condannato per una violenza privata, ma poi fu assolto con formula piena dalle accuse di avere avuto legami con i clan, ovvero quelle su cui si basava l’intera indagine e che portò all’arresto. E non fu il solo, in quegli anni, a finire dal Municipio al carcere…

«In quegli anni i collaboratori di giustizia hanno orientato più di un’indagine, a Caserta ma non solo. E quasi tutte ai danni di sindaci e coordinatori di Forza Italia. Non mi faccia dire altro».

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Quindi lei si ritiene vittima di un processo politico?

«Mi limito a mettere insieme i fatti. Prima di me, gli stessi magistrati della Dda hanno indagato e fatto arrestare Pio del Gaudio, galantuomo ed ex sindaco di Caserta, portato via in elicottero dai carabinieri, di notte, come un pericoloso delinquente. Quindici giorni in carcere e mesi di fango per poi essere prosciolto completamente. Nella stessa inchiesta coinvolsero anche Carlo Sarro, che però era parlamentare e non fu arrestato. Anche per lui poi caddero tutte le accuse. Lo stesso accadde con Biagio Di Muro, sindaco di Santa Maria Capua Vetere. E alla luce di questi fatti che penso che c’era un target da colpire. Lo dicono i fatti. Sono un medico affermato, sono stato un politico per passione, non per professione.

Per dieci anni sono stato sindaco della mia città, Capua, rinunciando all’indennità. E mi hanno accusato di avere tramato con la camorra per favorire l’elezione del mio successore. I carabinieri piombarono in casa mia alle 4 del mattino, mentre ero col minore dei miei figli. Come fossi stato il peggiore dei cri-minali. Ho trascorso un mese in un reparto di alta sicurezza del carcere di Santa Maria Capua Vetere, poi, stabilito che non ero un mafioso, altri tre in un reparto comune. E altri tre mesi ai domiciliari. Anni dopo, due sentenze hanno stabilito la piena correttezza del mio operato a riprova della mia onesta e del mio impegno per la comunità».

Tutto è bene quel che finisce bene?

«Assolutamente no. Come ho detto all’inizio, c’è chi ha forza e risorse per difendersi, ma c’è anche chi non ne ha. E i danni biologici e morali che vengono da una vicenda di questo tipo non si cancellano con un risarcimento, tantomeno spariscono con una sentenza passata in giudicato. Per questo è opportuno stabilire responsabilità certe nei confronti di chi indaga. Come avviene per noi medici. La buona fede non esclude l’errore, ma il rischio di dover pagare personalmente per gli errori alza la soglia di attenzione. A beneficio di tutti. Della categoria professionale e dell’utenza».

Gira voce di un suo ritorno in politica, si ricandiderà?

«Me lo hanno chiesto, ho già detto di no. Potrei tornare in politica, ma mai, dopo un’esperienza del genere, rifarei l’amministratore locale».

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