8 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Feb, 2026

Il vannaccismo e la destra: l’esame di maturità del governo Meloni

Roberto Vannacci

L’uscita di scena di Vannacci dalla Lega apre una sfida cruciale: resistere al vannaccismo nella destra italiana senza cedere a radicalismi e populismi


Roberto Vannacci sembra ormai fuori dalla Lega. Il che equivale a dire fuori dal centrodestra. O, almeno, così dovrebbe essere. La prospettiva crea più di un patema d’animo alla premier Giorgia Meloni e al suo vice Matteo Salvini che ora temono di perdere il sostegno dell’elettorato “nostalgico”. Tanto che più di un analista interpreta la linea intransigente del prossimo Pacchetto Sicurezza come un tentativo di evitare uno “smottamento” sul crinale destro della coalizione di governo.

L’imminente addio del generale alla Lega e i timori di Meloni e Salvini, però, pongono un tema di fondamentale importanza: la resistenza al vannaccismo, che include anche manifestazioni come quella di cui gli attivisti di CasaPound si sono resi protagonisti ieri alla Camera.

Il vannaccismo nella destra italiana

L’interrogativo è chiaro: come può una forza conservatrice e liberale, come quella che Meloni ha dichiarato di voler costruire, difendere questa stessa traiettoria politica dal timore di essere scavalcata dal Vannacci di turno? È un tema cruciale che, con le dovute distinzioni, riguarda anche il centrosinistra, dove da anni una forza di natura riformista come il Partito democratico rincorre il Movimento Cinque Stelle sullo scivoloso terreno del populismo.

Una resa alle “truppe” – e, soprattutto, alle istanze – del generale Vannacci avrebbe per Meloni un costo altissimo. Minerebbe, infatti, quel percorso lento e spesso contraddittorio che dal congresso di Fiuggi in poi ha trasformato la destra neofascista in una forza politica meno nostalgica e più moderna, inserita a pieno titolo nella famiglia dei Conservatori e Riformisti europei.

Il rischio di tornare indietro

Capace di dialogare con il Ppe in Europa e con liberali, riformisti e persino esponenti della sinistra moderata in Italia. Qualsiasi cedimento al vannaccismo porterebbe la destra italiana a «guardare nello specchietto retrovisore», per usare parole di Gianfranco Fini, costringendola a un percorso a ritroso verso i tempi in cui gli elettori e le istituzioni la guardavano con sospetto, se non addirittura con timore.

Per fortuna, un “antidoto” al “virus” del vannaccismo esiste ed è duplice. Il primo è la capacità di leadership, cioè la presenza di una figura in grado di non impegnarsi in una logorante gara con le forze della destra più radicale. In questo senso Meloni offre garanzie ben più ampie di Salvini.

Meloni e il percorso di Fiuggi

La leader di Fratelli d’Italia ha sufficientemente chiari il percorso e la destinazione della destra. Diversi argomenti militano in tal senso: su tutti il fatto di non aver mai preso le distanze dalle tesi di Fiuggi, nelle quali si considerava l’antifascismo come «un momento storicamente essenziale per il ripristino dei valori che il fascismo aveva conculcato». Meno affidabile sembra Salvini che, oltre a strizzare l’occhio alla Russia di Putin, non esita a ricevere il leader della destra xenofoba inglese Tommy Robinson.

Tuttavia, se la capacità di leadership sembra acquisita almeno con riferimento a Meloni, molto resta da fare per ottenere il secondo “antidoto” al vannaccismo e cioè la costruzione di una cultura politica tanto solida da non lasciare alcuno spazio alle incursioni del generale e dei suoi fedelissimi.

Le contraddizioni da risolvere

Il che, concretamente, significa cancellare quelle contraddizioni che minano la credibilità del percorso verso il conservatorismo europeo e, nello stesso tempo, dimostrare di saper rispondere ai problemi della complessità senza cedere a facili populismi o radicalismi.

Giustizia, sicurezza e principi costituzionali

Qualche esempio? Meloni è chiamata a risolvere l’evidente contrasto tra la riforma della giustizia, finalizzata a rafforzare le garanzie per indagati e imputati attraverso la separazione delle carriere dei magistrati, e una serie di misure ed esternazioni – come lo scudo penale per le forze dell’ordine, il rifiuto di provvedimenti di clemenza per i detenuti e l’irrituale richiesta di carcerazione per gli inquisiti di Crans-Montana – che segnano un arretramento sul piano di determinati valori e principi costituzionali.

Rispondere politicamente al vannaccismo

Altrettanto importante sarebbe dare risposte nette al vannaccismo nella destra italiana. Al generale andrebbe chiarito che la guerra in Ucraina non si risolve legittimando Putin ma sostenendo Zelensky senza ambiguità; che all’aggressività di autocrati come Trump non si risponde celebrandoli ma cercando sponde con altri leader e Paese.

LEGGI I politologi: Vannacci al 3%, problema per Salvini. Indietro Rizzo

Immigrazione, disabilità e criminalità

Che ai problemi dell’immigrazione non si risponde con la remigrazione ma individuando canali che consentano agli stranieri di integrarsi nel nostro tessuto sociale e alle imprese italiane di ottenere la manodopera di cui necessitano; che al dramma della disabilità non si risponde con le classi separate ma formando e assumendo il personale scolastico necessario e sostenendo le famiglie; che alla criminalità non si risponde allargando le maglie della legittima difesa ma mettendo le istituzioni nella condizione di contrastare adeguatamente la malavita.

Un esame di maturità per la destra

In definitiva, il vannaccismo chiama la destra italiana a un esame di maturità che può essere superato in un solo modo: rifiutando un radicalismo fuori dal tempo e il solito populismo inconcludente.

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