4 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Gen, 2026

Adesso Pluto corre finalmente libero (dal copyright)

Scadono i diritti d’autore su Pluto e gli anni Trenta. Anche su Einstein, Thomas Mann e Ortega Y Gasset


Corri, corri, Pluto. Il guinzaglio si è rotto, niente più ti lega a questi luoghi, neanche certi musi da topo. La vita è tua e solo tua, adesso, Topolino, che tanto hai amato, non potrà più farti dormire in una cuccia in giardino suscitando i più che legittimi dubbi di Claudio Bisio: «è un bracco, la stessa razza di Pippo: perché lui in una casetta sul prato e Pippo in una normale e mangia le noccioline che ‘tah-dah’ lo rendono Superpippo»?

Chissà che non siano dubbi destinati a essere sciolti dall’interessato – un cane che non parla, ma che pensa e, soprattutto, sogna, nella sua vita lontana, più che da Mickey Mouse, da Walt Disney e dalla sua company. Come ogni primo gennaio, infatti, le leggi internazionali sul copyright fanno scadere il diritto d’autore su una serie di opere che diventano di pubblico dominio: film, libri, canzoni e opere musicali, disegni animati.

Fino al 31 dicembre chi voleva usarli, ad esempio per uno spot pubblicitario, un’opera d’arte, una riproduzione, una qualunque cosa, tranne una parodia che fosse chiaramente e immediatamente comprensibile come tale, doveva chiedere il permesso a chi ne deteneva i diritti (l’autore o i suoi eredi) e pagare, oppure rassegnarsi a un processo.

Copyright e fantasia

Può sembrare una cosa per addetti ai lavori di diritto e di cultura, in realtà basta riflettere su quanta parte del sapere mondiale sia già libero e accessibile a tutti. I Promessi Sposi. Mozart. Verdi. Beethoven. La Divina Commedia (nel 1950 Topolino ne fece una parodia in cui Pluto, nel senso del Dio degli inferi, aveva le forme proprio del cane, e quando gli davano un osso, ma di quelli di seppia, per i canarini, colava e cinquettava). Le prime rustiche incisioni del nascente jazz di inizio Novecento.

Verne. I Dumas. Leopardi. Le opere omeriche. Logico: tutta roba nata nei secoli scorsi e diventata patrimonio immateriale dell’umanità, non nel senso dell’Unesco. Patrimonio che ognuno di noi può leggere, in alcuni casi stampare, tradurre in un nuovo modo, trasformare in fumetti. Tutto. Il copyright è il regno della fantasia incentivata e tutelata, all’autore viene dato un premio che è anche uno stimolo a incentivare. La fine del copyright propaga questa fantasia fra tutti noi, sol che ne vogliamo fare qualcosa.

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Leggi diverse, tempi diversi

Però attenzione, dipende dalla durata del copyright che ogni Paese ha per legge. I fortunati (50 anni dalla morte dell’autore), tra cui Bolivia, Nuova Zelanda e Uruguay avranno davvero tanto.Il ponte sul fiume Drina, di Ivo Andric che per primo mostrò le crepe etniche nell’ex Jugoslavia. Eichmann in Jerusalem di Hannah Harendt, ovvero La banalità del male, sui lager nazisti e la loro gestione dal grigio burocrate Adolf Eichmann. Vi piace la musica? C’è tutta la discografia di Tim Buckley, artista folk-jazz- rock morto giovane, e le colonne sonore di Bernard Herrmann, uno che iniziò a scrivere musiche per “Quarto potere” e chiuse con “Taxi driver”. In mezzo, “Psycho”, “Intrigo internazionale”, Cape fear”, “Gli uccelli”, “Fahrenheit 451”.

Musiche molto da thrilling, le sue. Ma quanto a questo, diventa di libera fruizione, anche banalmente su YouTube, “Ai confini della realtà”, la serie di telefilm degli anni 1959-1964 che tramite l’uso del soprannaturale, della scienza e del nonsense raccontò la società mondiale, soprattutto la maledetta paura della atomica.

Il suo autore, Rod Serling, spesso assistito da narratori come Richard Matheson e Charles Beaumont grazie a un bianco e nero perfetto ricavò storie incredibili, come il tipo che sopravvive alla bomba, può finalmente leggere tutti i libri che vuole, ma track si rompono gli occhiali. A proposito di leggere, c’è anche l’opera omnia di P.G. Wodehouse, grande esponente del british humour.

Va decisamente peggio a Bangladesh, India e Venezuela: 60 anni dalla morte dell’autore e quindi il doversi solo contentare della biografia di Churchill (vinse il Nobel comunque) e l’opera omnia di Thomas Stearns Eliot.

Cosa si “libera” in Italia e negli Usa

A noi italiani, come quasi tutta l’Europa vista la legge Ue, tocca aspettare 70 anni dalla morte dell’autore. Ed ecco tutto Thomas Mann, Yves Tanguy e Fernand Léger. José Ortega y Gasset e Albert Einstein.

La più lunga attesa, ma anche la più fruttuosa, è stata quella degli Stati Uniti, dove da oggi sono liberi opere del 1930. Traduciamo? Il falcone maltese, l’esordio di Miss Marple in Omicidio al vicariato di Agatha Christie, La voce umana di Jean Cocteau, il primo libro di liriche di W. H. Auden, Poemi. E poi filmetti: “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Lewis Milestone, “L’angelo Azzurro” di Josef von Sternberg che lanciò Marlene Dietrich. “Animal crackers”, esordio al cinema dei Fratelli Marx.”, L’Âge d’Or” di Luis Buñuel, il primo film sui gangster “Little Caesar” di Mervyn LeRoy.

La musica

Canzoni? Ecco “Dream a Little Dream of Me” di Mama Cass, “Embraceable You”, “But Not for Me” and “I Got Rhythm” dei Fratelli Gershwin, “Georgia on my mind” di Hoagy Carmichael, “On the Sunny Side of the Street” di Jimmy McHugh, “My Baby Just Cares for Me” di Walter Donaldson. E infine I cartoni animati. Non solo Pluto, all’epoca ancora chiamato Rover, ma anche la vera sex symbol degli anni Trenta, Betty Boop, moretta con curve da urlo. Molto morigerata. Ma adesso è anche lei di tutti.

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