2 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

27 Dic, 2025

Da Zaia e Occhiuto scalata ai partiti (e al centrodestra)

Il primo punta a Venezia, il secondo vuole rilanciare i liberali. Obiettivo comune: rafforzarsi rispetto a Meloni in vista del 2027


La “rivolta” dei governatori. Uno, confermato con larga maggioranza alla guida della Regione Calabria, sta lavorando ad un secondo convegno, questa volta a Milano, tra fine gennaio e i primi di febbraio, la parola chiave sempre la stessa – “In libertà” – nella speranza magari che «venga lasciata maggiore libertà di partecipazione». L’altro, fatto fuori dalla guida del Veneto nonostante i 203.504 voti, record di sempre, ha in mente il colpaccio: diventare a primavera “doge” di Venezia, del resto, disse, «nei voti a Venezia c’è un segnale, mi vogliono sindaco».

Ci sarebbe anche un terzo caso, il percorso è diverso perchè si tratta di sostituire un “governatore” in carica: è un siciliano doc, si chiama Giorgio Mulè, uno dei giornalisti cresciuti alla scuola Mediaset, attualmente è vicepresidente della Camera ed è convinto che sia necessario un regime-change anche nella Sicilia del governatorato «assai poco incisivo» di Renato Schifani.

La scalata per arginare Meloni

Giorgio Mulè, Roberto Occhiuto e Luca Zaia, uniti da un insolito destino: scalare dall’interno e democraticamente i rispettivi partiti, Forza Italia e Lega e diventare un argine allo strapotere di Giorgia Meloni nella maggioranza. Riportare cioè entrambi gli attuali junior partner della maggioranza ad una rilevanza politica tale da riuscire a dare di più e meglio le carte in vista delle politiche della primavera del 2027.

Il presidente della Regione Calabria è reduce da un buon successo – considerato il fuoco amico manifestatosi in vere e proprie azioni di boicottaggio – il 17 dicembre quando a palazzo Grazioli è stato organizzato il convegno “In libertà”, la prima tappa di un percorso di rinnovamento dentro Forza Italia. Per quanto Occhiuto si sia sforzato di dire che «non è nata una corrente» e che il convegno sia in realtà «una scossa» verso quella rivoluzione liberale e quelle liberalizzazioni mai fatte che sono il vero punto debole dell’Italia, dentro Forza Italia si è aperta ufficialmente la guerra interna.

Con la regia esterna di Piersilvio e Marina Berlusconi che, per quanto «molto grati» ad Antonio Tajani per aver tenuto in vista un partito quando nessuno ci avrebbe scommesso un cent, chiedono da tempo un rinnovamento nelle forze, nelle facce e nelle idee. Occhiuto lo spiegò bene quel giorno e nelle interviste a seguire: «Al centro-destra non basta Giorgia Meloni, bisogna rafforzare l’ala liberale della coalizione», ovvero, spingere su riforme come eutanasia, la cittadinanza per chi nasce o studia in Italia, più migranti per le imprese, lotta alle corporazioni.

Rafforzare “l’ala liberale”

Di questo si parlò quel giorno a palazzo Grazioli, sede scelta non a caso per il convegno, nel giorno in cui Giorgia Meloni faceva le comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo e in cui Antonio Tajani convocò in fretta e furia una “sua” riunione a Milano con feluche e ambasciatori sui temi della politica estera. Nonostante questa sfortunata somma di eventi contrari, quel giorno a palazzo Grazioli si presentarono 22 parlamentari azzurri (su 72 totali).

E tutti di un certo peso specifico come Fabio Roscioli, tesoriere del partito e diretta espressione della famiglia Berlusconi, Matilde Bruzzone, nuora di Paolo Berlusconi, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Intravista anche qualche interessante new entry come Manlio Messina, deputato fuoruscito da Fratelli d’Italia per dissidi pesanti con i vertici del partito. Milano sarà una importante controprova.

LEGGI Forza Italia, non si fanno idee nuove con parole vecchie

Occhiuto ha un obiettivo: «Riportare Forza Italia al 20%». Per farlo chiede di avere maggiore agibilità sui temi nell’agenda del partito, di poterlo rendere scalabile dall’interno che non vuol dire per forza un colpo di mano o lesa maestà. La risposta è stata secca: Tajani si ricandida alla guida di Forza Italia, il congresso ci sarà all’inizio del 2027 e, da quando si capisce, sono in atto le grandi manovre per blindarlo dall’interno, ad esempio congressi locali celebrati in queste settimane con un solo candidato e 40 tesserati.

Nel frattempo stanno uscendo anche sondaggi da cui emerge l’alta popolarità del segretario Tajani. Se gli intervistati sono già elettori di Forza Italia. Se invece si esce da quel recinto, la classifica cambia: guida Piersilvio, segue Marina, al terzo posto Occhiuto che stacca di una ventina di punti Tajani. «Allargare» a quell’elettorato moderato che non sta andando a votare, sarebbe proprio il mandato che i fratelli Berlusconi hanno affidato al governatore della Calabria. Operazione che Tajani per età anagrafica ma soprattutto “complicità” con Meloni (che gli ha promesso il Quirinale, ndr) non può fare.

Il caso Zaia

Analoga a quella di Occhiuto è la partita di Luca Zaia. L’ex governatore del Veneto fu ricevuto dal presidente Mattarella al Quirinale all’indomani del voto. Un invito inedito, rivendicato alla fine con tanto di comunicato della Presidenza della Repubblica (i dettagli sono importanti) e motivato dalla profonda empatia tra il Capo dello Stato e il presidente di Regione che ai tempi del Covid trovò nell’inquilino del Quirinale l’alleato più attento alle scelte difficili che Zaia decise di fare e che poi indicarono la strada per tutto il Paese.

I due si erano visti poche settimane prima delle regionali a Venezia e a Venezia si sono ripromessi di incontrarsi di nuovo. Un viatico, un auspicio, per la candidatura a sindaco della città che andrà al voto in primavera? Fratelli d’Italia, che ha dovuto fare un passo indietro sulla guida della Regione, non vuole cedere anche il capoluogo più importante. Ma Zaia lo ha detto: «Quello che vorrò fare (politicamente, ndr) lo so solo io e lo capirete piano piano.

Di sicuro i veneziani con 7mila preferenze mi hanno voluto dare un segnale. Come è sicuro che mi dedicherò di più e meglio al partito». Contro il vannaccismo, insieme ai governatori del Nord. Di nuovo, per ridare alla Lega il ruolo che merita nella maggioranza. Occhiuto e Zaia: Giorgia Meloni, attenta a questi due.

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