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Ucraina, redatto un nuovo piano in 19 punti: «Ora tocca a Mosca»

Pressing di Kiev e Bruxelles su Donald Trump per ottenere modifiche del piano, che Mosca giudica “non costruttive”

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«Il piano in 28 punti, così come tutti lo vedevano, non esiste più. Alcuni punti sono stati eliminati, altri sono stati modificati. Non un solo commento da parte ucraina è rimasto senza risposta», ad affermarlo è stato Oleksandr Bvez, consigliere di Andrij Yermak, l’onnipotente capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina.

Le negoziazioni tra le due delegazioni, tenutesi domenica a Ginevra, sono state intense e nient’affatto semplici, come affermato da Sergiy Kyslytsya, viceministro degli Esteri ucraino che vi ha preso parte. Un incontro che ha definito «intenso ma produttivo», il cui risultato è stato una nuova bozza che ha generato «ottimismo» in entrambe le parti.

Le questioni più controverse

A partire da quelle territoriali, sono state «messe tra parentesi», che tradotto significa che a decidere al riguardo saranno i due Presidenti, Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Il team ucraino ha infatti sostenuto di «non avere il mandato» per prendere decisioni sulla cessione di territori come suggerito nella bozza originale, che secondo la loro Costituzione richiederebbe un referendum nazionale. Così ridotto, sempre secondo quanto riportato da Kyslytsya, il nuovo piano di pace consterebbe ora di 19 punti.

«Della versione originale è rimasto ben poco», ha continuato il viceministro, «abbiamo sviluppato una solida base di convergenza e alcuni punti su cui possiamo scendere a compromessi». «Il resto richiederà decisioni da parte della leadership» ucraina. La sensazione, però, è che l’amministrazione Trump rimanga comunque in forte pressing sull’Ucraina, e che i punti “sospesi” verranno comunque riproposti dal Presidente Trump, che in questo modo si assumerebbe se non altro tutte le conseguenze politiche di una tale decisione.

La minaccia a Kiev

La minaccia in caso di “ostruzionismo ucraino” è la stessa: interruzione di tutti gli aiuti e della condivisione di intelligence. Uno dei punti tolti dal piano, secondo quanto riportato da Bloomberg, è quello relativo all’utilizzo di 100 miliardi di asset russi congelati per la ricostruzione dell’Ucraina, che prevedeva gli Usa come destinatari del 50% dei profitti derivati. Fra gli altri punti contestati da Kiev nel piano americano c’è invece il divieto costituzionale per l’Ucraina di aderire alla Nato, un limite nelle dimensioni dell’esercito, la cessione dell’intera regione di Donetsk alla Russia e il divieto di dispiegamento di soldati Nato nel Paese.

Quanto detto relativamente alla posizione americana sembra essere confermato dalla ricostruzione di Kyslytsya, che ha raccontato come «le prime ore sono state davvero… appese a un filo», «ci sono volute quasi due ore di colloqui tra Yermak e Rubio per abbassare la tensione e tornare in carreggiata». Sempre stando a Bloomberg, «i consiglieri per la sicurezza nazionale [dei Paesi occidentali, ndr] hanno compiuto progressi significativi domenica sera nel ridurre il piano iniziale a un elenco più ristretto di punti chiave per raggiungere il più rapidamente possibile un cessate il fuoco». Se così dovesse essere, la storia recente pare proprio non aver insegnato nulla.

La posizione russa

La Russia, come ripetuto da anni con assiduità, non accetterà nessun cessate il fuoco che consenta all’esercito ucraino di riorganizzarsi mentre vengono discussi le cosiddette «cause profonde» della guerra, ovvero i punti che sono stati tolti dal piano. La scelta non avrebbe senso logico per Vladimir Putin, visto il rinnovato vigore dell’offensiva russa al fronte, che ha ormai costretto le forze armate ucraine sulla difensiva da più di un anno.
Da Mosca, nella giornata di ieri il Presidente russo ha fornito per la prima volta dalla sua pubblicazione la sua visione relativamente al piano americano.

Lo ha fatto durante una telefonata con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, affermando che «queste proposte, nella versione che abbiamo esaminato, sono in linea con le discussioni del vertice russo-americano in Alaska e, in linea di principio, possono essere utilizzate come base per una soluzione pacifica definitiva». Una base, che, è il non detto, dovrà essere modificata per accomodarsi meglio alle richieste di Mosca, come precisato poi dal consigliere del Presidente russo Yuri Ushakov, il quale ha dichiarato all’agenzia Interfax che «il piano americano sarà soggetto a modifiche dalla Russia, dall’Ucraina e dall’Europa». Va precisato che Ushakov faceva riferimento al piano originale in 28 punti, non alla versione ridotta, che molto probabilmente troverà i russi ancor meno accomodanti.

La controproposta di Bruxelles

Per quanto concerne la controproposta europea, il consigliere del Presidente ha affermato invece di considerarlo «completamente non costruttiva e non adatta per la Russia». E proprio la controproposta ideata dagli europei è rimasta in realtà al centro di un giallo, perché sebbene pubblicizzata da alcuni media ha visto domenica uno stranito Marco Rubio chiedere ai giornalisti presenti di che cosa stessero parlando, visto che lui non aveva «sentito nulla riguardo a una controproposta europea».

Va però ricordato che, sebbene appaia quasi assodato che il piano iniziale in 28 punti abbia visto la partecipazione dell’inviato speciale del Presidente russo Kirill Dmitriev nella sua stesura, in questo momento Mosca non sta ancora prendendo attivamente parte ai negoziati, lasciando che siano gli Stati Uniti a vedersela con le rimostranze di ucraini ed europei.

Nel futuro prossimo, comunque, Ushakov ha dichiarato che la parte americana «ha segnalato la volontà di incontrarsi di persona e iniziare le discussioni sul piano». A condire il tutto, il Presidente americano ha pubblicato ieri un messaggio speranzoso:

«È davvero possibile che si stiano compiendo grandi progressi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina??? Non ci credere finché non lo vedrai, ma potrebbe davvero succedere qualcosa di buono. DIO BENEDICA L’AMERICA!».

Le tempistiche sembrano però essere ancora lunghe, limato il piano a 19 punti, si dovrà ora procedere a chiarire la posizione americana e quella euro-ucraina in merito ai contenuti davvero decisivi per la fine della guerra, ovvero ingresso nella Nato, status dei territori occupati, ritiro dalla regione di Donetsk e divieto di dispiegamento di truppe occidentali in Ucraina. Solo allora si parlerà ufficialmente con Mosca.

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