Federica Brignone torna in gara in gigante a Plan de Corones dopo 292 giorni di stop. Dolore, performance e rientro verso l’olimpia
Torna. Duecentonovantadue giorni dopo, che è lungo contarli, uno, due, tre e così via, e figurarsi viverli, Federica Brignone oggi sarà di nuovo in gara per un gigante «che è la specialità dove il dolore lo sento anche di più che non nelle specialità più veloci» e con «tanta di quella ferraglia nella gamba» (le parole sono sue).
Sarà a Plan de Corones, in bilingue attuale Kronplatz, una montagna che pare un panettone, una pista nera che si chiama Erta. Nel 2017, quando era ancora la figlia di Ninna Quario, che è stata una delle ragazze della “valanga rosa”, ci fece una delle sue 37 vittorie che adesso sono magna pars degli 85 podi che sono suoi in Coppa del Mondo, quelli che ormai fanno dire della Quario che è “la mamma della Brignone”, e Ninna nanna.
Il 3 aprile e la paura di non tornare
Ora ci torna dopo che, quando è successo quello che è successo, era il 3 aprile 2025 in Val di Fassa, con la gamba massacrata (tibia, perone, ginocchio e per saperne di più scandagliare i libri di anatomia particolaristica), aveva pure pensato «chissà se mai rimetterò gli sci ai piedi» o «i bastoni fuori dal cancelletto» (che, dice anche, «solo quando lo fai sei sicuro di partecipare una gara» e questo vale anche per le Olimpiadi. Per quello che vanno a incominciare sparpagliate fra Cortina e Milano, fra tedofori con la medaglia e fiaccolanti di complemento raccattati qua e là, perché su 10 mila e passa magari una smagliatura può sempre capitare e ci stanno pure l’Uomo Gatto o Cipollino, purché prima si sia provveduto a convocare la leggenda e la storia dello sport).
Conta la performance, non il risultato
Ci torna ma non fate il verso ai calciatori dell’aria (fritta), a risultatisti e giochisti: «Il risultato – dice la Brignone – non conta: conta la performance». Cioè come si sentirà venendo giù dalla montagna, come andrà con quel dolore che da allora non l’ha abbandonata neppure un giorno, ora più ora meno forte però mai assente. «Ma mi sono sempre regolata così, preferisco vivere e fallire piuttosto che non vivere per la paura di fallire», racconta: lo ha fatto sciando per tutti i 35 anni che ha, imparando dietro la casa della nonna in Val d’Aosta (è milanese di nascita) mentre la mamma faceva le Olimpiadi a Lillehammer.
carattere, paura e accettazione
Sempre stata festosa e coraggiosa, la ragazzina poi ragazza e adesso donna: tanto festosa che quando di là dal confine sparavano i fuochi d’artificio per il 14 luglio credeva che lo facessero per lei, che in quel giorno è nata nel 1990. Coraggiosa perché «se fai lo sciatore ed hai paura di farti male, allora hai sbagliato sport: perché con gli sci ti puoi far male, devi accettarlo e basta». Lo ha accettato anche per questi 292 giorni, nei quali il programma d’avvicinamento ai Giochi in casa non l’ha neppure mai fatto: andava avanti giorno per giorno, «al massimo pensavamo a una settimana però mai più in là». Ha messo gli sci ai piedi poco più d’un mese fa, «quelli da turista» ed ha cominciato scivolando; poi ha indossato di nuovo i suoi da gara «e i primi giorni è stato un disastro».
Verso Cortina, giorno per giorno
Sempre meglio un giorno dopo l’altro, e rieccola qui. Porterà la bandiera italiana all’apertura dei Giochi a Cortina (farà coppia con Mosaner, il marcantonio che fece scoprire agli sportivi il curling, lo sport della scopetta) mentre a Milano, in contemporanea, la coppia tricolore sarà Arianna Fontana-Federico Pellegrino, sempre con la “o” finale… Gareggerà? Questo sarà deciso prossimamente a partire da oggi quando proprio “gareggerà” per la prima volta da allora, senza pensare al risultato, ma solo per testarsi, che poi non sa se di qui ai Giochi farà ancora gare: è il giorno per giorno. Intanto andrà a Cortina, poi si vedrà.
La tensione al cancelletto, quella che c’è sempre, questa volta Federica pensa che sarà diversa, perché «non devo dimostrare più niente, questo è vero, ma…». Ma quel che deve e vuole dimostrare a se stessa è che c’è, di nuovo; e che anche se c’è con lei quel dolore quotidiano può, pur sentendolo, non sentirlo, «pure se finora non ho fatto né un dosso né un salto». Duecentonovantadue giorni dopo oggi alle 10.30 è la prima manche, alle 13.30 la seconda. È un gigante la prova, ma il gigante vero è lei, il maresciallo dei carabinieri Federica Brignone. Cortina olimpica è “appena” qualche montagna più in là…
















