Garcia Torres è la risposta madridista a Lamine Yamal: oltre il talento, può vantare rapporti di parentela con la mitica Rita Haywort
Una lontana parente, una specie di prozia (era cugina del nonno torero la cui storia nell’arena finì con una vittoriosa incornata di un toro Miura che lo convinse a dedicarsi soltanto alla medicina). E che lui non ha neanche potuto conoscere per questioni d’anagrafe, lei morì nel 1987, lui è nato nel 2004.
Dette brividi a tutto il mondo, semplicemente, si fa per dire, sfilandosi sullo schermo un lungo guanto nero. Arrotolandolo un centimetro per volta per tutto l’interminabile braccio destro.
Era “Gilda”.
È una delle scene più iconiche e sexy del cinema, da far apparire immagini da educandato (ma poi chi l’ha detto che all’educandato non…) il nudo di Hedy Lamar. Il primo (anni Trenta, film “Estasi”), il seno in bella vista di Clara Calamai (“La cena delle beffe”.
Chi non beve con me peste lo colga, come diceva Amedeo Nazzari con la o stretta), perfino Kim Basinger e quegli infiniti minuti di “Nove settimane e mezzo” o Sharon Stone e le sue gambe che si accavallavano in “Basic Instinct”.
Gonzalo in campo
Lui, il lontano pronipote, i brividi al pubblico li sparpaglia sui seggiolini d’ogni stadio o sui divani dagli abbonati a un network a pagamento, prima fila o più indietro.
Il ragazzo è Gonzalo Garcia Torres, calciatore. Abitualmente veste la “camiseta blanca” del Real Madrid ed alla sua età ed ai suoi gol sembra già un “galactico”. La star si chiamava Margherita Carmen Cansino, come era segnata all’anagrafe di New York dove nacque perché i genitori erano allora, nel 1918, in America: papà Ernesto era un ballerino di flamenco e in tournée negli States aveva conosciuto Volga, ballerina anche lei, Volga Hayworth.
Margherita ne prese, per l’arte cinematografica, il cognome che l’avrebbe fatta stella, come quella che c’è a suo nome al numero 1645 di Vine Street nella Hollywood Walk of Fame. Le appiccicarono l’etichetta di “atomica”, per la sua esplosiva sensualità, guanto o non guanto. E appiccicarono un disegno che la ritraeva sulla bomba all’idrogeno chiamata “Able” che gli americani fecero esplodere, a titolo sperimentale, sull’atollo di Bikini, nelle isole Marshall, nell’estate del 1946, l’anno di “Gilda”. Per misurare gli effetti in termini di devastazione radioattiva, come se non bastassero al Pentagono quelli che avevano registrato l’anno prima su Hiroshima e Nagasaki.
Il rugby prima passione
Ma non c’era solo la lontana Hollywood nella famiglia sivigliana dei Torres (i cognomi in Spagna s’inseguono e s’intersecano nel declinarsi di matrimoni e generazioni): c’era il rugby, uno sport interpretato in maniera originale, 3 contro 3, i cinque fratelli, Javier, David e Jorge Coco, i tre di mezzo, ma partecipavano anche Antonio il maggiore e Augusto il minore, e, per pareggiare il conto, gettavano nella mischia anche Miriam, l’unica sorella, che, cresciuta e maritata Garcia, sarebbe divenuta la mamma di Gonzalo. I tre di mezzo furono il pacchetto vincente della squadra di Monte Ciencias, che da Siviglia conquistò la Spagna, coppe e campionati, senza trascurare gli studi, anzi: caratteristica che è pure di Gonzalo che, oltre a doppiette di gol (a 19 anni salendo nelle varie categorie d’età del Real ne aveva già segnati 100 a 19 anni) ne ha realizzata una in titoli di studio, analisi di numeri, big data e scienze simili.
L’approdo nel mondo del calcio
Gli misero una palla ovale tra le mani al ragazzino Gonzalo, ma lui ne voleva una rotonda e la voleva tra i piedi. Lo misero all’ala sinistra, a volte, se serviva, lo misero al centro dell’attacco. «È maturo per la prima squadra» disse Raùl, la leggenda merengue che allena le giovanili dei blancos.
Lo disse ad Ancelotti e l’oggi cittì del Brasile lo convocò e lo fece giocare, 12 minuti contro il Cadice nel 2023. Tra i grandi il primo gol è arrivato solo quest’anno: lo spazio è assai stretto nell’attacco del Real, a chi togli il posto? A Vinicius, a Bellingham, a Rodrygo, a Mbappé?
Ce n’è così tanti che giusto uno come Ancelotti sa fare la gimkana tra quei coni mobili. Pure se ti dicono che somigli a Raùl, pure se hai segnato 155 volte da Infantil in su, fino alla Castilla, la Next Gen del Real. Ti ci vuole l’occasione.
La fabbrica dei sogni
Ed eccola: è in America, è questa specie di Hollywood del calcio che è il mondiale per club, che sa di fiction del pallone ma poi può proporre momenti fascinosi, nel loro genere, come la prozia ed il suo guanto nero.
Anche il gol, del resto, dicono gli psicologi, ha un che di sensuale, un primordiale richiamo alla penetrazione. La chiamavano“la fabbrica dei sogni” la Hollywood di una volta, e zia Rita realizzò i suoi. Divenne anche principessa sposando uno di quei nobilissimi playboy che facevano le cronache patinate della metà del secolo scorso, il ricchissimo Aly Khan.
Gonzalo non s’accontenta di meno, anzi vuole di più: vuole diventare il re del gol. È la risposta madridista alla sfida blaugrana degli arcirivali del Barcellona, a Lamine Yamal.
Per restare alle cose di famiglia, ha gettato il guanto della sfida. E l’altra sera conto il Betis il ventunenne che giocava al posto di Mbappè e per dare una mano al pencolante Xavi Alonso è uscito dalla lista dei trasferibili dove già lo avevano messo i soloni del mercato e di gol ne ha fatti tre: la tripletta perfetta, un colpo di testa, un destro al volo e un colpo di tacco. Non si è sfilato la maglia.


















