7 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

6 Gen, 2026

Chivu, Allegri e Conte: l’Epifania porta i tre “re magi” alla Serie A

Chivu, Allegri e Conte

Per il titolo è sfida tra la “straordinaria normalità” del tecnico nerazzurro, la filosofia del “cortomuso” del rossonero e il gioco ora entusiasmante dell’azzurro. Lontane Juventus, Roma, Bologna e Atalanta, penalizzate dai risultati troppo altalenanti


“Attenti a quei due” è un vecchio titolo per una vecchia serie televisiva di successo ante-network: adesso “attenti a questi tre”. Sulla ruota del campionato è uscita “‘a jatta”, la gatta, qual è il 3 nella Smorfia napoletana. E graffia la classifica mettendo tra i tre più su (Inter, Milan e Napoli nell’ordine) e le due più giù, le apparigliate Juventus e Roma, almeno quattro punti di distacco (il Napoli, per il Milan sono cinque e per l’Inter sei).

La prima dell’anno

E le tre in questione hanno pure una partita da recuperare, quella che non hanno giocato qui quando sono state “deportate” a cercar soldi laggiù nell’Arabia Saudita. Almeno è questa l’impressione appena lasciata dalla giornata in tre (ancora!) tempi offerta come prima dell’anno dalla Serie A e che già da oggi, perché il “giuoco” è continuo in questo calendario a spremitura coatta che già oggi manda in campo le inseguitrici appannate e il giorno dopo toccherà ai “Tre Magi”, Chivu, Allegri e Conte in ordine di graduatoria, con Max che è quello che è sceso in campo per primo venerdì e lo farà per ultimo giovedì.

Il calendario e gli arbitri

È un calendario a immediatezza elastica, quanto quella a durata variabile, il tempo che passa tra un fallo e un gol, che il primo sia una trattenuta e il secondo un colpetto di bicipite o qualcos’altro, il tutto lasciato alla libera interpretazione degli arbitri che sono più d’uno e non elidono ma sommano i propri errori: ormai è acclarato.

Il rigore di David

Quanto a questi, anche i giocatori ci mettono del loro, basti pensare al rigore assegnato alla Juve e trasformato da David non in un gol, come capita (o così “dovrebbe”) nella maggioranza dei casi ma in una farsa, che voleva mandare in scena un cucchiaio (ah, Totti!) e invece non era nemmeno un cucchiaino da caffè, forse appena una bustina di dolcificante.

Ha detto Spalletti, infastidito dalla domanda che si “riproponeva” più d’un peperone indigesto e manco fosse un Trump di Certaldo: «La prossima volta tiratelo voi». Ormai è confusione totale fra opinionisti che allenano dal microfono o dalla tastiera e allenatori che opinano dalla panchina, per non dire dei calciatori: è la comunicazione disintermediata, con tutti i suoi pochi pregi e i suoi molti difetti.

Ha anche detto che la prossima volta forse deciderà lui, perché qualche volta decidere gli «garba» (bel toscanismo da panni risciacquati in Arno). Comunque tra quelli ai quali era rivolto il «tiratelo voi» ce n’erano certamente alcuni che meglio di David l’avrebbero fatto; tra i bianconeri in campo sicuramente molti. Non se la sono sentita: capitò già e capiterà ancora.

“Quelli che il quarto posto”

Poi, per finirla con “quelli che il quarto posto” (spazio per il Como che Fabregas sta conducendo con il mantra “facciamo un gol in più” piuttosto che il rovescio “prendiamo un gol in meno”, che è l’anticamera della noia). C’è da dire del ritorno amaro che l’Atalanta ha riservato per Gasperini a Bergamo, che poi è il contrappasso di quello che la Roma di Gasp aveva rifilato a De Rossi: tanti striscioni e zero punti.

Riecco il Var

Qui la Dea ha meritato ma ha comandato il Var, convalidando un gol (Scalvini) dopo uno studio di tre minuti, e annullandone un altro (Scamacca). Gasperini ha parlato di «assurdo» nel primo caso, e ancora se ne discute e discuterà: fu fallo? Fu braccio? Tutti hanno visto tutto meno l’arbitro che, impallato, non ha visto niente.

E nemmeno il replay per quel curioso andazzo che non spedisce obbligatoriamente, l’arbitro a rivedere le immagini ad ogni check (così dovrebbe essere giacché poi è lui che teoricamente decide). Il dubbio resta mentre è indubbio che il gol tolto a Scamacca sia un tradimento del calcio come sport dinamico. Ma lo è ancora?

Tre filosofie a confronto

Torniamo in cima, però, ed a quei tre: a Chivu che perde la voce ma non la testa e l’aplomb che lo contraddistinguono. Parla, quando parla, pacato e sensato; dice cose piene dibuon senso e manda in campo squadre di senso ottimo, visto che i campioni li ha. Non “napoleoneggia” l’ex rumeno di Roma: è talmente normale da essere straordinario.

Tutt’altro dai due che gli stanno sui tacchetti, Conte e Allegri, che stanno portando avanti un disegno che un tempo si sarebbe detto fantascientifico: il Napoli in lotta per il bis era un’idea tifosa, ma sta diventando una possibilità, anzi una probabilità, perché Inter, Milan e Juve saranno pure più strutturati, avranno le barriere mobili per provare le punizioni, ma vuoi mettere “’o sole mio”?

E, quanto ai rossoneri, Allegri non farà piatti da gourmet per i palati fini, ma con quella sua idea del “corto muso” (che prima o poi diventerà “cortomuso” tutto attaccato, neologismo da Treccani) cucina con quel che ha in frigorifero e il pasto non sarà saporito ma sazia.

La Premier è lontana

Certo, non sono partite da Premier. Ma tempo al tempo: la Premier si sta italianizzando se non nel gioco nelle abitudini. Maresca s’è appena dimesso dal Chelsea, Amorim è stato appena dimesso dallo United, come colpevole d’aver criticato la società. Che è quella che ha ceduto prima McFratm e poi Hojlund al Napoli… Ma la critica, si sa, non vive un buon momento un po’ dovunque.

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