15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Gen, 2026

L’anno che verrà dello sport: Italia tra Mondiali, Olimpiadi e sfide

Il 2026 dello sport italiano tra Mondiali di calcio, Olimpiadi di Milano Cortina, tennis, Formula 1 e nuove sfide globali


L’anno che verrà. Ognuno ci sogni quello che vuole. Il riscatto, il tormento, la rinascita. L’importante è esserci. E crederci. Happy new year.

Il sogno mondiale dell’Italia di Gattuso

Anche (o soprattutto) alla nazionale di Gennaro Gattuso, ct non più per caso: il 2026 è l’anno del suo american dream, quello del Mondiale tra Usa, Canada e Messico. Un anno importante perché gli azzurri al mondiale non ci vanno da due edizioni (niente Russia 2018, né Qatar 2022) e lisciare la terza può portare a conseguenze inedite per tutto il movimento.

Ma siccome con il nuovo anno siamo tutti più speranzosi, anche gli azzurri sperano in un play-off illuminante: l’Italia affronterà prima l’Irlanda del Nord a Bergamo il 26 marzo e poi, in caso di passaggio del turno, la vincente del confronto Galles-Bosnia Erzegovina in trasferta. Consultare gli astri non serve, conta vincere. E se conta andare ai Mondiali, vale di più affrontarli al meglio. Mica facile: si passa da 32 a 48 squadre, allungando di 40 partite la competizione.

Milano-Cortina e l’Italia che si racconta

Il 2026, però, non è solo l’anno in cui l’Italia deve tornare a sentirsi parte del mondo. È anche l’anno in cui il mondo verrà in Italia. Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono molto più di un grande evento sportivo: sono una cartolina che il Paese spedisce a se stesso. Non più solo Cortina, non solo la neve iconica, ma una geografia diffusa che va da Milano a Bormio, da Livigno ad Anterselva.

Un’Olimpiade che promette sostenibilità, riuso, legacy, attenzione, e che mette gli atleti azzurri davanti a una responsabilità: vincere in casa, o almeno provarci, sapendo che ogni medaglia pesa un po’ di più. Ah, le medaglie le ha disegnate un messicano. Sono belle, lucide e opache.

Rappresentano questi tempi doppi. Lo sport è un modo di vivere e le Olimpiadi ne sono l’espressione massima. Dal fondo al biathlon, dallo sci alpino allo short track, sarà un inverno lungo e carico di aspettative. E forse anche di sorprese. Si fanno già le carte, i pronostici, le previsioni.

Nel mirino l’Italia ha messo le 20 medaglie di Lillehammer 1994. Sofia Goggia, Federica Brignone, Arianna Fontana: l’Italolimpica è molto al femminile. Lo specchio di un Paese che vuole cambiare, e che attraverso i suoi simboli dello sport ci sta riuscendo. Magari ancora solo in parte, ma noi speriamo sempre in futuro milgiore.

Sinner Alcaraz, il tennis non si nasconde più

Poi c’è il tennis, che nel 2026 non potrà più nascondersi. La rivalità che tutti aspettano è quella tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, due facce dello stesso futuro: potenza e controllo, istinto e metodo. Giovani, belli, forti. E famosi. A dire il vero, il duello tra questi due amici non è più un segreto da tempo. Non è detto che si incontrino sempre nelle finali Slam, ma è certo che ogni torneo sarà letto attraverso di loro e lo loro attitudine. Primo appuntamento di pregio: Australian Open (dal 12 gennaio sui vostri schermi).

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L’Italia sistema e l’attesa di Musetti

L’Italia del tennis arriva a questo duello con una consapevolezza rafforzata: non più outsider, ma ormai sistema. Anche in Davis, vinta per tre volte di fila, e ora alla ricerca di chissà cos’altro. Quando diventi sistema non puoi più fingere di sorprenderti. In tutto questo c’è un Lorenzo Musetti pronto a entrare in un’altra dimensione. Tutta nuova, fatta di maggiore consapevolezza: se la meriterebbe. L’obiettivo per il n.8 al mondo è uno: «Spero di poter raggiungere quel terzo gradino del podio».

Formula uno e l’Anno Zero della Ferrari

Nel frattempo, in Formula 1, il 2026 è l’anno zero. Nuove regole, nuove macchine, nuovo equilibrio. Per la Ferrari non è solo una stagione: è un bivio. Stupire non è più un vezzo, è una necessità industriale. E anche simbolica. La Rossa deve tornare a essere un’idea vincente prima ancora che un’auto da corsa, in un paddock sempre più globale e tecnologico, dove il talento si misura anche in kilowatt, algoritmi, ia. I bulloni non bastano più. Per Charles Leclerc è una specie di anno zero. Ma poi c’è da capire che cosa avverrà intorno alla Rossa più rossa che ci sia.

Pogacar e l’ambizione totale

Sulle strade del ciclismo, invece, il discorso è più semplice e crudele: Tadej Pogačar vuole tutto. Classiche, grandi giri, Mondiale. Il 2026 può essere l’anno in cui smette di scegliere e prova a dominare davvero ogni gara. Un’ambizione che affascina e spaventa pure un po’, perché obbliga tutti gli altri a ripensarsi.

Atletica e il senso del tempo

E poi l’atletica, che resta lo sport del mondo, quello che misura il tempo e lo spazio quando tutto il resto sembra sfuggire. Mondiali indoor, Europei all’aperto, record che resistono e altri che cadono. Nadia Battocletti è regina di ogni grande bellezza, ma ha fame di nuove sfide. E se per lei l’appuntamento clou è tra due anni (Los Angeles), il 2026 è comunque un momento per capire il percorso da intraprendere in vista del domani. A Budapest andrà per la prima volta in scena l’Ultimate Championship (11-13 settembre): una competizione extralusso, extrapartecipata, con campioni olimpici, mondiali, della Diamond League, più tutti quelli che avranno messo a segno la miglior prestazione durante la stagione. Montepremi da 10 milioni di dollari. Il più ricco di sempre.

Oltre lo sport

Non si perda il senso della misura, però. Il 2026, fuori dagli stadi, non sarà un anno leggero. Le guerre che non finiscono, un’economia che chiede sacrifici, un pianeta che presenta il conto. Anche per questo lo sport diventa un linguaggio necessario: non di evasione, ma di racconto condiviso in uno spazio comune.

Un luogo dove per qualche ora si può ancora credere che il merito conti, che il risultato arrivi se ti impegni e che futuro non è una parola ma un programma. L’anno che verrà. Inutile promettere gioia e gloria. Quelle cose è meglio andarsele a cercare. Chi scende in campo lo sa bene, è da loro che si può imparare.

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