11 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Apr, 2026

Cinturrino: “Dispiaciuto per la fine di Mansouri e per la mia”

Carmelo Cinturrino: “Dispiaciuto per la fine di Mansouri e per la mia”, le dichiarazioni spontanee durante l’incidente probatorio del poliziotto che ha ucciso il pusher di 28 anni nel bosco di Rogoredo


«Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io».

Ha risposto difendendo se stesso per 45 minuti, Carmelo Cinturrino, ribattendo alle decine di accuse di estorsioni e pestaggi che gli vengono mosse dai testimoni dell’incidente probatorio e da alcuni suoi colleghi del Commissariato Mecenate, indagati.

Nelle dichiarazioni spontanee rese nel secondo giorno di incidente probatorio, il 41enne accusato dell’omicidio volontario del pusher marocchino di 28 anni, Abderrahim Mansouri, avrebbe negato di aver mai fatto «uso gratuito» della «forza». O derubato soggetti gravitanti nel boschetto della droga di Rogoredo e nelle piazze di spaccio del quartiere Corvetto. «Ho sempre fatto i verbali di sequestro e le denunce per resistenza», ha detto, portando «medicine e vestiti» ad alcuni dei tossicodipendenti che ora lo accusano.

“Sono un poliziotto corretto”

La rappresentazione di sé come un servitore dello Stato, animato da passione per la divisa e convinto di aver sempre operato nel rispetto della legalità, è stato quindi il filo conduttore delle dichiarazioni spontanee rese da Cinturrino davanti al gip di Milano, Domenico Santoro.

Una narrazione messa in discussione dagli sviluppi dell’inchiesta e dalle testimonianze raccolte sull’omicidio di Mansouri, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo.

“Sono un poliziotto corretto”, ha detto anche l’assistente capo, detenuto nel carcere di San Vittore e difeso dagli avvocati Davide Giugno e Marco Bianucci, ricordando poi gli encomi ricevuti nel corso della carriera e ribadendo di non aver mai fatto ricorso a violenze né di essersi appropriato di droga o denaro durante le operazioni di servizio. “Per l’ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere”, hanno spiegato i suoi legali.

Il legale della famiglia Mansouri: poche parole per la vittima

Di tutt’altro avviso l’avvocato Marco Romagnoli, legale della famiglia Mansouri, che ha sottolineato come poche siano state le parole dedicate alla vittima, per la quale Cinturrino ha espresso rammarico senza soffermarsi sulle circostanze della morte.

Secondo Romagnoli, la maggiore emotività dell’indagato sarebbe apparsa incentrata su se stesso piuttosto che sul giovane ucciso: in particolare, è apparso visibilmente commosso nel raccontare la visita del padre in carcere. Si aspettava quindi “una disperazione che non è affatto emersa”, sottolineando come le dichiarazioni dell’indagato saranno oggetto di attenta valutazione nelle successive fasi del procedimento.

Gli altri testimoni: violenze e soprusi da Cinturrino

L’udienza ha dato ampio spazio alle testimonianze chiamate a cristallizzare quanto già riferito agli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. Dopo quelli di ieri 10 aprile, altri hanno reso dichiarazioni oggi, con la difesa di Cinturrino pronta a denunciarli per calunnia. Un 29enne senza fissa dimora ha riferito di un presunto episodio di violenza al Commissariato Mecenate, dove Cinturrino altri due agenti lo avrebbero malmenato prima di essere rimesso in libertà con una nuova denuncia per detenzione di droga.

Ha concluso la sua deposizione iniziata ieri, un 41enne marocchino che si trovava al telefono con la vittima alle 17.32 e 35 secondi, pochi istanti prima dello sparo.

In aula è poi entrato un 22enne, assolto nel 2025 da un’accusa di spaccio per incongruenze tra i verbali e le informative firmate da Cinturrino e le immagini delle telecamere di sorveglianza di un mini market di piazzale Corvetto, che mostrerebbero il poliziotto riporre del denaro nel proprio marsupio.

Ha chiuso la giornata l’esame di un 19enne pusher, chiamato a descrivere le dinamiche della piazza di spaccio di Rogoredo.

LEGGI: «Cinturrino sparò e disse “è una festa”»: i racconti shock dei testimoni in aula

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