3 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Apr, 2026

Il sesso, il ministro e il sangue del voto

Matteo Piantedosi

Dal caso Piantedosi al moralismo politico: quando la vita privata diventa arma e il voto trasforma tutto in scandalo


Una giovane giornalista, assediata dal gossip di Dagospia, rivela in un’intervista una relazione intima con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sposato e padre di due figlie, e il circo mediatico-politico le cuce addosso la camicia di forza del più becero sessismo. I giornali raccontano di consulenze e prebende pubbliche, citando la nomina a consulente – gratuita – della commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e il degrado nelle periferie. La trasmissione «La mezz’ora legale» – 180 euro lordi a puntata – affidatale dall’ex direttore di Raiuno, Francesco Pionati, avellinese come il ministro amante. O ancora una moderazione di quattro eventi presso la Scuola superiore di polizia, pagati – pensate un po’ – la cifra di 206 euro lordi, cioè poco più di 50 euro ciascuno.

Ma la mostrificazione non finisce qui: un “collega” ricorda che la ragazza ha denunciato in passato per stalking un calciatore, poi assolto, con cui aveva avuto una relazione, e si chiede: «Chissà se lo ha ricordato quando, nelle scorse settimane, si è fatta portavoce della campagna per il sì».

VIDEO Riformare la giustizia dopo il no al referendum: IL FORUM

Sessismo e macchina del fango

Il gioco al massacro del quaccherismo «repubblicano», o forse sarebbe meglio dire «repubblichino», riaffiora come un virus endemico, rimasto solo temporaneamente in sonno, a dimostrazione che l’antiberlusconismo militante resta una turbativa irreversibile del giornalismo italiano. E scatena il movimentismo moralista di Elly Schlein, che grida allo «scandalo» e di Avs, che chiede al Viminale di chiarire. Ma in assenza di ipotesi di reato, ricatti, pressioni di qualunque natura, che fin qui paiono del tutto assenti, che cosa dovrebbe chiarire il ministro-prefetto?

Privacy, morale e doppi standard

Che dietro il suo esibito rigore istituzionale, e a tratti securitario, batte un cuore eversivo? A Teheran e a Pechino sarebbe un peccato mortale, ma può esserlo a Roma? E di che cosa dovrebbe pentirsi questa ambiziosa ragazza? Di aver messo in gioco la femminilità, oltre la sua intelligenza, per realizzare la vita che desidera?

La politica e il confine della vita privata

A queste domande ho sentito rispondere che un politico a cui è demandata la responsabilità della sicurezza pubblica non può permettersi di avere un lato oscuro di privatezza, almeno fino a quando siede al Viminale. Possibile che a sinistra, dove origina ogni libertà individuale dei costumi, non si senta la puzza di marciume totalitario che sale dietro questa volgare speculazione? Come fa la segretaria del principale partito di opposizione di una democrazia liberale a denunciare lo scandalo, senza accorgersi di quanto scandalosa sia la sua denuncia?

Il ruolo delle istituzioni e la contraddizione politica

Prima in ragione del ruolo istituzionale che ricopre – i partiti sono istituzioni, anche se lo abbiamo dimenticato – e che imporrebbe una doverosa prudenza e un limite al livello di strumentalizzazione politica. E poi in ragione del suo essere donna. Può una donna libera ed emancipata gridare allo scandalo di una relazione extraconiugale? Perché tale è allo stato degli atti la vicenda.

Il rischio della polizia morale

Chiedere a Matteo Piantedosi di chiarire un adulterio equivale a chiedere ad Elly Schlein di spiegare la sua vita sessuale, né più né meno un atto di gratuita discriminazione e violenza. Ora, è vero che l’odore di elezioni fa sangue, ma davvero c’è ancora un fine che giustifichi questi mezzi? E ancora, da donna Elly Schlein può accettare che, in ragione della rivelazione di una storia privata, i membri del suo partito in Commissione di Vigilanza invochino una dettagliata relazione sulle collaborazioni di Claudia Conte con la Rai? Smascherando così la tentazione di ogni polizia morale: fare terra bruciata attorno all’amante. Di fronte a tanto scandalo, vien voglia di cantare «Bocca di rosa»…

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