Dallo stop a Sigonella alla presa di posizione su Netanyahu: così Meloni prova a ricucire con l’opinione pubblica dopo il referendum
Operazione “riconnessione sentimentale”. Con il Paese. È la chiave di lettura di alcune mosse del governo Meloni degli ultimi giorni. A cominciare dalla irrituale fuga di notizie per cui gli italiani hanno saputo ieri mattina che il governo aveva detto No a Washington e a Trump vietando l’uso della base aerea di Sigonella. E lo ha fatto usando l’argomento che tutti i cittadini, di ogni età e ideologia, capiscono al volo. Abbiamo vietato l’uso delle “nostre” basi a velivoli impegnati nella guerra in Iran.
Le parole del governo “non siamo in guerra” trovano finalmente fatti chiari e conseguenti? Rientra nella stessa operazione anche la dura e netta presa di posizione di Giorgia Meloni rispetto al niet del governo Netanyahu al cardinale Pizzaballa di celebrare la messa per la domenica delle Palme a Gerusalemme nel Santo Sepolcro. Fatto gravissimo che Meloni ha condannato parlando di «grave offesa non solo per i credenti ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Non era mai stata così dura, nemmeno quando le bombe e i droni uccidevano i civili a Gaza.
La fase complicata del governo
Sono due passaggi che vanno osservati con la necessaria prospettiva, ovvero quella di aver capito che il tema guerre, Trump, Netanyahu hanno infiammato il No al referendum.
Ora poiché non è possibile, e neppure saggio, rompere improvvisamente con Trump e Netanyahu, il governo Meloni 2.0, quello post batosta referendaria. ha deciso di prendere progressivamente le distanze da due leader finora intoccabili. In nome della riconnessione sentimentale perduta.
Ora, poi, magari, è tutto un caso, una coincidenza o, addirittura «un errore umano». Come ha ipotizzato ieri il ministro della Difesa Crosetto andato su tutte le furie per la fuga di notizie.
«Devono spiegare – osservava sornione ieri una fonte parlamentare con lunga esperienza di faccende militari – chi sapeva, chi ha deciso e, soprattutto, chi ha fatto uscire la notizia su Sigonella. Una cosa del genere la sanno in tre: comando aeronautica; gabinetto del ministro; Stato maggiore della Difesa. E guarda caso esce oggi, tre, quattro giorni dopo…».
Ce n’è abbastanza per far venire il ministro Crosetto a spiegare in Parlamento. Intanto si sa, nel corso della rutilante giornata, che anche Meloni sarà in aula il 9 aprile per «aggiornare sulle linee di indirizzo del governo». Era la richiesta delle opposizioni. Basterà per allontanare le voci di una crisi di governo?
Il dibattito in Aula
Merita, a questo punto, seguire le suggestioni e unire i puntini di una giornata passata in Parlamento, alla Camera. Ieri è stato il primo vero giorno di lavori parlamentari dopo lo shock referendario. Il terremoto delle “teste tagliate”, Delmastro, Bartolozzi e Santanchè in Fratelli d’Italia. E l’agitazione palpabile dentro Forza Italia dopo l’uscita di scena di Gasparri e la voglia di “aria nuova” che la famiglia Berlusconi chiede nel partito.
Era anche, ieri, il giorno dedicato a due fatti scomodi e impopolari per l’esecutivo Meloni. In aula si votava il decreto bollette, quello da cinque miliardi approvato prima della guerra in Iran e reso carta straccia dagli effetti del conflitto. In Commissione affari costituzionali nel tardo pomeriggio è iniziato l’iter della legge elettorale.
Caro energia e legge elettorale – prioritaria e urgente per il partito della premier – non sono certo due temi che scaldano i cuori dell’elettorato. Anzi. Ed ecco che – al netto della presunta casualità – ieri il racconto della giornata comincia in un modo imprevisto. Ovvero con lo scoop del Corriere della sera che poco dopo le 9 del mattino pubblica la notizia dello stop ai bombardieri Usa. Per la precisione, si viene a sapere che nella notte tra venerdì e sabato (tra il 27 e il 28 marzo) l’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella.
L’accaduto
È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto era appena accaduto. Portolano a sua volta era stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che «il piano di volo di alcuni asset aerei Usa prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente». Nessuno però – questa la ricostruzione – «ha chiesto alcuna autorizzazione né ha consultato i vertici militari italiani». Il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo.
E poiché dalle prime verifiche è emerso che non si trattava di voli normali o nel perimetro della cosiddetta logistica (così come regolata dagli accordi bilaterali Italia-Usa in ambito Nato) ma di bombardieri diretti in Iran, sono stati classificati come «non compresi nei Trattati» e respinti. Per l’atterraggio e non è chiaro se anche per il sorvolo. È stato il Capo di stato maggiore della Difesa generale Luciano Portolano, su mandato diretto del ministro, ad informare il Comando Usa della decisione presa.
La spiegazione di Meloni e Crosetto
Da quel momento, erano le dieci di ieri mattina, abbiamo assistito ad una serie di reazioni che così, a colpo d’occhio, assomigliano tanto a quelle del poliziotto buono (interpretato da Crosetto) e del poliziotto cattivo (special guest Giorgia Meloni). Le loro reazioni arrivano quasi in simulcast, in contemporanea, intorno alle 13 e 30. Crosetto molto arrabbiato per la fuga di notizie, sbotta sui social: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa ma tutto questo è falso, nulla è cambiato nei rapporti con gli Usa.
Il governo aderisce ai Trattati e al mandato Parlamentare». Negli stessi minuti, forse una manciata prima, esce Meloni: «L’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali, la linea dell’esecutivo è condivisa dal Parlamento senza alcune modifica». E, soprattutto: «Nessuna criticità o frizione con i partner internazionali, con gli Stati Uniti i rapporti sono solidi e improntati ad una piena e leale collaborazione».
Le reazioni della politica
Per tutto il giorno non si parla d’altro in Transatlantico e nei corridoi nei pressi dell’aula: il no a Trump. Le opposizioni si muovono circospette. Pd e 5 Stelle si chiedono: «Chi ci assicura che prima del 27 qualche bombardiere non abbia fatto rifornimento?». Fratoianni (Avs) vede una notizia buona e «subito dopo quella cattiva visto che Meloni assicura che con Trump va tutto bene».
Al netto di una orazione pubblica in pieno Transatlantico di Giovanni Donzelli in favore dell’amico Delmastro («non ha riciclato proprio nulla, chi lo scrive ne risponderà nelle sedi opportune»), degli sguardi furtivi del capogruppo di Fi Paolo Barelli («Se resto? E dove volete che vada?»), delle previsioni sulla legge elettorale («entro luglio va approvata e ci starà anche il Pd») e del tema che tutto questo unisce ovvero il voto anticipato «perché non si capisce – dicono fonti Pd – come questi possano andare avanti e fare la legge di bilancio», il tema del giorno è stato Sigonella. E il cambio di passo del governo, per quanto smentito da Meloni, rispetto agli alleati.
Il retroscena
Il deputato esperto di Difesa mette il dito sulla piaga: «Queste notizie escono solo se c’è la decisione politica di farle uscire perché servono». Le basi sono state negate anche con altri governi ma nessuno ha saputo nulla. E fa notare come, in realtà, quei caccia-bombardieri «possono essere riforniti in volo evitando atterraggi». Come che sia, il messaggio è stato utile: l’Italia ha detto no ai caccia Usa. Ed è ciò che più serve al governo Meloni. A meno che Trump non dica qualcosa che manda in frantumi la narrazione.




















