2 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Mar, 2026

Donazione del sangue, Italia autosufficiente. Ma sul plasma servono passi avanti

MILANO (ITALPRESS) – Il sangue è un tessuto vitale insostituibile, un vero e proprio sistema di collegamento indispensabile alla vita: trasporta ossigeno e nutrienti, elimina le sostanze di scarto, difende dalle infezioni e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio interno. È composto da una parte liquida, il plasma, e da una parte corpuscolata formata da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: i globuli rossi contengono l’emoglobina, la proteina che consente il trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti; i globuli bianchi sono le cellule del sistema immunitario che ci difendono dagli agenti esterni; le piastrine sono fondamentali nella coagulazione e permettono di arrestare le emorragie e cicatrizzare le ferite. Le trasfusioni di sangue sono indispensabili in molte situazioni cliniche, dagli interventi chirurgici complessi ai gravi traumi, fino a malattie croniche come alcune anemie.

“I temi fondamentali sono due, ovvero la donazione di sangue vera e propria e la donazione di plasma: per la prima siamo certamente autosufficienti, per la seconda e per i prodotti derivanti dal plasma no; essere autosufficienti però non significa poter dormire sonni tranquilli, perché è una situazione che bisogna mantenere tutti i giorni”, ha dichiarato Oscar Bianchi, presidente nazionale di Avis, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. In Italia, aggiunge, “esistono modelli diversi di donazione: in alcune regioni è prettamente di carattere associativo, nei quali l’azione viene effettuata dalle associazioni di volontariato; in altre, come la Lombardia, è presente un modello misto, in cui 2 donazioni su 3 vengono raccolte presso le aziende ospedaliere e la restante presso l’unità di raccolta associativa; infine ci sono regioni, come la Toscana, in cui la donazione è prettamente pubblica e viene fatta esclusivamente nelle aziende ospedaliere”.

Il ruolo di Avis, spiega Bianchi, è quello di facilitare “l’adesione alla donazione di sangue con i suoi 1.3 milioni di donatori su 1.6 complessivi a livello nazionale: non escludiamo nessuno, anzi vogliamo incentivare tutti quelli che vogliono donare a farlo; se il gruppo sanguigno non è 0 possiamo indirizzare anche alla donazione di plasma, che diventa più efficace per realizzare anche prodotti derivati. Mettersi a disposizione da una parte fa bene agli altri, dall’altra lo fa a se stessi, perché si è sotto controllo e in questo modo il donatore sa di essere in buona salute facendo un’azione civica di prevenzione. Dei donatori che abbiamo oggi circa il 30% ha tra 18 e 35 anni: oggi i giovani non se la sentono di condurre un’associazione di volontariato, ma se gli si chiede di venire a donare ogni tre mesi lo fanno. Guardando alla popolazione italiana, a donare è circa il 3-4%: alle persone potremmo chiedere di interrogarsi e capire se vogliono mettersi a disposizione o no”.

Un altro aspetto su cui si sofferma il presidente di Avis è quello delle tempistiche delle donazioni: quella del sangue, spiega, “è prevista ogni 90 giorni, mentre quella di plasma è consentita circa una volta al mese. Il suggerimento che diamo ai donatori è di fare una donazione di sangue intervallata da due donazioni di plasma: può essere questo il ritmo per un donatore efficace. In Italia l’indice medio delle donazioni è di due volte l’anno, una ogni sei mesi: nei momenti critici abbiamo messo a regime il fatto che la donazione avviene su prenotazione, il che ci consente di allargare o restringere le maglie a seconda delle necessità. Non possiamo permetterci di pensare che il cittadino venga a donare e il suo sangue non venga utilizzato: vogliamo gestire la donazione e far sì che non venga mai sprecata. Questo con il sangue è molto più difficile, perché una sacca quando viene raccolta rimane stoccata fino a 42 giorni; per quanto riguarda invece il plasma, una sacca rimane stoccata fino a 24 mesi. Essere donatori di sangue è una cosa molto semplice: bisogna avere più di 18 anni, saper parlare la lingua italiana, pesare più di 50 kg, avere uno stile di vita sano e regolare; il range è molto ampio, basta solo volerlo”.

L’ultimo tema su cui si concentra Bianchi riguarda l’urgenza di cambiare passo a livello nazionale sulla gestione dei prodotti plasmaderivati: “Il sistema italiano non è autosufficiente, nel senso che i farmaci prodotti dalla donazione di plasma non sono sufficienti per curare i malati presso gli ospedali, effettuare cure e trapianti. Con una carenza del 17% circa, l’obiettivo che ci siamo dati a livello nazionale è togliere la dipendenza dal mercato estero: il primo produttore al mondo è rappresentato dagli Stati Uniti, con tutte le difficoltà che si possono immaginare. Avis non è solo donazione di sangue ma uno stile di vita, un’attenzione agli altri e un prendersi cura delle persone che hanno bisogno: tutti i giorni in Italia 1.800 persone ricevono una sacca di sangue grazie a qualcuno che lo dona”.

– Foto tratta da Medicina Top –

(ITALPRESS).

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