8 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Feb, 2026

Stellantis, 22 miliardi per archiviare l’auto elettrica

Il titolo è crollato fino a sfiorare il -30% intraday e ha chiuso la seduta con un tonfo del 25,17%, precipitando in area 6,1 euro. Nel 2026 non saranno distribuiti dividendi


Alla fine il conto è arrivato. Salato, inevitabile, e forse liberatorio. Stellantis mette nero su bianco il prezzo della sua svolta strategica: 22,2 miliardi di euro per chiudere – o quantomeno ridimensionare – il capitolo dell’auto elettrica così come era stato immaginato. Un conto che la Borsa non perdona: il titolo crolla fino a sfiorare il -30% intraday e chiude la seduta con un tonfo del 25,17%, precipitando in area 6,1 euro.

Filosa: «Abbiamo sovrastimato il ritmo di elettrificazione»

È il prezzo del «profondo ma necessario riassetto» di cui parla senza giri di parole il ceo Antonio Filosa, che lega la maxi-svalutazione a una parola chiave: «libertà di scelta». Tradotto: meno dogmi, più mercato. «Un riassetto volto a riportare i clienti al centro di tutto ciò che facciamo e a sostenere una crescita redditizia», spiega il manager.
Il nodo è l’elettrico, o meglio la velocità con cui si è cercato di imporlo. «Abbiamo sovrastimato in modo significativo il ritmo di elettrificazione», ammette Filosa, riconoscendo che quella corsa «ci ha allontanato dalle reali esigenze, dai mezzi e dalle preferenze di molti consumatori». Un errore condiviso da altri costruttori, ma non in egual misura: «Anche i nostri concorrenti lo hanno fatto, ma noi abbiamo sovrastimato di più e per un periodo più lungo».

Dito puntato contro l’ex ad Tavares

La diagnosi è impietosa e il conto dettagliato. Il 75% degli oneri, pari a circa 16,5 miliardi, è direttamente riconducibile alla strategia elettrica: cancellazione di modelli e programmi «che ora non hanno prospettive di redditività», investimenti in piattaforme «che non raggiungeranno i volumi previsti», ridimensionamento della catena di fornitura e, in particolare, «la razionalizzazione della nostra capacità di produzione di batterie». Il restante 25% degli oneri affonda invece le radici in problemi operativi pregressi: «nell’esecuzione industriale» e «nella gestione della qualità», che Filosa attribuisce a criticità ereditate e che «vengono progressivamente affrontate dal nostro nuovo team».

Il riferimento al passato, e alla strategia dell’ex ceo Carlos Tavares, è appena velato. Che l’elettrico non fosse destinato a fagocitare l’intera produzione di Stellantis non è una novità. Dal suo insediamento ufficiale, nel giugno dello scorso anno, Filosa ha spinto con decisione ai tavoli istituzionali e industriali per rivedere lo stop ai motori endotermici fissato inizialmente al 2035. Una battaglia condotta insieme agli altri gruppi europei e fianco a fianco con i governi italiano e tedesco. Bruxelles ha ascoltato: obiettivo di riduzione delle emissioni al 90% confermato, ma via libera a una linea più morbida, aperta alla neutralità tecnologica.

L’inversione di rotta

Da qui la revisione della rotta. «Stiamo apportando i cambiamenti necessari per posizionare l’azienda in modo da favorirne una crescita redditizia», assicura il gruppo. E qualche segnale, secondo il management, già si intravede. Nel secondo semestre 2025 le consegne consolidate salgono a 2,8 milioni di unità, in aumento di 277 mila veicoli (+11%) su base annua, trainate da Nord America (+39%) ed Europa dell’Est (+13%). Nel trimestre chiuso al 31 dicembre 2025, le consegne stimate raggiungono 1,5 milioni di unità, con un incremento del 9%.

L’azienda guarda agli Usa: investirà 13 miliardi di dollari

Proprio gli Stati Uniti sono al centro della scommessa futura. Nel 2025 Stellantis ha annunciato il più grande investimento della sua storia americana: 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. «Gli Usa saranno i principali motori della crescita della nostra attività», conferma Filosa, che guarda avanti con fiducia: «Saremo redditizi come gruppo per tutto il 2026. Questo è esattamente ciò che faremo quest’anno».


Ma il mercato, per ora, non applaude. E a pesare è anche il fronte finanziario. In attesa della presentazione del nuovo piano strategico, fissata per il 21 maggio all’Investor Day 2026 di Auburn Hills, il CFO João Laranjo mette dei paletti chiari durante la call con gli investitori: nel 2026 non saranno distribuiti dividendi. «La decisione di non distribuire il dividendo è stata presa a causa delle perdite» legate alle maxi-svalutazioni da 22,2 miliardi, spiega. Il consiglio di amministrazione ha inoltre autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a 5 miliardi di euro, una mossa che rientra in una strategia più ampia di rafforzamento del bilancio.

Le aspettative per il 2026

«La società è al lavoro in modo proattivo per preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste», sottolinea Laranjo, mentre Stellantis lavora per «riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva». Nessuna diluizione all’orizzonte: «Non stiamo contemplando alcun aumento di capitale», assicura il CFO, pur ammettendo che «sono ancora in corso le trattative con i fornitori sui pagamenti relativi ai modelli di veicoli elettrici sospesi». I primi indicatori operativi mostrano miglioramenti su qualità e volumi e il portafoglio ordini resta solido in aree chiave, soprattutto in Nord America. «A fine 2025 abbiamo già visto i primi segnali di miglioramento, che sono di buon auspicio per il 2026», conclude Filosa.

Resta però uno scarto profondo tra il racconto del management e il giudizio del mercato. Il titolo affonda sotto i 6 euro per azione, riflettendo lo scetticismo degli investitori di fronte a perdite record, allo stop al dividendo e a una transizione strategica che promette benefici soprattutto nel medio periodo. Per Stellantis, ora, la vera partita è una sola: la credibilità dell’esecuzione.

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