12 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

11 Gen, 2026

Dai social all’IA, fine di un’illusione

Il nostro interlocutore non è più un altro essere umano ma un sistema di calcolo: il rapporto tra social e IA


Se una macchina ti risponde esattamente come preferiresti che la realtà si rivolgesse a te, perché dovresti cercarti altri interlocutori? È la domanda che oggi annuncia il capolinea dei social.
Ci toccherà perfino rimpiangere quel gorgo di frenetico e aggressivo ping-pong, con cui ci illudevamo di essere protagonisti nel mondo?
In realtà anche in questi anni, quando chiunque rimbombava con la sua opinione, permettendosi il lusso di sfogarsi delle mille frustrazioni quotidiane o di dirgliene quattro a quel noto personaggio abituato a parlare nel silenzio generale, eravamo semplici strumenti nelle mani di algoritmi editoriali che aizzavano i gladiatori nell’area per produrre quello che in termini di fisica quantistica si chiama entanglement, l’ingaggio relazionale.

Il primo social nasce 30 anni fa


Il primo social che viene classificato come il prototipo globale del genere è del 1997, circa 30 anni fa, e si chiamava SixDegrees.com. Già il nome ci parla di una vera archeologia sociologica. I sei gradi di separazione erano la distanza che si calcolava che dividesse ogni essere umano del pianeta da tutti gli altri. In realtà era un valore medio, ponderato sulla scala dei paesi più avanzati. In Africa o in Asia miliardi di persone erano irraggiungibili comunicativamente e a loro volta non potevano ambire a connettersi con una sfera che andasse al di là del proprio luogo di nascita.

Un pianeta collegato istantaneamente

In pochi anni quei sei gradi di separazione si sono azzerati, permettendo ai circa 5 miliardi degli abitanti dell’infosfera di percorrere quotidianamente scorciatoie che li portasse a collegarsi con gran parte del resto del pianeta, istantaneamente.
Rimane ancora leggendaria l’avventura di un messaggio di una mamma del Sarawi, il profondo deserto del Marocco, che cercava qualcuno che potesse operare le sue due gemelline nate siamesi. Un urlo raccolto dal Bambino Gesù di Roma, dove un talentuoso chirurgo infantile, il professor Alessandro Inserra, compì il miracolo.
I social, al di là del brusio nel salotto buono del mondo sazio, in realtà sono stati per larga parte innanzitutto questo: un citofono che faceva parlava gli ultimi con i primi.

Primavere arabe e sobillazioni pretestuose


In molti casi, ricordiamo le primavere arabe attorno al 2010/12, furono il megafono di una protesta sociale che si affilava e organizzava in rete. Ma anche l’incubatore di sobillazioni pretestuose e telecomandate che aprirono la strada alla cosiddetta guerra ibrida, in cui si combatte, come spiegava il capo di stato maggiore russo Valery Gerassimov, interferendo con il senso comune del paese avversario.
Da qui il profluvio di fake news che hanno avvelenato i pozzi. Ogni fonte di una notizia rilevante poteva essere manomessa e rilanciata attraverso le famigerate Bias, le bolle confermative in cui ci chiudevano le piattaforme per intensificare il traffico.
Infatti il vero fine di questo vociare a volte smodato altre volte provvidenziale, come abbiamo visto, non è il contrasto delle idee e delle notizie, ma l’accumulazione dei dati.

La moneta sonante dei social sono i dati

La moneta sonante che ha corso legale sul mercato dei social sono i dati; persino i famosi influencer, quegli artigiani della vendibilità sul web che impazzano ancora, costruendo nicchie di persuasi occulti, sono semplici altoparlanti delle rispettive piattaforme che accumulano e combinano dati.
Questo è il vero buco nero: siamo stati immersi per almeno 15 anni in un frullatore che ci ha sbatacchiato di qua e di là, con la scusa di farci parlare, e in realtà con l’obbiettivo di estrarre dalle nostre conversazioni le informazioni più intime e predittive per poi contattarci con la pertinenza e affinità di chi ci conosce da sempre.

L’IA parla con le nostre parole e pensa con i nostri pensieri


Non è certo un caso che dopo questa sbornia di chiacchiere siano arrivate le intelligenze artificiali. Parliamo di sistemi, cosiddetti generativi, che sulla base di vecchie equazioni, parlano con le nostre parole e pensano con i nostri pensieri. A cui aggiungono un obbiettivo, che gli viene dato dai rispettivi proprietari: orientare e condizionare, esattamente con questa affinità a noi, il nostro modo di vivere.
Siamo ora ad un nuovo tornante: il nostro interlocutore non è più un altro essere umano con cui ingaggiare un confronto o uno scontro, ma un sistema di calcolo che mediante una ruffiana compiacenza ci instilla assetti cognitivi e stili espressivi.
Ovunque, dai telefonini, alle app di messaggistica, ai motori di ricerca e agli stessi social, incappiamo in un nuovo pass par tout rappresentato da una tendina, uno spazio che ti invita a chiedere cosa ti serve.

Eruditi sempre e ovunque in pochi secondi


Così sul tram, in seggiovia, al bar, mentre siamo nel pieno delle nostre relazioni sociali, possiamo sfoggiare competenze, erudizione, documenti dettagliati.
Ognuno di noi si sente un essere aumentato. Riversiamo ancora queste cognizioni in rete, nella vetrina delle piattaforme, ma già stiamo preludendo a nuove esperienze.
Le prossime intelligenze artificiali, che dovranno sempre più essere indicate al plurale per le infinite versioni che ci offrono, ognuna diversa per addestramento e corredo etico, saranno calibrate più che sulle nostre esigenze epistemologiche, su cosa vogliamo sapere, sulla nostra dimensione emotiva. Potranno scannerizzare i nostri sentimenti, rendendo ogni sistema artificiale sempre più convergente e solidale.

Calcolati e calcolanti, lotta all’ultimo bit


A fronte di questa potenza dei calcolanti, avremo come calcolati l’opportunità di maneggiare direttamente questi nuovi apparati che tenderanno sempre più a decentrarsi, secondo quella regola dell’informatica che ci insegnava Adriano Olivetti: tutto quanto è grande diventa piccolo, tutto quanto è complesso diventa facile.
Ogni nostro pensiero, ogni memoria, ogni documento diventa materiale da re-impaginare per addestrare questi nuovi compagni di conoscenza.
Sarà una lotta all’ultimo bit.

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