L’Italia vota sì, ma la Lega contesta l’intesa. Francia, Polonia, Irlanda, Austria e Ungheria fermi sul no, mentre il Belgio si astiene
Il via libera all’accordo commerciale Ue-Mercosur alla fine è arrivato. E l’Italia è stata determinante per favorire l’apertura di un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di cittadini-consumatori. Ma il clima resta teso. La Francia ha votato contro, con Polonia, Irlanda, Austria e Ungheria (il Belgio si è astenuto), mentre erano in corso manifestazioni e blocchi contro l’intesa funestati dalla morte di un agricoltore colpito da malore.
Il Carroccio a fianco dei trattori in piazza a Milano
In Italia a non essere soddisfatti non sono stati solo gli agricoltori (a Milano ieri è stata una giornata di proteste, come a Parigi e in altre capitali europee). Si è infatti aperta una spaccatura all’interno della maggioranza. La Lega ha contestato l’intesa e il vice presidente del Senato, ex ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio è stato a fianco dei trattori in piazza a Milano. E ha addirittura parlato di scelta politica nel voler sacrificare l’agricoltura. Ha anche negato i miglioramenti del testo evidenziati dai ministri dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e degli Esteri, Antonio Tajani.
Il dato è comunque tratto. Ieri il sì espresso dagli ambasciatori (Coreper) è stato infatti confermato a maggioranza dagli Stati membri. Ora l’intesa deve passare l’ultimo esame al Parlamento europeo dove la strada non sarà in discesa.
Meloni: «Messo in sicurezza gli intessi di agricoltori e industria»
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che nel Consiglio del 18 dicembre aveva chiesto lo slittamento della decisione per venire incontro alle richieste del mondo agricolo, ieri ha dichiarato alla conferenza di fine anno,: «Abbiamo messo in sicurezza intessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta industriale. Mi pare che l’equilibrio sia sostenibile e spero che l’accordo possa portare solo vantaggi».
La premier ha aggiunto che non c’è stata «mai preclusione ideologica». E l’approvazione è arrivata grazie alle garanzie ottenute per gli agricoltori. Un plauso poi lo ha riservato alla solidarietà del sistema industriale.
La Farnesina ha sottolineato i risultati portati a casa dall’Italia, a partire dal rafforzamento delle clausole di salvaguardia per proteggere le filiere agroalimentari più sensibili.
«L’accordo di libero scambio tra i Paesi dell’Ue con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay -ha dichiarato il vice premier Tajani – rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese. Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export».
Cadono i dazi su prodotti e servizi che rappresentano il 90% dell’export
Cadono i dazi su prodotti e servizi che rappresentano il 90% dell’export nazionale. Quanto all’agroalimentare scatterà la protezione per circa 340 prodotti alimentari a marchio Ig tra cui 57 italiani.
Lollobrigida ha ribadito i risultati ottenuti grazie al pressing sulla Commissione. Oltre ai soldi (6,3 miliardi per eventuali criticità dovute agli andamenti di mercato) e alla riduzione dei costi dei fertilizzanti, una misura importante è l’abbassamento della soglia che fa scattare la salvaguardia dall’8 al 5% (nella proposta iniziale era 10%) che si affianca a una stretta sui controlli dei prodotti che entrano nel territorio della Ue.
Il livello di protezione e reciprocità, che secondo il ministero deve valere per gli scambi commerciali con tutti i Paesi, è dunque ritenuto adeguato anche se resta l’impegno a vigilare. «L’Italia in questi lunghi mesi di trattative ha fatto in modo che l’agricoltura e gli agricoltori tornassero al centro del dibattito sia in Italia che nell’Unione europea – ha detto Lollobrigida -. Oggi sono tornati ad essere riconosciuti come custodi del territorio e dell’ambiente, e garanti della nostra sovranità e sicurezza alimentare». Il ministro ha ricordato anche l’altro risultato e cioè l’annullamento del taglio ai fondi della Politica agricola comune (Pac) che consentirà all’Italia di incassare 10 miliardi in più nella nuova programmazione.
Le filiere agroalimentari si sono spaccate
Le filiere agroalimentari si sono comunque spaccate. Federalimentare ha parlato di accordo storico. Favorevole anche l’Unione italiana vini (Uiv) che vede l’apertura di nuovi sbocchi commerciali. Secondo il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, «per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani». Scontata la soddisfazione della Confindustria secondo cui l’Europa «ha compiuto una scelta strategica di grande lungimiranza, portando a compimento un negoziato durato 25 anni e dando vita a un mercato integrato di oltre 700 milioni di consumatori».
Gli agricoltori europei restano però sulle barricate. Il Copa-Cogeca, che riunisce agricoltori e cooperative della Ue, ha annunciato che le mobilitazioni proseguono perché, si spiega in una nota, «nonostante le ultime modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive, le organizzazioni agricole e cooperative agricole europee rimangano unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato e imperfetto nella sua essenza. Questa profonda convinzione non fa che rafforzare la nostra determinazione e la nostra mobilitazione». Non sono convinte le organizzazioni agricole italiane. Perplessità sono state espresse dalla Confagricoltura, mentre la Cia ha fatto sapere di restare in allerta perché «la qualità del Made in Italy non si baratta».
La Coldiretti ha riconosciuto «un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal governo italiano», ma ha comunque giudicato «insufficienti i requisiti di reciprocità. Il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte». E della numero uno della Commissione l’organizzazione agricola continua a «non fidarsi». Il punto essenziale resta «la reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole».
È la Commissione dunque che ora deve adottare «un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei». Per Coldiretti in ogni caso l’accordo così come è «finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei».


















