9 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

8 Gen, 2026

Se la sinistra italiana asseconda i dittatori

Maurizio Landini

La sinistra in piazza riscopre la sua vecchia “passione” per i dittatori, si chiamino Maduro, Hamas, Khamenei


La deriva ideologica intrapresa dalla sinistra italiana è plasticamente rappresentata dall’imbarazzato (e imbarazzante) balbettio di Maurizio Landini al corteo in difesa della sovranità nazionale venezuelana contro l’imperialismo amerikano (rigorosamente scritto con la k). Antico cavallo di battaglia della sinistra identitaria. Bentornati negli anni ’70, in questo «Back to the future IV», con cui si apre il nuovo anno.

L’episodio

La scena sarà nota ai più perché spopola sui social, in confronto ai quali i quotidiani giocano sempre più la parte della nottola di Minerva, che arriva sul far della sera. Bene così, a mente fredda l’analisi è meno emotiva. Durante il corteo, due attempati signori, che non si sa bene che legami abbiano con Caracas, spiegano il Paese a due giovani profughi venezuelani andati lì a capire cosa spingesse un gruppo di italiani ad organizzare quella che a loro appariva come una manifestazione pro-Maduro. Il tutto, in romanesco.

I toni degli anziani signori si alzano di fronte alla realtà di povertà e miseria raccontata per esperienza diretta dai due giovani, che hanno ancora parte della famiglia nel Paese. I due venezuelani (in realtà un venezuelano ed una venezuelana) vengono accusati, secondo un vocabolario propriamente fascistoide, di essere traditori della patria, codardi che scappano di fronte all’invasione del nemico.

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Si arriva a minacciare di alzare le mani (sempre l’anziano barcollante contro il giovane. Cosa che già la dice lunga sulla pateticità della scena). Infine, ai due vengono strappati i propri cartelli dalle mani e vengono spinti fuori dal corteo, invero assai piccolo rispetto alle oceaniche manifestazioni anti-israeliane (non pro-Palestina) che abbiamo visto in questi due anni.

Gli scheletri nell’armadio

Vabbè, è la solita storia: no jews, no news. Giunto al corteo, a Landini viene riferito l’episodio, la risposta è un misto fra repertorio pseudo-democratico trito e ritrito e arrampicata sugli specchi. « […] difendo il diritto di ciascuno a manifestare, ma voglio dire alle persone venute qui che noi stiamo manifestando anche per loro perché lottiamo per il diritto ad aspirare al potere anche dell’opposizione, ma con metodi democratici, vincendo le elezioni, non con la forza di un Paese straniero». Poi, la chiusa finale, con tanto di faccia corrucciata che lo caratterizza: «E se qualcuno venisse a farlo in Italia, lei – rivolto al giornalista – come reagirebbe?».

Che poi, è effettivamente ciò che è successo 80 anni fa, quando le bombe americane, invocate da un giovane dirigente della sinistra di nome Giorgio Napolitano mentre i leader erano in esilio a Mosca (traditori della patria?), ci salvarono dalla dittatura fascista. Ma, ovviamente, il paragone è del tutto improprio. Contesti incommensurabilmente diversi. Il ridicolo sta nel fatto che quella strada in Venezuela era interdetta proprio da Maduro, che, quando le perse, le elezioni, invertì il risultato con l’esercito.

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Sinistra senza strumenti analitici

Ovviamente, non si tratta di nascondere l’angoscia per quello che appare sempre più un ritorno ad un modello westfaliano di guerra di tutti contro tutti, ma di riflettere sullo stato della sinistra occidentale oggi, sempre più impotente rispetto ai tentativi egemonici delle ali più radicali. È vero che siamo in un tempo di polarizzazioni, è vero che in tutte le democrazie si vince con le retoriche incendiarie, con un elettorato che transita da un Trump a un Bernie Sanders senza soluzione di continuità, ma anche una sinistra che non si occupa più dei popoli, assecondando i dittatori che li opprimono, si chiamino Maduro, Hamas o Khamenei, qualche perplessità la suscita.

Una sinistra consapevole della propria storia non può dimenticare le Montagsdemonstrationen (manifestazioni del lunedì) di Lipsia nei mesi precedenti alla caduta del muro di Berlino all’insegna dello slogan «Noi siamo il popolo!». Ormai, non solo assoluta mancanza di strumenti analitici in nome di un’astratto ideale di giustizia universale, che sempre più appare maschera di antichi orientamenti ideologici, sembra attanagliare la sinistra, ma anche distacco dai popoli e vicinanza alle più oscurantiste forme di autoritarismo moderno. E si parla a nuora per dire a suocera, capito Elly Schlein?

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