Ammesse 48 squadre alla fase finale dall’11 giugno al 19 luglio, previste 104 partite in 16 città e tre Paesi
Chissà se tra vent’anni qualcuno farà poesia e musica come fece Antonello Venditti vent’anni dopo cantando che “era l’anno dei mondiali, quelli del sessantasei/ la Regina d’Inghilterra era Pelè”. Perché questo sarà l’anno dei mondiali “quelli del duemilaventisei”, anno che imporrà al futuro artista una metrica diversa.
Mondiali con il “6”: Maradona, Totti e gli altri
I mondiali con il “6” hanno sempre proposto qualcosa di sportivamente storico. Quelli ricordati da Venditti hanno, nella memoria, la Corea (del Nord), diventata un modo di dire per la sconfitta che quei Ridolini, così definiti dagli osservatori azzurri che erano andati a spiarli (ma avevano visto male…) inflissero ai ragazzi di Fabbri, e la vittoria, fin qui unica, dell’Inghilterra che inventò il calcio; quelli dell’86 la “mano de Diòs” e il “gol del siglo”, cioè, in una parola, Maradona che vendicò a modo suo “las Malvinas”, circa duecento isole e isolotti, territorio d’oltremare britannico, che ancora sono le Falkland anche 12.800 chilometri da Londra, mentre da Buenos Aires che ne rivendicava (e rivendica) la sovranità, “appena” 2.800; quelli del 2006 la testata di Zidane, non un colpo di testa ma proprio una testata, e il “siamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici” di Checco Zalone, che accompagnò il “buen camino” dei ragazzi di Lippi, Totti a un indimenticabile rigore e Cannavaro al pallone d’oro.
Pronostici, Spagna in pole
Quale sarà l’atleta o il risultato eponimo destinato a identificare questo quarto mondiale con finale “6” non è dato prevederlo. Si susseguono, però pronostici, dal giorno del sorteggio “trumpico”, che si tenne, con il presidente Infantino nel ruolo di Carlo Conti della situazione, al Kennedy Center di Washington, luogo nel quale il primo estratto sembrò proprio il presidente Trump, al quale venne consegnato un “Nobel tarocco” della pace, premio di fresca invenzione di Infantino, nonché il nome del sito che da allora vede il cognome Trump precedere nell’intitolazione quello di Kennedy, un accostamento che sa di ossimoro.
I pronostici su questo kolossal sempre più colossale (48 le squadre ammesse alla fase finale che durerà dall’11 giugno al 19 luglio con le sue 104 partite disputate in 16 città e tre nazioni, Toronto e Vancouver in Canada, Città del Messico, Guadalajara e Monterrey in Messico, Atlanta, Boston, Dallas, Filadelfia, Houston, Kansas City, Los Angeles, Miami, New York/ New Jersey, San Francisco e Seattle negli Stati Uniti) vedono favoriti dai bookmakers la Spagna a 5 contro 1, l’Inghilterra a 6, il Brasile a 7, l’Argentina a 8, il Portogallo a 11, la Germania a 12, l’Olanda a 20.
Italia, la tagliola dei playoff
Nella lista delle squadre giocabili (parola da usare come contrario dell’aggettivo ingiocabile promosso a neologismo dell’anno 2025 dalla Treccani e riferito a Sinner) c’è anche l’Italia. Lì c’è, navigante fra il 30 e il 40 contro 1, ma ancora non si sa se in effetti ci sarà, chiamata a superare la tagliola di marzo, i famigerati playoff, prima contro l’Irlanda del Nord e poi, a Dio ed a Gattuso piacendo, contro la vincente della sfida che aspetta Galles e Bosnia Erzegovina. Gli ultimi ostacoli non sono dei più difficili per gli azzurri che sembrano aver affrontato il percorso per il visto d’ingresso con maggiori difficoltà dei comuni mortali, quelli ai quali sarà chiesto conto delle volte che avranno postato sui loro social una parola meno che elogiativa in direzione Donald Trump. Dunque non solo cosa l’Italia ci potrà riservare da consegnare alla sua storia mondiale: il Messico la prima volta, 1970, ci lasciò la leggenda di Italia-Germania, la seconda, 1986, la fine dell’“Era Bearzot”, gli Stati Uniti, 1994, l’amaro dei rigori sbagliati nella finale contro il Brasile.
Cinquemila euro per la finale
Riserverà, invece, questo mondiale spese fuori budget a tutti quelli che riusciranno ad inserirsi nella corsa al biglietto. Dice il presidente Infantino che le richieste avute dal mondo intero sono già 150 milioni, contro i 7 di ticket disponibili, i cui prezzi ufficiali (ma il bagarinaggio è già in allerta) vanno da 178 dollari per una curva scomoda e lontana di una delle tante inutili partite dei primi incontri (su 48 squadre vanno avanti in 32) a oltre 5.000 per la finale del 19 luglio. Però se uno volesse vedere Trump…
Diritti, il match dell’orgoglio
Ci saranno risvolti di “colore”, con l’arrivo di calciatori di nazioni che nessun commentatore avrebbe mai pensato di dover commentare, con la prima volta delle Isole Comore, di Curaçao o delle isole Capo Verde. Ci saranno le solite grane politiche e una è già sul tappeto: il match tra Egitto e Qatar è in programma a Seattle proprio nel giorno del Gay Pride nella città che ne è leader ed è stata dichiarato “il match dell’orgoglio”. Con risentimento delle due nazioni e nazionali: l’omosessualità in Egitto e in Qatar è un reato e dunque non è che potranno essere “orgogliosi” di un reato.
Ma forse con Trump si può. E con Infantino pure.


















