4 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

3 Gen, 2026

Tamaro: «Io esclusa dalla cultura alta perché critica del comunismo»

La scrittrice triestina Susanna Tamaro fornisce un suo bilancio del 2025, definendolo un anno orribile, e torna sulle polemiche nate in seguito alla pubblicazione di Anima Mundi


«Credo che tutti abbiano già bruciato i calendari del 2025, è stato un anno orribile». È impietosa la valutazione dell’anno appena trascorso di Susanna Tamaro, scrittrice di successo, ultima esponente della cultura mitteleuropea, pronipote diItalo Svevo, insegnante di scuola elementare. Nel 2022 ha pubblicato un libro intitolato I pifferai magici, dedicato a coloro che, «come il flautista di Hamelin, negli ultimi anni hanno incantato il mondo costringendo un numero sempre più alto di persone a seguirli, abbandonando il mondo dell’etica, quel mondo che ha permesso fino a tempi recenti all’essere umano di mantenere la sua specificità».

Chi sono i pifferai magici del nostro tempo?

«Posso dire che sono sempre meno e sempre più potenti, sono coloro che portano l’umanità oltre i confini dell’etica. È uno slittamento iniziato negli anni ’70 con la disgregazione della famiglia e, conseguentemente, dell’etica, che nasceva nella famiglia. Ora abbiamo superato ogni limite, è stato ucciso il buon senso, che era la struttura di base dell’etica. E sono stati imposti modelli deteriori all’umano».

Il clima dell’opinione pubblica è sempre più animato da una polarizzazione selvaggia, su ogni argomento ci sente chiamati a schierarsi.

«Negli anni ’90 ho scritto un libro per bambini intitolato Il cerchio magico. È la storia di un orco che prende il potere tramite le televisioni: il suo motto era “un mondo pulito e obbediente, pancia piena e in testa niente”. È quello che si sta verificando, l’assenza del pensiero critico. Su ogni argomento esistono due correnti e tu, per avere un’identità, sei chiamato a schierarti da una parte o dall’altra. È una balcanizzazione del pensiero».

Cioè?

«È come con la guerra nei Balcani quando l’amico con cui andavi a prendere il caffè il giorno dopo diventa il nemico da ammazzare».

Quando è iniziata?

«Durante il covid sono stati imposti dei modelli combattivi di cui non c’era bisogno. In quegli anni si sono creati scontri e polarizzazioni. Io, pur essendo vaccinata, sono stata accusata di essere no-vax per il semplice fatto di aver scritto un libro di riflessione sulla pandemia. È il pensiero critico che viene interpretato come qualcosa da abbattere perché opposto al tuo. Ma questa è la morte della società civile».

È sicura che il clima da caccia alle streghe inizi con il covid? Diversi anni prima lei era stata accusata di simpatie destrorse per un libro in cui denunciava i crimini comunisti in Jugoslavia.

«Certo, il polarismo che tuttora devasta la società italiana esiste da sempre. È quello tra fascismo e antifascismo. Sono di Trieste, quindi quello con il comunismo era un rapporto quotidiano, non immaginavo che citare una realtà che conoscevo direttamente diventasse l’oggetto di una maledizione eterna. Essere definita fascista come è successo a me è qualcosa che ti elimina per sempre dal mondo della cultura ‘alta’».

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Che cosa non le è stato perdonato?

«L’indipendenza di pensiero e il fatto che sono una solitaria, sono sempre rimasta in posizione molto laterale rispetto al mondo culturale italiano. Poi appartengo a quella famiglia di intellettuali del centro Europa che sono gli ultimi rappresentanti del pensiero critico. Pensi a Canetti o ad altri grandi autori che venivano dall’impero austro-ungarico. Sono l’ultima cresciuta in quell’ambiente culturale, quindi è naturale che sia diversa dai miei coetanei cresciuti in Italia. Noi sapevamo cos’era il comunismo, avevamo amici che stavano in paesi comunisti, conoscevamo il sottile velo di terrore posato su ogni cosa in quei paesi».

Ma lei è di sinistra o di destra?

«Io sono cresciuta in una famiglia di sinistra, di tradizione anarchica. I miei bisnonni non erano nemmeno sposati, e stiamo parlando di fine ’800. Credevano nel libero amore e non battezzarono i figli perché erano anticlericali. Pur non avendo mai militato, io stessa mi sono sempre ritenuta una persona di sinistra, almeno fino a quando ho scritto Anima mundi. Poi, le critiche che ho ricevuto da sinistra mi hanno fanno ragionare molto. La cultura “ufficiale” mi ha di fatto regalato alla destra. Questo la dice tutta sul mondo di sinistra».

Come valuta il tentativo di costruire una nuova egemonia culturale da parte di questo governo?

«È un tentativo che viene condotto in maniera un po’ goffa. Non ho una grande conoscenza della cultura di destra. Nel Novecento ha avuto senz’altro dei rappresentanti importanti in Italia, anche se la dominante, nelle scuole e nelle università, è stata quella di sinistra, che ha costruito un enorme apparato che sopravvive ancora oggi e dentro il quale c’è anche molto cattolicesimo. In fondo, in ognuno di noi c’è ancora un buon samaritano che dorme, anche se nessuno sa più chi è il buon samaritano. La sinistra ha un sistema di egemonia culturale rodato da anni. È ovvio che su questo fronte la destra incontri delle difficoltà».

Dall’Iran arriva l’immagine di un giovane seduto sul cemento di fronte alle motociclette delle forze governative. È una nuova Tienanmen?

«Sicuramente quello iraniano è uno scenario in cui si gioca una partita decisiva nel riacquisto delle libertà individuali. Anche perché l’Iran ha una grande cultura antica, e quindi la possibilità di avere un pensiero critico e di opporsi ai regimi».

Il 2025 è stato un anno segnato dalle piazze anche in Italia.

«Ovviamente non c’entrano nulla con quelle iraniane. Essendo cresciuta negli anni ’70, negli anni del terrorismo politico, alcune delle piazze violente che abbiamo visto in Italia mi hanno molto inquietato, perché mi ricordano proprio quegli anni, che sembrano essere tornati di colpo, con tutto il fanatismo e gli slogan che li hanno segnati. Pensi ai casi recenti di coloro a cui è stato impedito di parlare nelle università: questo atteggiamento era la prerogativa di quei movimenti fanatici, basati spesso su una grande ignoranza. Torniamo al tema della polarizzazione: quando mi si chiede da che parte sto, dico che sto dalla parte dell’essere umano e del buon senso, che mi sembrano smarriti».

E cosa vuol dire essere dalla parte del buon senso?

«Vuol dire scegliere un’evoluzione positiva. Abbiamo distrutto tutto quello che evolutivamente costituisce l’umano, come l’infanzia e la famiglia. A questa distruzione non ha fatto da contraltare alcuna evoluzione antropologica; siamo ancora con la clava in mano, ma con un potenziale distruttivo enorme. Ci troviamo su un crinale spaventoso: gli animali hanno tanti strumenti per disinnescare l’aggressività dell’altro, ma al livello dell’uomo interviene l’elemento della follia, che non è disinnescabile».

Il tema della famiglia è stato al centro del dibattito pubblico nell’anno trascorso. Se ne è parlato molto, ad esempio, in relazione all’educazione affettiva nelle scuole.

«Follia. Da che mondo è mondo i bambini nascono, le persone fanno l’amore. Che cos’è, alla fine, l’educazione sessuale? Insegnare a usare il preservativo e la pillola. Bene. Ma quella che dovrebbe essere fatta è un’educazione dell’animo umano, alla mascolinità sana, non a una sessualità “tecnologicamente” perfetta. Se avessi figli, vorrei essere io a introdurli a questo mondo così delicato. L’educazione sessuale nasce nei paesi comunisti, in Ungheria, nel ’19, perché è chiaro che entrare nella parte più privata e intima di una persona significa metterle le briglie».

È una posizione molto conservatrice, la sua.

«Certo, conservatrice dell’umano. Io lotto per questo. Esiste una cosa che si chiama pudore e che protegge la nostra parte più intima e segreta, che è diversa per tutti e che non può essere ridotta a tecnica. La natura umana non ammette la standardizzazione. Quindi sì, penso che vada conservata l’integrità profonda dell’umano. Credo comunque che l’educazione affettiva e sentimentale, la grande assente, andrebbe fatta a scuola attraverso la grande letteratura».

Sempre a proposito di famiglia, ha seguito la vicenda di quella del bosco?

«È una vicenda gravissima. Si tratta di due genitori fricchettoni, come ce n’erano tanti nella mia generazione. Tanti miei amici hanno cresciuto i loro figli più o meno in quel modo. I volti di quei due genitori sono chiaramente luminosi, vogliono bene ai loro bambini. È stata disposta una perizia psichiatrica, che di solito viene fatta ai grandi criminali. I bambini dovranno rimanere ancora almeno 120 giorni in una casa famiglia, per ottenere dei risultati.

Conosco bene la realtà delle case famiglia, è un campo in cui ho molte esperienze: sono luoghi dove arrivano bambini che hanno storie di grande sofferenza alle spalle, spesso di violenza e da situazioni disastrate. I bambini della famiglia del bosco erano serenissimi e sono stati portati in un ambiente che, nella migliore delle ipotesi, è conflittuale. È stato impedito loro di vedere il papà, in nome di che cosa? Perché non avevano il gabinetto a casa? Bene, faglielo mettere. L’ingerenza dello Stato nell’educazione è un precedente pericolosissimo, sono cose da Stato comunista».

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Gli anni ’70 che prima evocava sono stati anni di grandi battaglie per i diritti civili, come l’aborto e il divorzio. Il femminismo è in buono stato di salute?

«Mi colpisce che le ragazze oggi siano tutte molto simili tra loro, perché sono state educate ad essere monotonamente attraenti e che il loro ruolo primario sia quello di essere competitivi oggetti sessuali. Questo è il fallimento del femminismo, unito alla diffusione dell’aborto casalingo. Un antiabortivo non può essere considerato alla stregua di un semplice anticoncezionale; se lo si intende così vuol dire che la donna, che potrebbe proteggersi con diversi metodi contraccettivi, è succube in realtà dei desideri del suo partner. Se resterà incinta per lui non ci saranno problemi, sarà sempre lei a pensarci. Questa è una voragine in cui è caduto il femminismo contemporaneo».

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