«Il mio impegno è fare il ponte al più presto possibile e al meglio possibile». Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina – la concessionaria, interamente pubblica, nata nel 1981 con l’obiettivo di progettare, realizzare e gestire il ponte e le infrastrutture collegate – chiude così l’intervento principale del dibattito promosso da L’Altravoce nell’ambito di Connessioni Mediterranee, il convegno di Reggio Calabria dedicato allo sviluppo del Mezzogiorno. «Dopo lo stop della Corte dei conti – avverte Ciucci – la decisione del governo di proseguire è stata confermata. Del resto, un collegamento stabile per consentire lo sviluppo e la crescita dei popoli è un sogno vivo fin dall’antichità: mai come oggi siamo vicini a realizzare questo sogno».
L’iter dell’opera
L’ad della Società Stretto di Messina ricostruisce il processo in corso: «Siamo partiti due anni fa dopo 10 anni di stop e di liquidazione della società. L’abbiamo rimessa in piedi cambiando la governance e aggiornando il progetto tecnico, quindi abbiamo individuato le risorse finanziarie e abbiamo aggiornato i contratti con i nuovi affidatari». Poi, però, è arrivata la delibera della Corte dei Conti che sembrava aver bloccato tutto. «No, la gara non si rifa, lo ha detto anche il ministro Matteo Salvini – assicura Ciucci – mentre noi stiamo lavorando con tutta la squadra per esaminare le motivazioni della Corte. Siamo rimasti sorpresi da questa delibera perché abbiamo profuso un grande impegno per realizzare le normative europee. Ora abbiamo bisogno di aggiungere nuove informazioni, ma confidiamo nel fatto di superare le osservazioni della Corte».
Il confronto a Reggio Calabria
Ma il progetto del Ponte sullo Stretto si colloca al centro di una riflessione più ampia. Il titolo del panel de L’Altravoce è, infatti, “Il Ponte e le reti europee: collegare territori e costruire futuro”. Collegare Sicilia e Calabria significa ridurre distanze, rafforzare gli scambi economici e culturali e offrire nuove opportunità a cittadini e imprese. Il ponte incarna insomma una visione strategica: costruire un futuro in cui questa parte del Mezzogiorno sia pienamente connessa all’Europa, grazie a infrastrutture moderne, efficienti e competitive.
Un’opera europea
Ercole Incalza, una vita da amministratore pubblico nel mondo dei trasporti e delle infrastrutture, chiede retoricamente: «Il ponte è un’opera locale o un’opera europea e internazionale?» La risposta è scontata e da questa risposta deriva anche l’altra probabilità che le resistenze – anche della Corte dei conti – saranno superate. «Quest’opera – spiega Incalza – vede in primo luogo il supporto della Commissione europea quindi l’Europa partecipa alla sua realizzazione. È poi cruciale sul piano della sicurezza, anche per la sua vicinanza alla base Nato di Sigonella: infatti, l’Alleanza atlantica è stata contatta da anni. Infine, collegando i porti di Gioia Tauro, Reggio Calabria e Messina, il ponte genererà un unico hub portuale».
I ritardi della politica
Dal canto suo, Enzo Siviero, ingegnere esperto di ponti e rettore dell’Università e-Campus, attacca i ritardi della politica: «Il presidente del consiglio Conte si era innamorato del tunnel che è infattibile e la commissione da lui istituita su ispirazione del ministro Paola De Micheli, arrivò a formulare un documento aberrante nel quale, pur di dire di no al ponte, si affermava senza fondamento che un ponte a tre campate presumibilmente costa meno di quello a campata unica». A dispetto di queste resistenze, il ponte è un sogno che si realizza: «Anch’io credo nella megalopoli di cui parla l’ad di Webuild Pietro Salini: oltre a Messina e Reggio Calabria ci sono anche Villa San Giovanni, Taormina e Milazzo. E in futuro il ponte potrebbe essere solo la parte centrale di un corridoio che collega la Tunisia con l’Albania, passando per Sicilia e Calabria».
Il futuro dei traghetti
Ma che fine farà, in questo nuovo scenario, l’attuale sistema di trasporto supportato dai traghetti? «Non ho nessun timore, la crescita dei traffici compenserà tutto», assicura Vincenzo Franza, ad di Caronte & Tourist. L’imprenditore messinese spiega: «Di fronte a un progetto così rilevante, il tornaconto di uno non conta e comunque c’è. La Sicilia è il centro fisico del mediterraneo, ma non è il centro logistico: nessuna via marittima si appoggia alla Sicilia, solo con il ponte ciò sarà possibile». Quindi conclude: «Da imprenditore dico che le opportunità di crescita ci sono. Basti pensare che Messina e Reggio Calabria diventerebbero un’unica metropoli collegata da una metropolitana e che il ponte stesso diventerà un’attrazione turistica. La crescita dei traffici, infine, compenserà tutto». Anche la società dei traghetti è porta a raccogliere questa opportunità.









