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Strage Minneapolis, l’assassina: “Voglio uccidere. Non si aspettano un attacco”

MINNEAPOLIS – Sono stati identificati i due bambini uccisi nella strage di mercoledì alla Annunciation Catholic Church, nel quartiere sud di Minneapolis: si tratta di Fletcher Alexander Merkel, 8 anni, e Harper Lillian Moyski, 10 anni. Lo ha reso noto l’ufficio del medico legale della contea di Hennepin. I piccoli partecipavano a una messa scolastica quando l’assalitrice ha aperto il fuoco dall’esterno della chiesa. Secondo le autorità, 18 persone sono rimaste ferite, di cui 15 bambini; sei sono già state dimesse dagli ospedali cittadini, mentre un minore resta ricoverato in condizioni critiche al Children’s Minnesota.

Emergono nuovi dettagli agghiaccianti sul profilo dell’assassina– poi suicida – Robin Westman, transessuale di 23 anni che avrebbe frequentato sia la scuola che il luogo di culto della strage. Sua madre è un ex dipendente della parrocchia. Non aveva precedenti penali né diagnosi psichiatriche ufficiali, condizioni che le hanno consentito di acquistare legalmente le tre armi usate nell’attacco: un fucile, una pistola e un fucile a pompa. Secondo gli inquirenti, Westman aveva pianificato l’attacco da mesi. Nei diari scritti in alfabeto cirillico e nei video caricati su YouTube poco prima della strage – rimossi dalla piattaforma ma acquisiti dalle autorità – la giovane rivela ossessioni, pensieri autodistruttivi e un culto per i massacri scolastici precedenti.

“Ogni scuola che ho frequentato, a un certo punto, ho immaginato di sparare. Anche in ogni lavoro”, scriveva. In un altro passaggio, la 23enne confessava la contraddizione della sua vita: “Ho una famiglia che mi ama e persone che vogliono vedermi felice. Eppure il fatto che io abbia una vita decente e il desiderio di uccidere non hanno mai trovato una spiegazione”.

Le pagine rivelano anche un disperato bisogno di essere fermata: “Trovatemi, vi sto implorando di aiutarmi, sto urlando aiuto”, si legge in maiuscolo in una delle ultime annotazioni. Nei quaderni, accanto a schizzi di armi e planimetrie della chiesa, compare anche una frase sibillina: “Questo non è un attacco contro la religione. Non è un messaggio. Il messaggio è che non c’è messaggio”.

Secondo la polizia, l’assassina aveva sopralluogato la chiesa fingendosi interessata a riconnettersi con la fede cattolica. “Annotava la posizione delle porte, calcolava come bloccarle dall’esterno e segnava dove sedevano insegnanti e bambini”, ha spiegato il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara.

In un video, Westman ammetteva anche di aver considerato a lungo la possibilità di fermarsi: “Non voglio farlo, mi odio. Ma non riesco a fermarmi, non posso tornare indietro”. Un pensiero che stride con le sue stesse parole di pochi mesi fa, quando annotava: “Ho rinunciato all’idea di un massacro perché non voglio distruggere la mia famiglia”. Nelle ultime settimane, invece, la determinazione era diventata definitiva: “I professori non si aspetteranno un attacco nella prima settimana di scuola”, scriveva. La polizia ha rinvenuto sul posto oltre 116 bossoli di fucile, tre cartucce da fucile a pompa e una pistola inceppata con un colpo in canna.

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