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Iran, nessun accordo sul nucleare: tornano le sanzioni

VIENNA – L’accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa) è giunto a un punto di rottura. Francia, Germania e Regno Unito hanno notificato oggi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’attivazione del meccanismo di snapback, che comporterà il ripristino delle sanzioni internazionali sospese dal 2015.

In una lettera inviata all’Onu, i tre Paesi europei hanno accusato l’Iran di “grave inadempienza” rispetto agli impegni presi con il Jcpoa. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha ribadito che “l’escalation nucleare dell’Iran non deve andare oltre”, precisando che la decisione non chiude le porte al negoziato: “Non è la fine della diplomazia, utilizzeremo i prossimi 30 giorni per dialogare con Teheran”. Dura la replica della Repubblica islamica. Il ministro Abbas Araghchi ha definito l’iniziativa “illegale e priva di fondamento” e ha avvertito che Teheran reagirà con “gravi ripercussioni”. Già in passato gli ayatollah avevano minacciato di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) in caso di reintroduzione delle sanzioni.

Secondo le intelligence occidentali, l’Iran disporrebbe di circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito, quantità sufficiente – una volta raggiunta la soglia tecnica del 90% – per la produzione di almeno un ordigno nucleare. Dopo l’attacco israeliano di giugno e i bombardamenti statunitensi sui siti di Fordo, Natanz e Isfahan, gli ispettori dell’Aiea erano stati espulsi e solo questa settimana hanno potuto rientrare, ma con accesso limitato.

Il nodo è ora legato alla scadenza del 18 ottobre, quando terminerà la risoluzione 2231 che disciplina il Jcpoa. Se entro quella data non sarà raggiunto un nuovo accordo, scatterà automaticamente la reintroduzione delle misure pre-2015: embargo sulle armi, divieto di arricchimento dell’uranio oltre l’uso civile, stop ai programmi missilistici e congelamento di asset iraniani all’estero. Sul piano politico, la decisione dell’E3 appare difficile da invertire. Russia e Cina hanno già criticato l’attivazione dello snapback, ma la procedura è costruita in modo da non poter essere bloccata da veti. Di fatto, salvo sviluppi inattesi, le sanzioni torneranno in vigore entro fine settembre.

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