La guerra nella Striscia di Gaza continua a produrre vittime e tensioni, mentre sul piano politico Israele vive nuove manovre interne e negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato una riunione alla Casa Bianca per presentare un «piano globale» sulla gestione del dopoguerra. Questo è il quadro che si delinea sul fronte mediorientale, mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite la voce di Ilana Gritzewsky, per 55 giorni nelle mani di Hamas dopo il 7 ottobre, ha riportato in primo piano la sorte degli ostaggi.
«Non sapevo cosa aspettarmi, interrogatori notturni, spostamenti in luoghi diversi, da una casa all’altra, o negli ospedali. Venivo costantemente usata come scudo umano. Passavo del tempo in gabbie dove era difficile respirare. Ho passato intere giornate affamata e senza cibo», ha raccontato. Gritzewsky ha poi aggiunto: «Sono qui non solo per me stessa, ma per ogni donna e uomo che non è tornato a casa, per ogni voce che è stata ignorata. Per gli ostaggi ancora a Gaza e per le loro famiglie, siate forti. Non perdete la speranza». Rivolta al compagno Matan Zangauker, ancora prigioniero, ha detto: «Tua madre, tua sorella, il nostro cane, Noni, e io. Ti stiamo aspettando, ti sto aspettando».
Sul fronte umanitario, le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo allarme. Joyce Msuya, vicecapo degli affari umanitari, ha dichiarato che «oltre mezzo milione di persone attualmente soffrono la fame, l’indigenza e la morte a Gaza. Entro la fine di settembre, questo numero potrebbe superare le 640mila. Praticamente nessuno a Gaza è immune dalla fame: si prevede che almeno 132.000 bambini sotto i 5 anni soffriranno di malnutrizione acuta da qui alla metà del 2026». Msuya ha poi aggiunto che «questa carestia non è il risultato della siccità o di qualche forma di disastro naturale. È una catastrofe creata, il risultato di un conflitto che ha causato ingenti morti, feriti, distruzione e sfollamenti forzati tra i civili. Questa carestia è anche il risultato di 22 mesi di distribuzione limitata e compromessa di forniture umanitarie e commerciali essenziali».
Carestia che fa molto comodo ad Hamas e alla sua propaganda. Motivo per cui Israele ha confermato la prosecuzione delle operazioni militari. L’ambasciatore Danny Danon, intervenendo all’Onu, ha dichiarato: «Stiamo ancora esaminando i dettagli dell’incidente all’ospedale Nasser e nei prossimi giorni avremo maggiori informazioni al riguardo. È stata una tragedia. Ci dispiace che in tempo di guerra si verifichino incidenti di questo tipo, ma il nostro obiettivo è combattere contro i terroristi, non i giornalisti». E i terroristi sono Hamas. Danon ha proseguito: «Hamas ha iniziato una campagna di terrore, ha usato lo stupro come tattica, la tortura come metodo, e i rapimenti come strategia. Stiamo pagando un prezzo alto per la nostra lotta contro questi mostri».
Sul terreno, media siriani hanno riferito di nuove incursioni israeliane nella zona Sudoccidentale di Qunaytra, al confine con il Golan e il premier Benyamin Netanyahu ha rilanciato l’allarme sull’Iran. Intervistato, ha affermato: «Israele non sta combattendo una guerra per sé ma anche per i Paesi occidentali. In questo momento l’Iran sta sviluppando missili balistici che possono arrivare in profondità nel cuore dell’Europa». Alla domanda se con Donald Trump presidente negli Stati Uniti ci sarebbe stato il 7 ottobre, Netanyahu ha risposto: «Probabilmente no». Ha aggiunto: «Se il tycoon fosse stato presidente, l’Iran sarebbe stato più cauto. È difficile dirlo con questi maniaci. L’Iran avrebbe controllato completamente il suo gregge? Forse».
Dal fronte operativo l’esercito israeliano ha ribadito: che «l’evacuazione di Gaza è inevitabile. Ogni famiglia che si trasferirà a Sud riceverà i più generosi aiuti umanitari, attualmente in fase di elaborazione». Ma il Papa, all’udienza generale, ha lanciato un nuovo appello: «Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, che si raggiunga un cessate il fuoco permanente e che si faciliti l’ingresso degli aiuti umanitari e che venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva e di spostamento forzato della popolazione».
Tutto mentre in Cisgiordania, la polizia israeliana ha annunciato il sequestro di circa 1,5 milioni di sicli (l’equivalente di oltre 450.000 dollari e di circa 388.000 euro, per dirla in termini più comprensibili), provenienti da finanziamenti al terrorismo. L’operazione è avvenuta a Ramallah, dove decine di palestinesi sono rimasti feriti.
Sul fronte politico, Naftali Bennett, vice primo ministro di Israele, ha incontrato Avigdor Lieberman, membro della Knesset e fondatore e leader del partito di destra radicale Israel Beytenu, per discutere «della continuazione della guerra a Gaza, dei negoziati per il rilascio degli ostaggi, della questione della coscrizione obbligatoria, dell’economia israeliana e anche delle varie modalità per sostituire il governo il prima possibile al fine di rimettere in sesto Israele». Lieberman ha poi scritto a Yair Lapid, leader dell’opposizione, per convocare una riunione con altri esponenti. Lapid ha reso noto di aver ricevuto telefonate dai mediatori nei negoziati. «Negli ultimi giorni ho parlato con i mediatori al più alto livello nei negoziati, e mi hanno detto “non capiamo cosa sia successo, Hamas ha accettato le condizioni poste da Netanyahu”. Mi hanno chiamato per chiedermi se so perché non risponde».
A tenere l’intera faccenda per le redini è l’attesa per l’incontro annunciato da Trump, come rileva il Times of Israel. Il suo inviato speciale Steve Witkoff ha dichiarato: «Pensiamo che lo risolveremo in un modo o nell’altro, sicuramente entro la fine di quest’anno». Secondo l’inviato, «Russia-Ucraina, Iran, Israele-Hamas: stiamo avendo incontri per tutta la settimana su tutti e tre questi conflitti». Trump, su Truth, aveva ribadito che «i prigionieri saranno liberati solo dopo la distruzione completa di Hamas».