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Meloni al Meeting: “Ue condannata a irrilevanza. Avanti con nostre riforme”

RIMINI – Auditorium gremito e folla assiepata anche nei padiglioni della Fiera, con maxischermi per chi non è riuscito a entrare: la giornata conclusiva del Meeting di Comunione e Liberazione ha visto protagonista la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accolta da un lungo applauso. Una partecipazione da “tutto esaurito” che conferma il peso politico della premier anche nei contesti della società civile e religiosa.

“L’Italia non è più la malata d’Europa ma un modello di stabilità e serietà di governo”, ha detto Meloni, ricordando che “anche la stampa internazionale ci considera un’anomalia positiva”. Ha rivendicato i progressi economici, sottolineando che i tassi d’interesse sul debito italiano “sono ormai allineati a quelli francesi” e che gli investitori vedono oggi il Paese “come una nazione sicura”.

Sul fronte internazionale, la premier ha affrontato i due principali dossier: la guerra in Ucraina e il conflitto a Gaza. A proposito di Kiev, ha osservato: “Finalmente, dopo tre anni e mezzo in cui la Russia non ha dato segnali di dialogo, si aprono spiragli per un percorso negoziale. Spiragli possibili grazie all’iniziativa del presidente degli Stati Uniti e all’eroica resistenza del popolo ucraino, sostenuta dall’Occidente e dall’Italia”.

Sul Medio Oriente, Meloni ha lanciato un messaggio bilanciato: “Hamas rilasci gli ostaggi, Israele fermi gli attacchi e i coloni in Cisgiordania, consenta l’accesso degli aiuti umanitari a Gaza”. Ha ribadito che “l’Italia non ha esitato a sostenere il diritto di Israele alla sicurezza dopo il massacro del 7 ottobre”, ma ha denunciato che “la reazione è andata oltre la proporzionalità, causando troppe vittime innocenti e colpendo persino comunità cristiane, da sempre fattore di equilibrio nella regione”. Una posizione che intende “tenere insieme sicurezza e giustizia, unica strada per una pace duratura”.

“Rivendichiamo il ruolo pragmatico e propositivo dell’Italia nello scacchiere internazionale e in seno all’Ue”, ha proseguito Meloni, lanciando un avvertimento sulla “irrilevanza geopolitica dell’Europa, incapace di reggere la sfida di competitività posta da Cina e Stati Uniti, come ha ricordato Mario Draghi”. Per la premier, la via d’uscita è “meno burocrazia, più politica e visione”, e la capacità di “fare meno, ma meglio”. L’obiettivo è un’Europa che non annulli le identità nazionali ma le valorizzi: “Il motto è ‘uniti nella diversità’: tutti dovremmo ispirarci davvero a questo”.

Ampio spazio è stato riservato al tema migratorio: “Ogni tentativo di impedirci di governare il fenomeno con serietà e determinazione sarà rispedito al mittente. Non c’è giudice, burocrate o politico che possa impedirci di garantire sicurezza ai cittadini, combattere gli schiavisti del terzo millennio e salvare vite umane”.

Meloni ha poi messo in guardia dai rischi dell’omologazione culturale: “Si vuole trasformarci in consumatori perfetti, individui senza identità e senza radici. Ma una società dove i desideri cambiano in continuazione produce persone che non amano più nulla e non trovano più nulla per cui valga la pena impegnarsi”.

La premier ha toccato i temi sociali, ribadendo la priorità per famiglie e natalità: “Con Matteo Salvini lavoreremo a un grande piano casa per le giovani coppie, perché senza casa è difficile costruire una famiglia”. Ha riaffermato la contrarietà all’assistenzialismo: “Per troppo tempo si è confuso il diritto al lavoro con il diritto a un reddito. I sussidi deresponsabilizzano e atrofizzano le persone. Noi vogliamo creare le condizioni per garantire occupazione, non dipendenza”.

Sul fronte istituzionale, ha confermato le riforme bandiera: “Andremo avanti con premierato e autonomia regionale. L’elezione diretta del capo del governo è la garanzia più solida di stabilità e governabilità, fattori che aumentano la competitività. Allo stesso modo, l’autonomia sarà uno stimolo e non uno svantaggio per i territori”.

Infine, ha ribadito il sostegno alle imprese e la priorità della riduzione strutturale del costo dell’energia, “un macigno sulla competitività italiana”. “Ricostruire con mattoni nuovi significa anche dire verità che ideologie irragionevoli hanno tentato di negare – ha concluso – come dire che la droga distrugge la vita, ma chi cade nella dipendenza può rialzarsi se trova aiuto. E realtà come San Patrignano, che visiterò oggi, dimostrano che un futuro di libertà è possibile”.

Le reazioni nazionali

Il discorso della presidente Meloni ha subito suscitato i commenti delle forze politiche e sociali. Alle celebrazioni di Fratelli d’Italia si contrappongono le critiche durissime del Pd, mentre l’Associazione nazionale magistrati (Anm) replica sui temi della giustizia e Confedilizia apre al confronto sul piano casa.

“Un esercizio di pura propaganda, una passerella di promesse vuote senza un briciolo di concretezza”, attacca Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, accusando la premier di ignorare il rischio recessione e gli effetti dei dazi Usa sull’export. “Il Paese chiede serietà e risposte, non discorsi autocelebrativi”, afferma. Sulla stessa linea Francesco Boccia, presidente dei senatori dem: “Le cosiddette riforme sono uno scambio di potere tra partiti della maggioranza: pieni poteri a FdI col premierato, autonomia alla Lega e riforma della giustizia a Forza Italia. La vergogna più grande è stata su Israele: Meloni complice silenziosa delle stragi a Gaza”. Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, punta invece sul nodo salari: “Meloni dimentica il pezzo della storia che riguarda la perdita di potere d’acquisto. Servirebbe un salario minimo legale, non toni trionfalistici”.

Sulle parole della premier in tema di giustizia è intervenuto Cesare Parodi, presidente dell’Anm: “Non vi è alcuna volontà della magistratura di svolgere attività di opposizione politica, né sulle politiche migratorie né su altri temi. I magistrati applicano le leggi approvate da governo e parlamento, nel rispetto dei ruoli”. Parodi richiama al dibattito democratico sulle riforme costituzionali, ma avverte: “Non si trasformi in un assurdo contrasto ideologico tra potere esecutivo e giudiziario, che non ha ragione di esistere”.

Favorevole la posizione di Confedilizia, che attraverso il presidente Giorgio Spaziani Testa “apprezza il riferimento della premier a un piano casa a prezzi calmierati” e indica le priorità: rafforzare le locazioni a canone concordato con cedolare secca al 10%, accelerare gli sfratti, rifinanziare i fondi per inquilini in difficoltà, rimettere in funzione l’edilizia economica e popolare. “Confermiamo la nostra disponibilità a collaborare – conclude Spaziani Testa – l’accesso alla casa è un tema essenziale sul piano economico e sociale”.

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